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Michele Smargiassi - La Repubblica
Giana Andreatta narra in un memoir la vita col marito scomparso Dai baci di gioventù agli ultimi sette anni trascorsi accanto a lui in coma
Di cosa è fatto quell'attimo che separa il prima e il dopo, quanto è grande quell'istante che inghiotte e ribalta una vita intera? Dura il tempo di uno squillo di telefono e di una voce che non sa come dare la terribile notizia. A quanti è capitato? Alle undici e mezzo di sera del 15 dicembre del 1999 toccò a Giana Petronio ricevere quella telefonata da Roma: «Nino si è sentito male. Molto male». Il marito Beniamino Andreatta, il senatore già pluriministro Andreatta, si era accasciato nell'emiciclo del Senato, nel pieno della discussione sulla Finanziaria. Il prima diventa orribilmente dopo, e nulla torna più indietro. Resterà in coma per più di sette anni. Non si risveglierà mai. Morirà il 26 marzo 2007, dieci anni fa.
Prima e dopo, ma non è la caduta in un buco nero. Invece È stata tutta luce, scrive oggi Giana prendendo in prestito parole di Ada Gobetti al suo Piero e facendone il titolo di un libro (Bompiani) che è una memoria dolce, struggente, custodita per anni nei cassetti, liberata con esitazione e pudore solo dopo i consigli di molti amici. Non una biografia "segreta", non il ritratto privato di un uomo pubblico, non l'uomo politico sbirciato in vestaglia: dopo tutto «è una storia d'amore», un amore borghese, del Novecento, fra la promettente studentessa di scienze politiche e il giovane, un po' goffo e disordinato professore di economia «con gli occhi giotteschi» e le tasche della giacca bruciacchiate dalla pipa, storia iniziata fra corteggiamenti lunghi e baci casti appoggiati sul cofano dell'auto e continuata negli anni dei successi accademici e politici di lui, delle gratificazioni professionali di lei (psicanalista), tra viaggi, traslochi, quattro figli... E la storia d'Italia sullo sfondo, forse fin troppo per un lettore che si attendesse rivelazioni e retroscena: il rapimento di Moro è una pagina di sbigottimento, gli anni di piombo si riassumono nella minaccia inconsistente di un ragazzo per strada, Tangentopoli è un'ombra di amarezza.
È il libro stesso a dirci come leggerlo, nel suo montaggio alternato di capitoli che raccontano il prima e il dopo quella telefonata. Il dopo: gli anni del dolore di fianco al marito vivo ma muto, «ingabbiato dall'invidia degli dei in una gabbia atroce», di cui però, confidò allora Giana a Repubblica, lei sempre si rifiutò dolcemente, tenacemente di sentirsi vedova; gli anni del parla- con-lui, delle diagnosi spietate, delle speranze affidate a qualsiasi movimento di ciglia e magari alle promesse non mantenute di una guaritrice, dei giornali letti ad alta voce nella camera dell'ospedale, della tenacia sorridente ma anche delle grida «da bestia ferita» lanciate per strada quando non sentiva nessuno; dei visitatori illustri, imbarazzati o commossi, dei cordogli anticipati non sempre graditi (un Cossiga che parla solo di sé, un Andreotti generoso di buone parole tanto quanto era stato, di Andreatta, avversario punitivo e implacabile).
Ma soprattutto il prima. Che il dopo rilegge e trasforma, come un filtro proustiano, in qualcosa di diverso da un nostalgico album di famiglia. Quegli anni di dialogo a una sola voce ricombinano i ricordi, ne cambiano il valore. Rivalutano le
trash memories, che la professionista Giana Petronio sa non essere memorie- spazzatura, ma «memorie minute che scorrono a margine dei fatti storici». Così succede che il diario minimo degli spettacoli visti insieme, dei libri letti, dei luoghi visti, delle persone più o meno famose conosciute e frequentate, cominci a fluire per il lettore come un controcanto della Storia maggiore.
Fino a quando questa si prende la rivincita con quel malore nel luogo più pubblico della Repubblica, sotto le telecamere ufficiali, un filmato che Giana non ha mai visto più di una volta. Fino a quando, in un qui-ed-ora eterno, «le più viete e retoriche immagini del dolore acquistano verità», e una morsa ti serra la gola, e il cuore ti si strappa dal petto, e una lama di ghiaccio lo trapassa.
IL LIBRO
È stata tutta luce di Giana M. Petronio Andreatta ( Bompiani, pagg. 272, euro 17). Il libro viene presentato il 12 giugno alle 17,30 a Bologna, Biblioteca dell'Archiginnasio Sotto, i coniugi Andreatta