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Sulla rotta dei cigni

In parapendio dalla Russia all'Inghilterra per difendere la specie a rischio: "Sono protetti, ma c'è chi gli spara"

Per saperne di più:  www.flightoftheswans.org 

                                     www.wwtorg.uk

GIULIANO ALUFFI - La Repubblica

Sacha Dench ROMA. Professione: cigno umano. La biologa e ambientalista quarantunenne Sacha Dench ha volato per oltre 7.000 chilometri - e dieci settimane - su un traballante parapendio a motore dalla tundra artica della Russia fino al Gloucestershire inglese, attraversando le foreste della Lituania e i campi in Polonia e Germania, a una velocità media di 55 km orari e altezze comprese tra i 50 e i 200 metri dal suolo. L'avventurosa missione terminata nei giorni scorsi - che ha portato la Dench ad essere anche la prima donna a traversare la Manica su un velivolo di quel tipo - segue lo stesso itinerario che una specie animale, i cigni di Bewick, percorre nello stesso periodo dell'anno. E lo scopo dell'animalista volante è proprio quello di sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale sul calo nella popolazione mondiale di questi uccelli.

Sacha Dench, quali sono le minacce ai cigni che l'hanno spinta all'impresa?
"Soprattutto la caccia di frodo, ma anche la trasformazione delle zone umide in terre agricole e gli incontri fatali dei cigni con le linee elettriche. Negli ultimi trent'anni la popolazione dei cigni di Bewick è calata del 40%: oggi ne rimangono meno di 18.000. Siccome le cause sono diverse, e richiedono la collaborazione dei diversi Paesi attraversati dalla migrazione, ho pensato che solo un'azione a forte impatto mediatico potesse avere qualche effetto".

Come è nata l'operazione "Cigno umano"?
"Due anni fa, studiando come biologa la rotta dei cigni e il loro drammatico declino, ho pensato che la cosa migliore che si potesse fare per loro fosse sensibilizzare le comunità locali, in modo da ridurre le fucilate che decimano questa specie protetta, e capire insieme alle autorità energetiche e di protezione ambientale quali accorgimenti si possono prendere per evitarne la morìa sui cavi elettrici. A darmi retta è stato il Wildfowl and Wetlands Trust inglese, che ha supportato la missione".

Lungo il tragitto è stata seguita da un elicottero che l'ha rifornita di carburante nelle tappe a terra. Ci sono stati imprevisti?
"Mi sono slogata una rotula vicino a San Pietroburgo durante un decollo su terreno accidentato. Ho urlato per il dolore e mi sono gettata a terra, dove sono rimasta per un po' a lamentarmi. Come per magia è spuntata fuori da un bosco una coppia di gentilissimi contadini russi che mi ha donato dei mirtilli "ottimi per la salute". Il giorno successivo, dopo aver verificato in ospedale che l'osso fosse intatto, insieme a un nostro attivista ingegnere ho aggiunto delle ruote al paramotore in modo da poter decollare senza forzare sulle gambe".

Anche se per una buona causa, non ha rischiato un po' troppo?
"Essendo single e senza figli, non ho dovuto rendere conto a nessuno. E comunquesono sempre stata piuttosto spericolata: da sette anni volo con il parapendio e in Australia, da dove provengo, facevo immersioni in apnea fino a 63 metri"

Ci sono stati momenti in cui ha pensato: ma chi me l'ha fatto fare?
"Tanti. Soprattutto quando sono stata costretta a fermarmi per temperature di -25 gradi e tempeste di neve. Ma il momento più imbarazzante è stato proprio alla partenza della missione in Russia: mentre ero lì davanti alle telecamere e agli attivisti, mi sono resa conto che i 40-45 chili di attrezzatura che avevo con me erano veramente troppi per decollare in sicurezza. Però ormai era troppo tardi per ripensarci".

Gli incontri più interessanti con le popolazioni dei paesi attraversati?
"L'autonomia del paramotore era di circa tre ore di volo, così mi fermavo spesso. In Russia molti erano sorpresi nel vedere questa strana visitatrice arrivata dal cielo. Mi hanno fatto moltissime domande. Tra di loro c'erano molti ragazzini di 10-11 anni che le famiglie mandano a sparare ai cigni per procurarsi cibo. Non sapevano nulla del viaggio lunghissimo di questi animali e così glielo ho raccontato. Spero che ora guardino ai cigni con occhi diversi".

E gli incontri con i cigni veri e propri?
"Li ho visti più volte volare sopra di me tenendo sempre la tipica formazione a "V", a volte anche in gruppi misti con le oche selvatiche. Ma verso la fine del percorso, quando mi accingevo ad attraversare la Manica, sopra di me ne vedevo sempre di meno: parecchi di loro passeranno questo inverno in Olanda o nel Nordest dell'Inghilterra".

E i meno fortunati?
"Anche i cigni che scampano alle fucilate spesso finiscono per mangiare i pallini di piombo dei cacciatori trovati a terra e si intossicano. E una percentuale rimane vittima delle intemperie. Alla partenza avevamo legato dei segnalatori Gps a cinque cigni, per monitorarli. Uno di loro è morto in Estonia durante una tempesta".


 

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