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Pregare con il silenzio

Il pianto di un bimbo e nessuna parola la preghiera del Papa ad Auschwitz


Marco Ansaldo – La Repubblica

 Poi davanti ai giovani a Cracovia: "Dov' è Dio? La crudeltà non è finita, ancora oggi si tortura" - 

Il silenzio, ci ha insegnato il grande musicista John Cage, può avere molte forme. Non è mai totale, integrale, assoluto. Non lo è stato nemmeno quello della visita del Papa ai campi di Auschwitz e Birkenau. Lungo, sì. Dalla consistenza quasi irreale. Ma rotto a un certo punto dall' umanissimo, straziante pianto di un bebè, portato chissà da chi, fra le centinaia di giornalisti, prelati, sopravvissuti, parenti, giusti delle Nazioni, che facevano da contorno al Pontefice. E quel pianto, unito all' emozione di Francesco, ha spezzato i cuori di molti ieri nella visita del Papa ai Lager dove furono trucidati un milione e mezzo di ebrei. Jorge Bergoglio ha voluto attraversare da solo, senza nessuno, la porta di ferro sotto la scritta " Arbeit macht frei" (Il lavoro rende liberi). Nel piazzale dove venivano impiccati i deportati, si è poi seduto su una panchina, e a occhi chiusi ha meditato e mormorato parole per lunghissimi minuti. Quindi si è portato nella cella dove era rinchiuso il francescano Massimiliano Kolbe, che 75 anni fa offrì la sua vita agli aguzzini per salvare un compagno di prigionia che aveva famiglia. Bergoglio è entrato al Blocco 11, nella prigione numero 18 del seminterrato, la cosiddetta "cella della fame" del religioso polacco, e in penombra si è inginocchiato restando davanti alla lapide commemorativa del frate beatificato da Paolo VI e fatto santo da Giovanni Paolo II. Tre chilometri dopo, a Birkenau, ancora silenzio e un breve applauso. E subito l' atmosfera è tornata sospesa. Il Papa passa davanti al monumento in 23 lingue dedicato a tutte le persone assassinate in questo luogo. Sull' ultima lapide depone una lampada. Un rabbino, in ebraico, e un sacerdote in polacco intonano il salmo 130, il "De profundis". I saluti sono anch' essi contenuti, commossi, agli 11 sopravvissuti, alcuni molto anziani e addirittura ultracentenari, e ai 25 giusti delle Nazioni. Come aveva annunciato a giugno nel viaggio in Armenia, Francesco voleva il silenzio come filo conduttore della sua visita nei Lager. La terza di un Papa in questo atroce complesso che mette i brividi solo a ripercorrerne le strade, a calpestarne i ciottoli, dopo quelle di Wojtyla nel 1979 e di Ratzinger nel 2006. Ad Auschwitz ci sono ancora dei poveri resti, esposti per ricordare: i capelli, e gli oggetti quotidiani dei deportati. A Birkenau i parallelepipedi delle baracche, le ciminiere, e quel che resta del crematorio fra spogliatoi, camera a gas, archivio. Sul libro d' oro Francesco scrive un pugno di parole semplici, quasi nude, prima di andarsene con la commozione nel cuore: «Signore, abbi pietà del tuo popolo. Signore, perdona tanta crudeltà». Nel pomeriggio visita l' ospedale pediatrico di Prokocim, il più grande nel sud della Polonia. «Vorrei poter stare - dice accarezzando uno dei piccoli un po' vicino a ogni bambino malato, accanto al suo letto, abbracciarvi a uno a uno, ascoltare anche solo un momento ciascuno di voi e insieme fare silenzio di fronte alle domande per le quali non ci sono risposte immediate. E pregare». La sera torna a Cracovia, nel grande parco Blonie dove si svolge la Via Crucis. Tante le performance artistiche: croci levate in cielo, cristi volteggianti in aria, disegni, declamazioni, musica. Il Papa segue tutto, leggendo assorto ogni pagina sul libretto. I ragazzi della Giornata mondiale della Gioventù, 800 mila ieri, lo guardano seduti sull' erba. «Dov' è Dio se nel mondo c' è il male - li scuote Francesco nel suo discorso -, se ci sono uomini affamati, assetati, senzatetto, profughi, rifugiati? Dov' è Dio, quando persone innocenti muoiono a causa della violenza, del terrorismo, delle guerre? Dov' è Dio, quando malattie spietate rompono legami di vita e di affetto? O quando i bambini vengono sfruttati, umiliati, e anch' essi soffrono a causa di gravi patologie? Dov' è Dio, di fronte all' inquietudine dei dubbiosi e degli afflitti nell' anima? Esistono domande per le quali non ci sono risposte umane. Possiamo solo guardare a Gesù, e domandare a lui. E la risposta di Gesù è questa: "Dio è in loro", Gesù è in loro, soffre in loro, profondamente identificato con ciascuno. Egli è così unito ad essi, quasi da formare "un solo corpo"». Aggiunge il Papa: «La Via della croce non è un' abitudine sado-masochistica, è l' unica che sconfigge il peccato, il male e la morte. Chi la percorre con generosità e con fede, dona speranza e futuro all' umanità ». È ormai buio quando Francesco entra nell' arcivescovado per riposare. Dal balcone rivolge un' ultima frase alla folla radunata fuori: «Io non vorrei amareggiarvi, ma devo dire la verità: la crudeltà non è finita ad Auschwitz. Perché oggi si tortura la gente, ci sono uomini e donne nelle carceri sovraffollate, vivono, ma come animali. Oggi c' è questa crudeltà».

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