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Una riforma finanziaria della Ue dovrebbe quindi mettere in primo piano una drastica riduzione del sistema bancario ombra e un severo controllo di quel che resta, mentre governi ed esperti dovrebbero battersi per avviare la riforma stessa, piuttosto che cercare ogni volta in vicende locali la chiave del dissesto di questa o quella banca. Se qualcuno, per dire, si mettesse a studiare le origini locali del dissesto di gran parte delle banche regionali tedesche, alcune grandi come Mps, dovrebbe lavorare decenni. Mentre la causa è nuda e cruda, come nel caso Mps: hanno fatto ciò che le leggi permettevano di fare, grazie a trent’anni di deregolazione della finanza.
Il caso Mps offre altre due utili indicazioni per una riforma efficace del sistema finanziario. In primo luogo va notato che il titolo che ha comprato e utilizzato per operazioni di rifinanziamento è il peggio che l’ingegneria finanziaria abbia inventato. Si è trattato infatti, a quanto si legge, di una obbligazione avente per collaterale un debito (acronimo Cdo), ma al quadrato. Una Cdo, anche semplice, è di per sé un oggetto pericoloso.
Infatti può contenere fino a un centinaio di altri titoli obbligazionari sostenuti da un’ipoteca, ciascuno dei quali può contenere, a sua volta, gran numero di titoli di debito. Ciò spiega sia il costo di una Cdo, in genere superiore al miliardo (per cui viene venduta quasi soltanto a fette), sia l’impossibilità di stabilire il rischio che contiene se non mediante complicatissimi modelli matematici, che quasi nessuno è in grado di capire: inclusi, parrebbe, i dirigenti di Mps. Ora, si noti bene, una Cdo al quadrato è formata da fette o trance di altre Cdo. Il che significa, al confronto, che tenere un barile di nitroglicerina in tinello non è più pericoloso di una bottiglia di minerale.
Ci sono poi i guai in cui si è cacciata Mps con l’acquisizione di Antonveneta nel 2007. Sembra siano stati, i suoi dirigenti, piuttosto sprovveduti. Ma fin dagli anni ’90 la corsa all’ingigantimento delle banche è stata favorita ed esaltata come un segno di modernizzazione dalle organizzazioni internazionali, dagli esperti, dai governi di tutta la Ue. Come risultato il numero delle banche europee è assai diminuito, mentre è aumentato il peso economico delle più grandi, senza che ciò abbia minimamente giovato all’economia reale. Se nel 2007 erano troppo grandi per lasciarle fallire, oggi sono troppo grandi per evitare che la Bce presti loro 1.100 miliardi all’1 per cento di interesse – di cui oltre un quarto sono andati a banche italiane – come ha fatto tra il novembre 2011 e il febbraio 2012. Un monte di denaro che in misura minima è affluito all’economia reale sotto forma di crediti delle piccole e medie imprese: per la massima parte è stato utilizzato dalle banche per rifinanziarsi e ricapitalizzarsi. Un segno, ve ne fosse mai bisogno, che una riforma del sistema finanziario europeo dovrebbe pure imporre un limite alla grandezza delle banche.
In sostanza, la vicenda Mps, nata dall’applicazione letterale di un modello d’affari comune a tutte le banche europee, che ne ha già condotte decine di altre al dissesto, sembra un’ottima occasione per evitare non solo di prendere posizione, ma perfino di parlare di riforma dell’eurofinanza. Eppure c’è un testo da cui si potrebbe partire per discutere di quella che anche sul piano politico, non solo su quello economico, è la più importante riforma di cui l’Italia e la Ue avrebbero bisogno. Magari per criticarlo. Mi riferisco al Liikanen Report - dal nome del presidente del gruppo che l’ha redatto – relativo alla riforma della struttura del sistema bancario Ue trasmesso alla Commissione a ottobre 2012, è nato male. Infatti undici su dodici membri del gruppo erano dirigenti di istituzioni finanziarie. Sarebbe come nominare un gruppo di architetti per giudicare i progetti di ciascuno di loro. Tuttavia qualcosa di solido su cui discutere nel rapporto c’è. Tra i problemi del sistema bancario europeo esso indica infatti l’eccessiva assunzione di rischio; l’aumento di complessità, volume e portata che rende difficile il controllo da parte dei dirigenti; l’aumento eccessivo dell’effetto di leva finanziaria e la limitata capacità di assorbire le perdite; l’eccessiva fiducia riposta sui modelli interni di gestione del rischio e sulla “disciplina dei mercati”. È da un confronto risoluto e ravvicinato con simili questioni che dipende l’avvio a soluzione della crisi europea, dinanzi ai costi sociali e umani che essa infligge a milioni di persone. Ed è questo che l’Italia dovrebbe pretendere da Bruxelles. In alternativa, possiamo continuare a discutere se il portone della Mps debba essere restaurato o no.
Possiamo riassumere la questione derivati dicendo che le banche hanno compiuto due operazioni:
1)con la prima si sono trasformate quelle che in sostanza erano delle passività, anche se formalmente inscritte tra le attività, in titoli capaci di creare flussi permanenti di liquidità. Il colpo di genio è stato quello di conferire ai cediti dei clienti, e con essi alle proprie attività rischiose e illiquide, la qualità di titoli commerciali che era possibile rivendere, le cosidette cartolarizzazioni. Si raggruppano così in un unico titolo un centinaio di altri titoli (CDO e ABS) che a loro volta sono costituiti da migliaia di debiti individuali o frazioni di essi (Mutui ipotecari,, debiti contratti per acquistare auto, debiti derivati dall’uso di carte di credito, leasing diversi, debiti per pagare tasse universitarie e così via ) Una volta emessi questi titoli vengono comprati o venduti da privati a privati, da banche a fondi comuni o pensione, da banca a banca, in un intreccio senza fine di scambi finanziari
2) con la seconda è stato creato dalle banche un gran numero di entità fuori bilancio sponsorizzate d una o più di esse (bank-sponsored off balance sheet entities – Obse) Le Obse sono state inventate con una finalità precisa: aggirare le disposizione che regolano i movimenti di capitale, la loro contabilità, e l’ammontare obbligatorio delle riserve ovvero del patrimonio di vigilanza. Si tratta di vere e proprie società di scopo, che sono istituite dalla banca sponsor, sono controllate da essa a cui pagano delle commissioni cospicue, ma poiché hanno una personalità giuridica autonoma, i loro attivi e passivi non compaiono nei fogli di bilancio della stessa banca. Con il bilancio così alleggerito, la banca sponsor può continuare a concedere prestiti, ossia a creare denaro attraverso il credito. Nonostante l’esplosione della crisi finanziaria , queste pratiche sono state seguite con grande intensità. Nel novembre 2008 Unicredit ha proceduto alla cartolarizzazione di 23 miliardi di euro di mutui fondiari utilizzando una società-veicolo del gruppo Cordusio RMBS; lo stesso ha fatto ai primi di gennaio 2009 Intesa S. Paolo per un importo di 13 miliardi, trasformati in obbligazioni dal suo veicolo Adriano Finance 2. Ci sono poi i CDO al quadrato che UBS (Unione delle Banche Svizzere) dice” sono virtualmente impossibili da analizzare poiché una di esse é costituita da 125 gruppi di titoli differenti e che quindi avremmo bisogno di informazioni relative a 9375 titoli” . E noi che credevamo che le banche avessero come dirigenti delle persone competenti, professionali e serie.
RIPETIAMO: la cosa logica che una persona si chiede. Come mai la società si difende se un ubriaco guida in stato di ebbrezza e uccide una persona: gli viene ritirata la patente e lo si ficca in prigione. E non gli si impedisce a queste istituzioni di continuare a giocare e speculare con questo genere di titoli che provocano il fallimento delle impese e mettono sul lastrico milioni di persone?
Secondo la CGIA di Mestre (Associazione artigiani e piccole imprese) dall'inizio della crisi hanno chiuso 46.000 aziende
Credit crunch : E' la stretta del credito delle banche tra di loro e verso le imprese quando si è diffusa la consapevolezza che i titoli tossici avevano innondato tutti gli enti e istituzioni per via dell’impacchettamento e nemmeno le banche sapevano il contenuto dei titoli da loro posseduto. Pensare che, scoppiata la crisi, è stato concesso loro dalle autorità pubbliche di mettere a bilancio, per questi titoli, un valore da esse stabilito. Abbiamo poi assistito alla sceneggiata dei cosidetti stress test delle banche, se cioè fossero sufficientemente solide per continuare a esercitare la loro funzione.
