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Ancora sulla situazione economica e sociale.Parte 2^

Si passerà ora in rassegna i vari titoli prodotti dalla banche e dal sistema finanziario . Se ne descriverà il loro utilizzo e funzionamento cosicché ognuno potrà arrivare a dare un giudizio sulla crisi economica in cui il mondo è coinvolto. Faremo una specie di dizionario della crisi per chiarire alcuni concetti non di comune accezione.

  1. Leva finanziaria indica il rapporto tra il capitale disponibile e la facoltà di indebitamento della quale il fondo o istituto bancario può avvalersi nell’erogare il credito. Questa leva fu fissata nel rapporto di 1 a 8 (dopo la grande crisi del 1929) ma progressivamente, a partire dagli anni 80 in poi venne meno. Così avvenne anche per tutti i controlli della pubblica autorità per le attività delle banche e le organizzazioni del mondo finanziario. Ci fu la possibilità quindi di elargire il credito nelle varie forme e la creazione di nuovi titoli al di fuori del controllo statale e ricorrere alla contrattazione privata (abolizione in USA nel 1990 della legge Glass Stegall emanata dopo il ’29, a cui a ruota si adeguarono gli stati dell’Europa). Vedi cap. VI° del libro di Luciano Gallino “Con i soldi degli altri”. Si arrivò al punto che alcune leggi in Europa furono la trascrizione di quanto creato da agenzie finanziarie private. Quando scoppiò la crisi gli stati intervennero per salvare le banche e le agenzie finanziarie a partire dal 2008 fino ad oggi trasferendo così i debiti dalle banche al bilancio statale cioè sulle spalle dei cittadini: il risultato di tutto questo può essere riassunto da alcune cifre: Pil mondiale 2011 è 62mila 911 miliardi di dollari (la ricchezza prodotta da tutte le economie del mondo). Solo i derivati sono saliti a 707. 569 mila miliardi di euro Dopo l'inizio della crisi sono 18 trilioni di dollari quelli stanziati dai governi per salvare gli enti finanziari (un trilione = 1000 miliardi) e pochi miliardi di dollari per l’occupazione. Sorge spontanea una domanda: chi crea inflazione se l’insieme dei titoli finanziari ( subprime, ABS o impacchettamenti, CDS, Derivati, Private Equity, futures ecc.) sono circa 20 volte tutti i beni reali prodotti dalle varie economie? C’è chi si è preso la briga di calcolare quante volte le agenzie di Rating (quelle che valutano l’affidabilità degli enti debitori, compresi gli stati, con le varie A) hanno visto realizzarsi con successo le loro previsioni nella realtà: il 49%. Se uno avesse fatto le previsioni giocando a testa o croce avrebbe avuto più probabilità di successo. Il FMI (fondo monetario internazionale) non è da meno, quando si era manifestata la crisi della Northern Rock, banca inglese, e una delle più grandi banche USA, Bear Streams il World economic outlook, cioè il principale documento di previsioni economiche del FMI, non coglieva la gravità della situazione e le stime di crescita del PIL USA erano ottimiste. Nel 2008, a primavera, si rivedeva al ribasso quanto previsto a gennaio; poi a novembre quanto previsto a primavera. A gennaio del 2009 lo stesso FMI, a crisi conclamata di cui si erano accorti anche i bambini, prevedeva un’ulteriore riduzione. A conti fatti l’errore era di 2,2 punti di percentuale cioè di 3000 miliardi di dollari rispetto al PIL iniziale e circa 1.000 dollari per ogni cittadino americano. Come si è potuto verificare un errore così evidente? C’è chi afferma che gli economisti, per convenienza o timidezza, ci avrebbero negato la verità, e avrebbero riempito il mondo di bugie. Ben sei delle maggiori istituzioni finanziarie degli USA, prima della crisi, negavano che la bolla immobiliare potesse scoppiare e non ipotizzavano le possibili conseguenze. Venne allora fuori la definizione “Un economista è un esperto che verrà a sapere domani ciò che ha previsto ieri e non si è verificato oggi”

 

Subprime: indicano i mutui e i relativi certificati che gli istituti di credito erogano quando il debitore presenta un grado di solvibilità inferiori agli standard richiesti. Subprime è la consapevole discesa al di sotto del rischio comune. Le banche non sono diventate improvvisamente delle dame di san Vincenzo. Un tempo si assumevano il rischio di insolvenza e si garantivano con l’ipoteca. Il recupero dell’investimento avveniva in 15-20 anni. Ora lo trasferiscono con l’impacchettamento (titoli ABS) : creando titoli che hanno per contenuto una obbligazione, immettendoli a piene mani sul mercato. E chi ha dei risparmi acquista, su indicazione della banca, i suddetti titoli di cui sono riempiti i vari fondi, e non sa di comprare dei documenti che hanno scarsa garanzia reale (alla base non ci sta un bene reale o un operazione economica). Molte persone con lo scoppio della crisi hanno perso i loro risparmi, liquidazioni e quant’altro. Le banche buttandoli sul mercato in massa vedevano aumentare il loro valore del doppio in poco tempo e si ripagavano dell’investimento in pochi anni e traferivano il rischio agli ignari sottoscrittori di questa massa di titoli. C’è stata quindi la dissociazione tra l’operazione e il rischio connesso. In base a questa dissociazione le grandi banche hanno promesso per anni guadagni del 10-15-20% per anno; questo non è possibile se gli investimenti avvengono in attività produttive. Il gatto e la volpe hanno bisogno di un Pinocchio , tutti abbiamo sorriso dell’albero degli zecchini d’oro e molti continuano a ritenersi più furbi di Pinocchio.

Si può dire che dopo il crollo dell’URSS e del comunismo, il capitalismo era uscito come unico vincitore, questa era l’opinione comune che aveva convinto anche molti di noi. Questa versione ottimistica di una crescita di profitti per tutti era già stata intaccata da varie crisi avvenute in giro per il mondo, ma che sono state sottovalutate e messe nel dimenticatoio dopo la mole di avvenimenti che sono accaduti negli anni.

Chi si ricorda della crisi che sconvolse l’America Latina ( Messico, Argenti e altri paesi) negli anni ’90 (50 miliardi di dollari del tesoro USA per il Messico e 12 miliardi per l’Argentina da parte della banca mondiale)? Crisi della Corea del sud del 1998. Crisi finanziaria russa 1889-90. Negli USA a partire dal 1987 primo crollo di Wall Street (furono gli algoritmi automatici di vendita di Blaks Scholes). Nel 1990 fu la volta degli junk bonds (titoli spazzatura), la crisi delle casse di risparmio USA, le Saving and Loans del Texas, dove circa 130 banche furono dichiarate insolventi. Nel 1997-98 furono coinvolti i paesi dell’estremo oriente (Thailandia, Malesia e Indonesia svalutarono le loro monete intorno al 20%). Contemporaneamente nel 1997 ci fu il fallimento in USA del LTCM (Long Terminal Capital Management), L’hedge fund sponsorizzato dai due nobel Scholes e Merton. L’Argentina fu colpita di nuovo nel 2002.

A parte il caso italiano dove il debito pubblico ha origini più vecchie, con la crisi del 2008 i debiti del sistema finanziario e delle banche sono stati trasferiti sui bilanci degli stati e quindi sulle spalle dei cittadini che già come persone, in gran parte, sono stati colpiti dal crollo dei titoli che possedevano. E’ evidente che il debito è una cosa positiva se è utilizzato per produrre beni e servizi. Lo è meno se è stato investito per consumi improduttivi. E’ addirittura negativo se è impiegato per la speculazione.

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