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Si passerà ora in rassegna i vari titoli prodotti dalla banche e dal sistema finanziario . Se ne descriverà il loro utilizzo e funzionamento cosicché ognuno potrà arrivare a dare un giudizio sulla crisi economica in cui il mondo è coinvolto. Faremo una specie di dizionario della crisi per chiarire alcuni concetti non di comune accezione.
Subprime: indicano i mutui e i relativi certificati che gli istituti di credito erogano quando il debitore presenta un grado di solvibilità inferiori agli standard richiesti. Subprime è la consapevole discesa al di sotto del rischio comune. Le banche non sono diventate improvvisamente delle dame di san Vincenzo. Un tempo si assumevano il rischio di insolvenza e si garantivano con l’ipoteca. Il recupero dell’investimento avveniva in 15-20 anni. Ora lo trasferiscono con l’impacchettamento (titoli ABS) : creando titoli che hanno per contenuto una obbligazione, immettendoli a piene mani sul mercato. E chi ha dei risparmi acquista, su indicazione della banca, i suddetti titoli di cui sono riempiti i vari fondi, e non sa di comprare dei documenti che hanno scarsa garanzia reale (alla base non ci sta un bene reale o un operazione economica). Molte persone con lo scoppio della crisi hanno perso i loro risparmi, liquidazioni e quant’altro. Le banche buttandoli sul mercato in massa vedevano aumentare il loro valore del doppio in poco tempo e si ripagavano dell’investimento in pochi anni e traferivano il rischio agli ignari sottoscrittori di questa massa di titoli. C’è stata quindi la dissociazione tra l’operazione e il rischio connesso. In base a questa dissociazione le grandi banche hanno promesso per anni guadagni del 10-15-20% per anno; questo non è possibile se gli investimenti avvengono in attività produttive. Il gatto e la volpe hanno bisogno di un Pinocchio , tutti abbiamo sorriso dell’albero degli zecchini d’oro e molti continuano a ritenersi più furbi di Pinocchio.
Si può dire che dopo il crollo dell’URSS e del comunismo, il capitalismo era uscito come unico vincitore, questa era l’opinione comune che aveva convinto anche molti di noi. Questa versione ottimistica di una crescita di profitti per tutti era già stata intaccata da varie crisi avvenute in giro per il mondo, ma che sono state sottovalutate e messe nel dimenticatoio dopo la mole di avvenimenti che sono accaduti negli anni.
Chi si ricorda della crisi che sconvolse l’America Latina ( Messico, Argenti e altri paesi) negli anni ’90 (50 miliardi di dollari del tesoro USA per il Messico e 12 miliardi per l’Argentina da parte della banca mondiale)? Crisi della Corea del sud del 1998. Crisi finanziaria russa 1889-90. Negli USA a partire dal 1987 primo crollo di Wall Street (furono gli algoritmi automatici di vendita di Blaks Scholes). Nel 1990 fu la volta degli junk bonds (titoli spazzatura), la crisi delle casse di risparmio USA, le Saving and Loans del Texas, dove circa 130 banche furono dichiarate insolventi. Nel 1997-98 furono coinvolti i paesi dell’estremo oriente (Thailandia, Malesia e Indonesia svalutarono le loro monete intorno al 20%). Contemporaneamente nel 1997 ci fu il fallimento in USA del LTCM (Long Terminal Capital Management), L’hedge fund sponsorizzato dai due nobel Scholes e Merton. L’Argentina fu colpita di nuovo nel 2002.
A parte il caso italiano dove il debito pubblico ha origini più vecchie, con la crisi del 2008 i debiti del sistema finanziario e delle banche sono stati trasferiti sui bilanci degli stati e quindi sulle spalle dei cittadini che già come persone, in gran parte, sono stati colpiti dal crollo dei titoli che possedevano. E’ evidente che il debito è una cosa positiva se è utilizzato per produrre beni e servizi. Lo è meno se è stato investito per consumi improduttivi. E’ addirittura negativo se è impiegato per la speculazione.
