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A 4 anni sola sul barcone "Aiutateci a ritrovare la mamma e il padre
Francesco Viviano Alessandra Ziniti – La Repubblica
Per tre giorni non ha aperto bocca. Testa bassa, un ostinato silenzio, neanche una lacrima. Poi ha deciso di fidarsi di quella signora bionda con la divisa della polizia che continuava a sorriderle, a parlarle piano, a offrirle bonbon, ha alzato gli occhi e ha sussurrato: «Je m'appelle Oumoh».
Capelli ebano intrecciati sulla testolina, grandi occhi neri, questa piccola ivoriana che, secondo i medici che l'hanno visitata, non ha più di 4 anni, è arrivata a Lampedusa sabato scorso, sbarcata da una motovedetta della Guardia costiera. La bimba era sola, senza la mamma o il papà, senza nessun altro familiare. Nessuno sa nulla di lei, nessuno l'ha "reclamata". Per fortuna sta bene: quel terribile mix di acqua salata e benzina che copre il fondo dei gommoni semisgonfi sui quali i trafficanti libici fanno salire centinaia di migranti, e che ha ustionato e persino ucciso tanti di loro, l'ha miracolosamente risparmiata. Qualcuno deve averla tenuta in braccio durante la traversata e certo su quell'imbarcazione non può essere salita da sola, a quattro anni.
«Una bambina incredibile: nei tre giorni in cui siamo state insieme non ha mai pianto», dice l'ispettore Maria Volpe, dell'ufficio minori della divisione anticrimine della questura di Agrigento. «Quando mi hanno chiamata dall'hotspot di Lampedusa e sono arrivata al centro, Oumoh era una piccola statua di sale. Non parlava con nessuno. Psicologi e assistenti sociali hanno cercato di aprire un canale di comunicazione con lei, una delle operatrici ha sempre dormito nel lettino con lei per non lasciarla sola,ma la bambina non rispondeva. Alternava momenti di rabbia e di tristezza. Con me si è subito creato un feeling. Dopo poche ore mi ha teso la mano e ha accettato di uscire con me, di andare al bar a comprare dei cioccolatini. E poi è stato come se ci conoscessimo da sempre, mi abbracciava forte, non voleva mai lasciarmi la mano. Diceva poche parole, in francese, i medici del centro l'hanno visitata e l'hanno trovata in buona salute. Ha quattro anni. Di sua madre, della sua famiglia non sappiamo assolutamente nulla, ma la nostra speranza è che siano vivi, magari fatti salire a bordo da un'altra nave nei momenti concitati dei soccorsi e separati dalla bambina. Succede, è successo altre volte. Proprio in questi giorni, siamo riusciti a ricongiungere un bambino di nove anni arrivato in Sicilia con i suoi genitori, che erano stati portati a Sassari. Speriamo che avvenga così anche per Oumoh, che i familiari partiti con lei siano vivi. Chi dovesse averne notizia può rivolgersi a noi».
Oumoh è stata salvata il 4 novembre, un giorno terribile nel Canale di Sicilia con 16 soccorsi in contemporanea, 2.250 migranti recuperati ma anche dieci vittime, tutte ancora senza nome. Prima issata a bordo della nave Dattilo, è finita poi nel piccolo drappello di donne e bambini trasferiti d'urgenza a Lampedusa con una motovedetta.
Ieri, quando, all'aeroporto di Palermo, ha dovuto di nuovo separarsi da un volto amico, i suoi occhi neri si sono riempiti di lacrime. «Quando siamo saliti sull'aereo a Lampedusa, la psicologa le ha detto: "Ora andrai con Maria in un posto bello", e lei ha annuito sorridendo. Al momento di lasciarla nelle mani degli operatori della Comunità alla quale il tribunale dei minori l'ha affidata mi si è stretto il cuore — racconta l'ispettore Volpe — . Faccio questo lavoro da tanti anni e ogni volta separarmi da loro, dai loro occhi imploranti è terribile. Ma mi dicono che Oumoh sta bene e ha detto anche i nomi di mamma e papà. Speriamo che siano vivi, speriamo di ritrovarli».