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link Mussorsky quadri di un’esposizione
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Ma tu, quante mamme hai? E quanti papà? La biologia non c’entra. E’ la società che ribalta lo schema tradizionale di famiglia, proponendo coppie inedite: due mamme o due
papà con i loro bambini. Inevitabilmente figli biologici di uno solo dei due, ma cresciuti da entrambe. Famiglie arcobaleno, «fondate non sulla biologia, o sulla legge
purtroppo, ma sulla responsabilità assunta, l'impegno quotidiano, il rispetto, l'amore», dichiara l’associazione omonima che si batte per il riconoscimento dei diritti
delle coppie gay. Una realtà impensabile fino a pochi anni fa. «L’idea stessa di una relazione gay da vivere alla luce del sole - per non parlare di matrimonio - era
inconcepibile. Nata la coppia, 20 o 30 anni fa era inevitabile che nascesse il bisogno di genitorialità», spiega Daniele Scalise, giornalista e scrittore gay.
Oggi solo in Italia, secondo dati dell’ Istituto superiore di Sanità, 100mila bambini sono cresciuti da coppie omosessuali.
In Francia sono il doppio, negli Usa circa 14 milioni, tra figli biologici e adottivi. C’è chi ha coniato il termine Gayby boom, per definire il successo
delle nuove famiglie. Risposta ai desideri di quanti non trovavano modo di conciliare preferenze sessuali e desiderio di
paternità e maternità, e degli aspiranti nonni per cui la scoperta di avere un figlio omosessuale si identificava col rimpianto di non poter avere un nipotino.
Una rivoluzione che spaventa chi era forse disposto ad accettare la trasgressione e la devianza del mondo gay, « ma si sente a disagio di fronte alla richiesta di
normalità, di poter assumere un ruolo, quello del genitore, che tradizionalmente non gli appartiene», spiega lo psichiatra Vittorio Lingiardi.
Le sfumature possibili sono molte.
E il caso più frequente - una coppia cui si aggiungono i figli nati da un precedente matrimonio etero di uno o dei due partner (che poi scopre di essere gay o
lesbica)
- è anche il più complesso. Spesso l’omosessualità del genitore diventa un’arma di ricatto degli avvocati in caso di affido, molti esitano a rivelarla per paura di
vedersi sottrarre i figli «Ma in questo modo diventano ricattabili», spiega Scalise. Numerosi anche i figli nati in coppie lesbiche, con una fecondazione assistita
realizzata all’estero o con sistemi casalinghi:
nell’Associazione Famiglie Arcobaleno le coppie lesbiche battono quelle gay per due a uno:
«per le donne è meno complicato e meno oneroso avere un figlio, gli uomini spesso temono che la madre voglia riprendersi il bambino. Però sono sempre di più i maschi gay
che manifestano un desiderio di genitorialità e si mettono in gioco», spiega Giuseppina La Delfa, presidente dell’Associazione e mamma insieme alla sua compagna di Lisa
Marie, nata nel 2003 grazie alla fecondazione assistita. «La madre biologica avrebbe dovuto essere la mia compagna, ma non è stato possibile. Così l’ho fatto io un po’
di controvoglia, anche se ora sono molto felice», spiega. «Lei c’è rimasta un po’ male, ma questo non ha cambiato la relazione con la bambina».
Per le coppie gay è invece prassi frequente ricevere l’ovulo da una donna e far portare avanti la gestazione da un'altra, con cui a volte si crea un rapporto di quasi
parentela. Come è avvenuto con Nancy, «mamma surrogata» americana dei due maschietti di Tom e Franco, una coppia di insegnanti romani, e ora anche testimone del loro
matrimonio avvenuto in California: «Ero soprattutto io a desiderare figli, il mio compagno non ci pensava », spiega Tom «abbiamo sondato diverse possibilità, poi abbiamo
scelto quello che di solito si chiama utero in affitto: non abbiamo mai conosciuto la donatrice dell’ovulo mentre abbiamo ottimi rapporti con Nancy, un’infermiera
quarantenne: lei e la sua famiglia sono molto legati ai bambini».
Scene di straordinaria normalità, che sfidano le accuse di chi si chiede dove andremo a finire. «Spesso si immagina che queste cose siano vissute in clandestinità,
invece è stato tutto alla luce del sole», raccontano Tom e Franco, «col nostro primo figlio eravamo in sala parto a tagliare il cordone ombelicale, col secondo non è
stato possibile solo perché è nato con un cesareo di urgenza».
E che dire delle famiglie con genitorialità condivisa? Due coppie gay che si uniscono per fare un bambino e crescerlo insieme in modo alternato, come un figlio di
separati che si divide tra i genitori biologici e i rispettivi compagni: una soluzione ancora minoritaria ma che sta prendendo piede, e contribuisce a incrinare il
modello tradizionale di famiglia.
Un modello in realtà piuttosto teorico: la famiglia tipo della pubblicità, papà mamma e due bambini di sesso diverso, riflette una struttura sociale relativamente
recente, non particolarmente stabile, e comunque limitata a certe aree geografiche. «E non detto neanche che sia il modello più efficace», spiega Chiara Lalli, filosofa
e bioeticista. Nel passato ad occuparsi dei bambini sono state quasi sempre le donne, madri ma anche zie, nonne, sorelle o amiche.«Per questo probabilmente le coppie
lesbiche sono più accettate, nell’immaginario collettivo il tabù vero sono due uomini con un bambino», spiega la psicologa Margherita Bottino. Ma il desiderio di
genitorialità resta forte, tanto che le richieste di adozioni, nei paesi in cui sono permesse, sono decisamente alte: secondo un’indagine americana il 49 % dei gay o
lesbiche che non hanno bambini vorrebbe adottarne.
Le perplessità sono ancora diffuse: c’è chi dice che due omosessuali non possono crescere bene un figlio, che questi bambini sono destinati ad avere problemi
psicologici, a diventare loro stessi omosessuali. O nel migliore dei casi a patire le reazioni di una società che non è pronta ad accettarli. «Ho cercato le ragioni per
cui in questo tipo di famiglie ci sarebbe qualcosa di strano e immorale, ma non ne ho trovate», spiega Lalli. Un numero crescente di studi conferma che questi bambini
ostinatamente voluti e molto amati crescono bene. L’American Psychological Association afferma in un documento più volte rivisto - l’ultima edizione è del 2005 - Lesbian
and gay parenting, che dalle ricerche esistenti emerge chiaramente che coppie gay o lesbiche possono allevare un bambino garantendogli uno sviluppo sano ed equilibrato,
sottolineando che i problemi sono creati semmai dal mancato riconoscimento di tali coppie. E già nel 2002 l’American Academy of Pediatrics sosteneva che i figli di
genitori omosessuali hanno le stesse prospettive di sviluppo dei figli delle coppie etero, a patto che si riconosca il loro diritto a una relazione stabile e legalmente
riconosciuta con tali genitori. «Le ricerche che abbiamo fatto confermano un’altissima capacità genitoriale da parte di queste coppie», spiega Bottino, «c’è molta
convinzione, un attento monitoraggio del bambino, una maggiore presenza a livello scolastico. Ogni sforzo necessario per costruire un nido sicuro». Lo ammettono anche
gli scettici quando entrano in contatto con una di queste famiglie. Cui capita di sentirsi dire: «Voi siete ottimi genitori, Ma in generale, non penso che due
omosessuali possano allevare un figlio…».
Ma è davvero possibile generalizzare ? E davvero i figli di famiglie gay sono «come tutti gli altri»?
Qualche studio ha cercato di individuare differenze specifiche «scoprendo che prevedibilmente in questi ragazzi c’è maggiore tolleranza nei confronti di altre diversità
e apertura verso i ruoli di genere», spiega Bottino. Libertà insomma di giocare con bambole o soldatini secondo l’inclinazione del momento, senza accettare troppi
stereotipi.«Anche se», osserva Lingiardi, «non si può escludere che la tendenza alla ribellione degli adolescenti porti chi cresce in una famiglia così aperta ad
ostentare un atteggiamento conservatore»
Per quanto riguarda la maggiore propensione all’omosessualità dei ragazzi cresciuti nelle coppie gay - a parte l’ovvia constatazione che la maggior parte degli
omosessuali cresce in famiglie etero - non ci sono dati che la confermino. «E’’ invece probabile che i figli omosessuali di coppie omosessuali vivano la loro condizione
con più serenità», spiega Bottino.«E abbiamo visto che i figli di queste coppie nell’adolescenza ammettono con maggiore frequenza di avere avuto fantasie omoerotiche: si
tratta però di un atteggiamento molto diffuso, che in questi casi viene semplicemente vissuto in modo meno traumatico e quindi emerge di più. Con il passare degli anni
l’identità di genere si assesta, non ci sono differenze rispetto ai ragazzi allevati in famiglie eterosessuali». Lo stesso vale per la salute mentale, anzi c’è qualche
studio da i figli di coppie lesbiche emergono come ancor più sereni ed equilibrati :« Sull’Italia abbiamo ancora pochi dati sulle famiglie pianificate, visto che in
genere i bambini sono ancora piccoli», spiega Bottino « Ma di solito queste sono coppie flessibili in cui i ruoli sono intercambiabili, c’è grande attenzione al bambino,
e i risultati si vedono».
Resta il problema dell’impatto con il mondo esterno. Anche se spesso gli altri reagiscono meglio del previsto, «quando si accorgono che dietro le parole ci sono le
persone», come dice La Delfa. Che insomma la famiglia gay non è l’inquietante scenario dipinto da qualche moralista ma la coppia di vicini che incontri per le scale alle
prese con pupo e passeggino, o le mamme dell’amichetta di tuo figlio. Così, può succedere che un paesino dell’Irpinia di 1500 abitanti accolga senza troppi problemi una
coppia lesbica pacsata in Francia e la loro bambina: «vivendo qui abbiamo voluto che fosse tutto chiaro dall’inizio, e ci siamo rese conto che è la scelta vincente»,
spiega La Delfa «Certo, abbiamo preparato la strada perché la bambina non dovesse rispondere a domande strane: un’opera di sensibilizzazione che è stata la nostra
rivoluzione di velluto. A volte c’è un po’ di imbarazzo, ma in linea di massima l’accoglienza è buona: di fronte a un neonato gli italiani si sciolgono». «Chi fa queste
scelte ha particolari doti caratteriali, una capacità di proteggere e stesso e i propri cari dalle esperienze traumatiche», spiega Lingiardi. «Poi sicuramente ci sono
dei momenti di difficoltà, ostilità da fronteggiare, ma nella mia esperienza le persone più vulnerabili sono quelle che esitano a fare chiarezza: una scelta convinta,
anche se controcorrente, di solito genera rispetto. Magari anche per ipocrisia: è più facile prendersela “con i gay” che insultare la persona che hai di fronte».
«Quando c’è la pancia da spiegare è inevitabile fare chiarezza. E se il bambino chiama tutte e due mamma è meglio che la gente sappia perché», spiega Giuliana Beppato,
psicoterapeuta, 3 figli con la sua compagna cui è legata da 17 anni. Qualche volta poi sono i bambini stessi a lanciare proclami che impongono spiegazioni non desiderate
anche a perfetti estranei: «Se lo prendi per il verso giusto è divertente» assicura Beppato «Spesso le persone si sentono messe a parte di una confidenza e questo le
induce a maggiore disponibilità. In certe cose il difficile è rompere il ghiaccio, poi la vita è più semplice di quanto si pensi». Restano i problemi con gli altri
bambini «difficilmente quantificabili, anche se c’è chi dice che scherzi e canzonature a scuola sono comunque inevitabili», spiega Bottino. La maggioranza delle famiglie
arcobaleno sono formate da coppie già visibili e integrate nel loro ambiente, il problema nasce per le coppie nate dopo una separazione, che spesso tengono nascosta la
relazione gay di uno dei due genitori «Molti genitori gay o lesbiche non dicono ai figli che sono omosessuali», spiega Scalise, « invece la chiarezza è fondamentale,
altrimenti si crea un insieme di non detto che pesa».
Quando l’altro genitore non è presente, come nel caso delle coppie lesbiche, c’è chi si pone il problema di garantire al bambino una figura maschile di riferimento,
nonno, zio o un amico
disponibile «Ci sono studi che mostrano come l’atteggiamento dei nonni sia fondamentale», spiega Bottino, «specialmente il ruolo della famiglia del genitore non
biologico, che potrebbe avere difficoltà ad accettare il “ nipote”. Anche se quando i rapporti sono buoni i nonni riescono senza troppi problemi a integrare i bambini
nel nucleo familiare» . Resta poi da vedere quanto i bambini si identifichino con i genitori: «La nostra bambina è molto femminile, ha curiosità per la moda e il trucco
che non ha certo preso da me né tanto meno dalla mia compagna», osserva Beppato. In realtà , si è visto che i due ruoli richiesti possono essere intercambiabili: «si può
essere alternativamente materni e paterni, autorevoli e protettivi. Un’esperienza come la nostra contribuisce a buttare all’aria gli stereotipi», spiega La Delfa. Non è
forse vero che anche nelle famiglie etero ci sono padri coccoloni e madri autoritarie? «I bambini hanno bisogno di sentirsi amati, di avere fiducia negli adulti che
hanno accanto. Certo, poi ci vuole delicatezza nel proporre un compagno. Ma questo a prescindere dal fatto di essere due uomini o due donne», afferma Scalise «Il privato
è privato. Ma con molto amore, chiarezza e un po’ di buonsenso i problemi si risolvono». Intanto sta nascendo un mondo a misura dei bambini «con due mamme», e di quelli
che cominciano il tema «la mia famiglia» scrivendo «I miei genitori sono separati, la mamma vive con un altro uomo e il papà anche…». Ci sono scuole che aboliscono la
Festa del papà o propongono un’inedita Festa dei genitori, inventano filastrocche speciali o propongono libri sulle famiglie «diverse». L’Associazione Famiglie
Arcobaleno è un’opportunità per mettere a confronto i nuovi modelli di famiglia. E superare i pregiudizi che esistono anche nel mondo omosessuale: «ammetto che alcune di
noi avevano qualche perplessità pensando a un bambino piccolo affidato a una coppia di uomini: saranno capaci? » sorride Giuseppina La Delfa. Gli stereotipi sono duri a
morire. E nel mondo omosessuale - più variegato di quanto immaginino molti etero- non tutti sono entusiasti di questa ventata di normalità, o semplicemente pronti a
viverla. «Anni di discriminazioni non sono semplici da superare per chi le ha vissute sulla propria pelle», spiega Lalli. In generale però predomina l’ottimismo. «Fare i
padri? Meno faticoso di quello che pensassimo, ma anche più faticoso», azzardano Tom e Franco e spiegano: «la fregatura è che il primo anno non è troppo impegnativo,
specie se come noi si ha la fortuna di avere un bambino buonissimo, e questo ci ha spinto ad avere il secondo…per poi scoprire che quando crescono diventano dei
terremoti». «Come è cambiata la nostra vita? Beh un bambino la cambia: frequentiamo più etero, per esempio le famiglie dei compagni di scuola », spiega Beppato. «Mi è
capitato di dire alle altre mamme che si lamentavano del marito che neanche la mia compagna si assume certe incombenze, e ho visto sguardi di solidarietà».
C’è chi dice che non è giusto far nascere un bambino in una famiglia irregolare «Ma per nostra figlia questa era l’unica vita possibile, lei è nata perché siamo state io
e la mia compagna a volerla», spiega La Delfa. «I nostri figli crescono in una società in cui la norma è avere un papà e una mamma: sta a noi fare attenzione a cogliere
le frustrazioni, aiutarli a vivere bene la loro condizione. Siamo tutti e due insegnanti, sappiamo cosa vuol dire sentirsi diversi dagli altri. Capita anche ai figli dei
testimoni di Geova o dei Rom» , spiega Tom. E se un giorno il bambino chiedesse perché non ha una mamma? «Risponderemo che desideravamo molto averlo e amare qualcuno che
facesse parte della nostra famiglia», dichiarano i due papà. «È possibile che questi ragazzi incontrino qualche ostacolo in più, ma non è un motivo per mantenere
un’ingiustizia, semmai per cambiare le cose » afferma Lalli. Il vero problema nel nostro paese, e non solo, resta infatti quello della tutela legale: il mancato
riconoscimento del genitore non biologico che crea ostacoli pratici e rappresenta un dolore per molti figli,costretti a fare i conti con un genitore «un po’ meno
genitore dell’altro». «Emerge l’ipocrisia di chi parla di difendere la famiglia e i bambini e poi accetta che ci siano famiglie, sempre più numerose, prive di tutela.
Bambini che potrebbero essere separati da una persona che li ha cresciuti e che loro riconoscono come genitore», denuncia Lalli. Sono proprio i bambini pagare il prezzo
più alto per questa discriminazione. In più la nostra legge vieta il riconoscimento di matrimoni omosessuali contratti all’estero: se una di queste famiglie varca il
confine italiano il bambino «perde» automaticamente uno dei due genitori. «La nostra richiesta è che ci sia un riconoscimento per il genitore elettivo, che i figli
possano ereditare da entrambi, che ci sia la possibilità di mantenere la relazione genitoriale in caso di disgrazia o semplicemente di separazione», sintetizza La Delfa.
All’estero qualcosa si fa: «in Francia c’è una legge un po’ ambigua che permette “in caso di necessità e nell’interesse del bambino”, di affidare parte dell’autorità
genitoriale a un’altra persona», prosegue La Delfa. Negli Stati Uniti e in molti paesi del Nord Europa oltre che in Spagna è possibile adottare i figli del proprio
compagno. In Italia alcuni stipulano un accordo privato per decidere cosa fare in caso di separazione: «lasciare una traccia scritta del rapporto, fare riferimento a un
progetto comune ha comunque importanza ai fini della relazione», sostiene Beppato. Quello che crea ansia e stress è la precarietà, il non sapere come andrà, o meglio
sapere che la possibilità di stare vicino al bambino in ospedale o di seguirne l’andamento scolastico è legata alla disponibilità di medici e insegnanti :«il
riconoscimento giuridico crea anche un riconoscimento sociale», osserva Bottino. «Noi non abbiamo avuto problemi, con i medici o le maestre, ma legalmente i bambini sono
figli del genitore biologico: uno mio e uno del mio compagno», spiega Franco. «Non vogliamo essere trattati meglio degli altri, solo veder riconosciuti i nostri
diritti», conclude La Delfa. E’ quello che Scalise definisce il diritto a una vita banale: «Il 90% degli omosessuali sono persone indistinguibili dagli etero. Non
rinnego affatto quella minoranza che si fa notare, le trans o trans gender, le ammiro e sostengo le loro battaglie. Ma non è corretto identificare con loro la realtà
omosessuale. Una realtà che si sta, se vogliamo usare questo termine, banalizzando», conclude Scalise « La strada da percorrere è ancora lunga, ma quella che si è
avviata è una rivoluzione irreversibile
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