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Mondo omosessuale e chiesa

comunione.jpgAltrachiesa

“Nella mia chiesa comunione anche ai gay”. Don Santoro sfida il vescovo di Firenze

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di Maria Cristina Carratù, da Repubblica, 22 ottobre 2012

Per loro è stato un gesto intimo e silenzioso, ma le gerarchie ecclesiastiche potrebbero prenderlo come una sfida inaccettabile. Si chiamano Ambra, Alice, Silvano, Luciano e Davide, Irene e Cristina, e si sentono «persone qualunque», dicono, anche se «per la Chiesa non lo siamo del tutto». Per la Chiesa ufficiale, almeno, visto che alle Piagge, quartiere fiorentino di periferia dove l’unico punto di riferimento per tante vite difficili è il Centro sociale Il Pozzo di don Alessandro Santoro, sono di casa, come persone e come credenti. E ieri, nel prefabbricato che ogni domenica si trasforma in chiesa, quando don Santoro ha fatto girare il calice con le ostie consacrate, anche loro, gli «esclusi», hanno fatto la comunione, insieme a tutti gli altri. Offrendo una sponda «al prete che ci ha fatto riavvicinare alla Chiesa», dopo anni di lontananza obbligata in quanto credenti omosessuali, condizione che il magistero bolla come «oggettivamente disordinata » e tale da precludere l’accesso ai sacramenti, in primis l’eucaristia.

Da anni alle Piagge gli omosessuali vengono «accolti», come anche il magistero raccomanda, però qui partecipano ai corsi prematrimoniali per i fidanzati, e possono fare la comunione senza che nessuno pretenda «certificati di omosessualità» con cui escludere dal sacramento i gay dichiarati. Il clima di ieri, però, dentro la baracca del Pozzo, era decisamente diverso, perché era la prima domenica da quando è stata resa pubblica la seconda delle due lettere su «Chiesa cattolica e omosessualità », dopo quella sullo stesso tema inviata in settembre da tre preti e da una suora fiorentini (don Fabio Masi, don Giacomo Stinghi, suor Stefania Baldini, e dallo stesso Santoro) all’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori. Il quale, per singolare circostanza, è anche presidente della Commissione per il messaggio finale del Sinodo, dove dovranno trovare una qualche cittadinanza le aperture espresse nei giorni scorsi da alcuni vescovi sui divorziati risposati, anch’essi esclusi dai sacramenti.

Nella lettera, diffusa anche fra i parrocchiani e inviata a tutte le parrocchie di Firenze, i firmatari hanno annunciato di porsi in «obiezione di coscienza di fronte alle norme» del Catechismo della Chiesa sull’omosessualità (richiamate invece da Betori in risposta alla prima loro missiva) «per spingere tutti» hanno spiegato «a riconsiderare quella realtà allargando la riflessione». E ricorrendo a un termine che suona come una sfida al «si faccia purché non si dica» tollerato dalle autorità ecclesiastiche, pronte a scendere in campo quando la trasgressione diventa aperta e pubblica.

Come è avvenuto ieri alle Piagge, con grande soddisfazione di Luciano Tanganelli e Davide Speranza, 50 e 32 anni, sposati civilmente a New York e padri di due gemelli, o Cristina Ciulli e Irene Panzani che è incinta di sei mesi, sposate anche loro all’estero, «tornate in chiesa dopo anni di lontananza grazie a Santoro che ci ha accolto senza se e senza ma», o di Ambra Colacione, studentessa 21enne: «Dopo aver vissuto da piccola una fede convinta, dai 15 anni, quando mi sono dichiarata, ho sentito solo condanna» spiega, «ora finalmente faccio di nuovo la comunione, con uno spirito diverso », di Silvano Santi, anche lui studente, che pone «il nostro problema in un quadro più generale, che riguarda il modo in cui la Chiesa è Chiesa».

Di obiezione di coscienza non si parlava ancora nella prima lettera all’arcivescovo, in cui i tre preti e la suora, citando molti passi biblici, sottolineavano come la Scrittura «offra una cornice più alta » della sola condanna (presa invece a riferimento dal Catechismo) «in cui porre anche questo aspetto della vita», cioè l’omosessualità. E che il «cammino della scienza», la «nuova sensibilità dei credenti» e «l’evoluzione della visione antropologica cristiana» impongono ormai alla Chiesa «di non considerare verità assolute quelle che poi, come è accaduto in passato, dovrà riconoscere come errore».

All’appello al dialogo, Betori aveva replicato non direttamente ai firmatari, come loro chiedevano, ma durante una riunione del clero, ammonendo che «le iniziative personali che si distaccano dalla disciplina della Chiesa universale generano solo confusioni, e fanno oggettivamente male alle persone», e che «la fede, la morale, la disciplina sono patrimonio della Chiesa e non possono essere aggiustate a nostro arbitrio». Da qui la seconda lettera, e, ieri, «il caso Piagge», di fronte a cui è probabile che le autorità ecclesiastiche non stiano più solo a guardare.

L’intervista

“Noi, sposati e papà di due gemelli così abbiamo riscoperto la fede”

Luciano Tanganelli ha 50 anni, Davide Sapienza 32, mentre don Santoro tiene messa cullano i loro gemellini di 4 mesi, Andrea e Elisabetta.

Difficile, la vita dei genitori omosessuali, per di più credenti?
«Sì, lo è stata dappertutto, fuorché qui. Le Piagge sono l’unico posto dove ci siamo sentiti persone, senza remore e punti interrogativi. Prima siamo stati alla larga dalle chiese, perché quando senti di non essere accolto, e non parliamo dell’accesso ai sacramenti, è ovvio che smetti di farti del male».

La differenza di don Santoro?
«È un prete con intorno una comunità intelligente, che affronta con naturalezza anche la condizione degli omosessuali credenti. Perché la Chiesa non è riconoscente, anziché puntargli contro il dito, con chi aiuta tanta gente a restarci dentro,anziché lasciarla?». (m.c.c.)


(22 ottobre 2012)

 Chiesa e gay
lettera aperta a Betori

Tre preti e una suora gli scrivono: “E’ importante che la Chiesa riconosca la scienza e non dichiari verità assolute”

Ecco il testo completo della lettera aperta all’arcivescovo Giuseppe Betori a firma di suor Stefania Baldini, don Fabio Masi, don Alessandro Santoro e don Giacomo Stinghi

"Il numero di ‘Toscana Oggi’ del 24 Giugno 2012 dedicava largo spazio all’argomento dell’omosessualità e delle coppie di fatto eterosessuali, con alcuni articoli del giornale e diverse lettere al Direttore, queste ultime critiche nei riguardi della posizione ufficiale della Chiesa sull’argomento.
Ci sembra che gli articoli del Settimanale diocesano non facciano che ripetere sull’omosessualità le norme ecclesiastiche di sempre, senza approfondire l’argomento che negli ultimi anni si è notevolmente sviluppato e chiarito e che ha ancora bisogno di ricerca.
Il nostro intervento vuole dare testimonianza della diversità di posizioni che ci sono oggi di fronte a questo tema, nella riflessione laica e anche nelle Chiese. Noi, e insieme a noi anche teologi, vescovi e laici cristiani, non ci riconosciamo in quell’analisi che traspare dagli articoli di ‘Toscana Oggi’.
Quello che ha portato ad un cambiamento radicale nella comprensione dell’omosessualità è stato un tragitto importante. Nel passato l’omosessualità era considerata un ‘vizio’ praticato da persone ‘etero’ in cerca di piaceri alternativi, e come tale condannata. Ma allora si parlava di ‘comportamenti omosessuali’; soltanto nel secolo scorso si è cominciato a
parlare di ‘condizione omosessuale’ e non solo di ‘atti’, inducendo alcuni ad ipotizzare che l’omosessualità fosse da considerare non un vizio ma una ‘malattia’.
In questi ultimi anni è maturato un modo di comprendere l’omosessualità radicalmente diverso, che ormai, con varie sfaccettature, è accettato da quasi tutti. Si parla dell’omosessualità come di un elemento pervasivo della persona che la caratterizza nella sua profonda identità e le fa vivere la sessualità in modo ‘altro’.
E’ importante che la Chiesa riconosca positivamente il cammino della scienza nella conoscenza dell’uomo e non dichiari verità assolute quelle che poi dovrà riconoscere errate, come è accaduto in passato. Questi fatti ci inducono a vedere l’omosessualità in un orizzonte nuovo e ad affrontarla con uno sguardo morale diverso. Su questo tema la Bibbia non dice né poteva dire nulla, semplicemente perché non lo conosceva, così come non dice nulla sull’ecologia e sull’uso della bomba atomica. Comunque nella cultura biblica, come in tutta l’antichità, è totalmente assente l’idea di ‘persona omosessuale’, si parla solo di ‘comportamenti’ e non di ‘condizione omosessuale’, ed è chiaro che vengono condannati non solo perché infecondi, ma anche in quanto legati alla violenza o alla prostituzione sacra.
A questo riguardo sono opportune alcune precisazioni sulla Sacra Scrittura spesso citata per stigmatizzare il rapporto omosessuale. Nel Nuovo Testamento solo Paolo chiama ‘contro natura’ il rapporto omosessuale (Romani 1, 26-27) ma bisogna tener presente che egli si riferisce, più che all’aspetto fisico, al fatto che l’omosessualità minava l’ordine sociale di allora, quando era la donna, per natura, a dover essere ‘sottomessa’ all’uomo. Fra l’altro è cambiata anche la nostra comprensione del concetto di ‘natura’: l’idea di ‘natura’ come realtà già conclusa non corrisponde più al modo di sentire odierno.
Ormai è anche abbastanza chiaro che quegli episodi dell’Antico Testamento su cui ancora si basa la condanna dell’omosessualità hanno un altro significato: negli episodi di Sodoma (Genesi 19) e di quello simile di Gabaa (Giudici 19) il crimine non sta tanto nell’omosessualità, quanto nella violenza e nella volontà di umiliare e rifiutare lo straniero.
Nell’Antico Testamento invece ci sono segnali molto importanti e molto belli, non esplicitamente riferiti all’omosessualità, ma piuttosto al cammino di maturazione che il popolo ebraico compie rispetto all’emarginazione di gruppi e di persone. La Bibbia ci offre così una cornice più larga in cui porre anche questo aspetto della vita.
Dio ‘sceglie’ il popolo ebraico perché sia segno, in mezzo agli altri popoli, della sua volontà di giustizia che vuole salve tutte le creature. Poi Israele, con l’illusione di essere sempre più all’altezza della missione che Dio gli ha dato, al suo interno opera altre ‘scelte’ emarginando gruppi considerati ‘impuri’. Nel Deuteronomio, per esempio, (23, 2-9) si elencano le categorie escluse dall’Assemblea del culto: gli eunuchi, i bastardi e i forestieri. Ma il cammino verso i tempi messianici è un cammino verso l’inclusione, perché i tempi messianici sono per tutti, come si legge nel Terzo Isaia (56,1.3-5): Osservate il diritto e praticate la giustizia..... Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: «Certo mi escluderà il Signore dal suo popolo!» Non dica l'eunuco: «Non sono che un albero secco!». Perché così dice il Signore: “Agli eunuchi, che osservano i miei sabati, si comportano come piace a me e restan fermi nella mia alleanza, io darò un posto nel mio Tempio per il loro nome. Questo sarà meglio che avere figli e figlie perché io renderò eterno il loro nome. Nulla potrà cancellarlo”.
Questo capovolgimento di Isaia è una pietra miliare! Non ha alcun valore davanti a Dio lo stato oggettivo di natura o di cultura in cui uno si trova: uomo, donna, omosessuale, eterosessuale, bastardo, straniero, genio o di modesta intelligenza; ciò che conta è osservare il diritto e praticare la giustizia, ciò che conta è amare il Signore e i fratelli.
Non vogliamo dire che Isaia in questo passo alludesse agli omosessuali, non poteva per i motivi che abbiamo detto prima. Ma noi non dovremmo vedere l’omosessualità in questa luce? Compito della Chiesa è allargare le braccia, includere e non emarginare, amare le persone piuttosto che salvare i principî. Ha detto il Maestro: “Il Sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il Sabato”. (Marco 2,27)
Di questo cambiamento hanno preso atto anche i Capi della Chiesa cattolica che più volte hanno dichiarato di non condannare gli omosessuali ma l’omosessualità, e questo per loro è un passo in avanti. In realtà non se ne capisce il significato! sarebbe, come dire ad uno zoppo: "Non abbiamo nulla contro il tuo 'essere zoppo', basta che tu cammini diritto o che tu stia a sedere!"
A proposito dell’essere sterili o fecondi, Gesù ha detto che è il cuore che deve essere fecondo e Paolo dirà che si entra nel popolo di Dio per fede, non per diritto ereditario. Ma allora chi può onestamente definirsi fecondo? Chi può farsi giudice della fecondità altrui o della propria? La sterilità ci può colpire tutti.
Questo modo di accogliere profondamente la vita di ogni essere umano lo abbiamo imparato dalla Chiesa! Per i discepoli di Gesù non si tratta tanto di difendere principî, di custodirli rigorosamente come gli angeli con la spada di fuoco davanti all’albero della vita, ma di ‘scrutare’ la vita delle donne e degli uomini del nostro tempo, per farla progredire verso la pienezza. Si tratta di esser fedeli non ad un Dio noto e posseduto, ma ad un Dio ‘che viene’. Ha detto Gesù: “Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete valutarlo?” (Luca 12, 56)
A noi sembra che proprio dalla Chiesa dovrebbe arrivare un riconoscimento del modo nuovo di comprendere l’omosessualità, con un segno di accoglienza e di profondo rispetto per i sentimenti di amore di chi vive personalmente questa condizione. Due persone che si amano non sono un attentato alla società né il tradimento del Vangelo. Gli scandali vanno cercati altrove!
Rifacendosi da una parte a queste fonti bibliche e dall’altra all’esperienza umana che viviamo ogni giorno con queste persone, sentiamo evangelico e naturale accogliere in pienezza di comunione queste differenti forme di amore. Le sentiamo parte integrante del nostro cammino di comunità di fede e di vita, e con loro, così come con tutti gli altri, partecipiamo insieme alla Comunione sacramentale e comunitaria.
Il Libro della Sapienza (11, 24-26) ci offre un tratto stupendo del Creatore, che dovrebbe essere ‘luce sul nostro cammino’: “Tu, Signore, ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita”."

(07 settembre 2012)

SU omosessualità e chiesa  vedi una ampia documentazione e approfondimento

http://www.cdbchieri.it/rassegna_stampa_2005/temi_omosessualita.htm

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