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IL DIRITTO LAICO
(Stefano Rodotà). 12/01/2013
NEL silenzio e nella
disattenzione della politica sono i giudici a cimentarsi con le difficili questioni dei diritti, rimuovendo pregiudizi e dando attuazione a principi costituzionali. È accaduto ancora una volta
ieri. È accaduto con la sentenza della Corte di Cassazione che ha respinto la tesi secondo la quale il “vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale” sia dannoso per “l´equilibrato
sviluppo del bambino”. Una operazione di supplenza o, peggio, un´indebita invasione delle competenze parlamentari, come vuole il copione che da tempo viene adottato quando si vuole respingere una
decisione giudiziaria politicamente o ideologicamente sgradita? Niente affatto, e per molte ragioni.
Considerando le argomentazioni finora rese note, la Cassazione si è mossa su diversi piani. Ha affermato che, di fronte alla mancanza di evidenze scientifiche, l´affermare l´incompatibilità tra
pieno sviluppo del minore e vita in una famiglia omosessuale altro non è che un “pregiudizio”, che non può essere posto a fondamento di una decisione giudiziaria (anche se ora viene invocata
un´unica e controversa ricerca sugli effetti negativi). Ha preso atto della situazione concreta, sottolineando come fossero proprio le pretese del padre a creare una situazione dannosa per il
bambino. Ha adottato una idea ampia di famiglia, che corrisponde al riconoscimento di tutte le “formazioni sociali” contenuto nell´articolo 2 della Costituzione e alla parificazione dei diversi
modelli familiari operato dall´articolo 9 della Carta dei diritti fondamentali dell´Unione europea. Nessuna forzatura, dunque, ma un coerente svolgimento di principi ben radicati nell´ordinamento
italiano e in quello europeo, che mostrano come non possa essere attribuito valore normativo alla tesi che collega il corretto sviluppo della personalità dei bambini all´esistenza di una “doppia
figura genitoriale”, dunque a genitori di sesso diverso.
Si possono comprendere le ragioni per le quali, in particolare l´Arcigay, ha definito quella di ieri una sentenza “storica”. Ma è bene ricordare piuttosto che si tratta di una decisione che si
inserisce in un orientamento della Cassazione già molto chiaro per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali. Sviluppando una linea indicata nel 2011 dalla Corte
costituzionale, che ha riconosciuto la rilevanza costituzionale delle unioni omosessuali, proprio la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4184 del 2012, ha affermato che, in specifiche
situazioni, alla coppia omosessuale spetta “il diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”. Una volta di più, con la sentenza di ieri, la prima
sezione civile della Cassazione, presieduta da un giudice lungimirante come Maria Gabriella Luccioli, ha mostrato come sia possibile seguire con rigore la strada che conduce al pieno
riconoscimento dei diritti delle persone.
Ma questa sentenza interroga direttamente la politica. In un momento in cui si moltiplicano le “agende”, dunque le indicazioni che dovrebbero guidare negli anni prossimi l´azione delle forze
politiche, scopriamo quasi ogni giorno un fondo di omofobia, al quale si accompagna il tentativo di confinare le questioni riguardanti le scelte sessuali in un´area preclusa a qualsiasi
intervento del legislatore, perché saremmo di fronte a “valori non negoziabili”. Proprio ieri un giornale pubblicava in prima pagina una foto con la quale si dileggiava un omosessuale candidato
nella lista Monti. E le gerarchie vaticane stanno “negoziando” il loro sostegno a liste e candidati riproponendo appunto una richiesta di fedeltà alle posizioni della Chiesa.
Viene così aperta non solo la questione della laicità della politica, ma della sua legittimazione di fronte ai cittadini come politica “costituzionale”. Non è possibile ignorare, infatti, che la
Carta dei diritti fondamentali dell´Unione europea, che ha lo stesso valore giuridico dei trattati, vieta esplicitamente ogni discriminazione che sia fondata sulle “tendenze sessuali”,
riprendendo una indicazione già contenuta nel trattato di Maastricht. Più che il riferimento alle norme, tuttavia, sembra oggi che un mutamento venga proprio da un´accresciuta consapevolezza
sociale della necessità di affrontare le questioni riguardanti le persone Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) grazie a significative manifestazioni pubbliche e all´azione appassionata
di associazioni e di singoli parlamentari.
Nei programmi delle forze di sinistra vi sono espliciti impegni ad intervenire su queste materie. Ma questa è solo una dichiarazione di intenzioni, che dovrà superare un duplice test. Il primo
riguarda il modo in cui saranno affrontate specifiche questioni, che possono essere sinteticamente indicate parlando del riconoscimento dell´omogenitorialità. E soprattutto: come si reagirà alle
prevedibili resistenze che verranno da quelle forze moderate con le quali sembra indispensabile il dialogo? Ancora una volta i diritti civili saranno sacrificati sull´altare di un povero realismo
politico? Se le cose continueranno ad andare in questo modo, speranze e fiducia avranno nella magistratura l´unico riferimento, e la politica si scoprirà ogni giorno più povera.
Da La Repubblica del
12/01/2013
I precedenti:
14 aprile
2010 La
consulta sostiene il diritto degli omosessuali di “vivere in coppia, ottenendone il riconoscimento giuridico
24 giugno
2010 La
corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo riconosce il diritto delle coppie omosessuali a una “vita familiare”
15 marzo
2012 La
Cassazione sostiene il diritto degli omosessuali “alla vita familiare” e “vivere liberamente una condizione di coppia”
I numeri
1.000.000
Quelli che si dichiarano
apertamente gay in Italia per l’Istat. Le valutazioni sono dal 3% al 5% della popolazione cioè da 3.000.000 a 5.000.000
100.000 I FIGLI Secondo alcune stime elaborate
dall’Istituto Superiore della Sanità, i figli di genitori omosessuali in Italia.
14.000.000
Negli USA. Diversa la situazione degli Stati Uniti, dove i bambini cresciuti in una famiglia omosessuale sono circa 14.000.000 tra figli biologici e adozioni.
“I bambini crescono bene anche nelle
famiglie gay” la svolta della Cassazione
"Basta pregiudizi". Politici divisi. L´altolà dei vescovi
Consensi dalle associazioni omosex e dalla sinistra: "Un principio di civiltà"
Un padre aveva contestato l´affido esclusivo alla madre che vive con la sua compagna
ELSA VINCI
ROMA - Basta pregiudizi. «Un bambino può crescere in modo sano ed equilibrato anche con una coppia omosex, non vi sono certezze scientifiche o dati di esperienza che provino il contrario». La
sentenza, definita «storica» dall´Arcigay, è quella con cui la Corte di Cassazione ha legittimato l´affido di un bimbo a una coppia formata da due donne. La presidente della prima sezione civile,
Maria Gabriella Luccioli, aveva aperto il solco della giurisprudenza nel marzo dell´anno scorso, quando sancì che «i gay hanno diritto a una vita familiare». Adesso afferma quanto «il mero
pregiudizio possa essere dannoso per lo sviluppo di un minore».
Così è stato respinto il ricorso di un padre musulmano. L´uomo, un egiziano che vive a Brescia, si era rivolto alla Suprema Corte per contestare la sentenza d´appello che nel luglio 2011 aveva
affidato la figlia alla ex compagna. Il padre lamentava che la donna fosse andata a vivere con una assistente sociale della comunità per tossicodipendenti in cui, anni prima, era andata a
disintossicarsi. «Non è idoneo per mia figlia essere educata in un contesto formato da due donne legate da una relazione omosessuale», contestava. Proprio lui che si era allontanato dalla bimba
quando aveva solo 10 mesi, si è messo a invocare l´articolo 29 della Costituzione e, sottolineando di essere musulmano, il diritto del minore ad essere educato secondo i principi religiosi di
entrambi i genitori.
La Corte gli ha ricordato che con la sua condotta violenta - aggrediva l´ex compagna - è stato lui piuttosto a turbare la figlia. Poi si è sottratto agli incontri protetti con la piccola e ha
assunto «un comportamento non improntato a volontà di recupero e poco coerente con la richiesta di affidamento condiviso». Sulla relazione omosessuale dell´ex convivente, la Cassazione ha
sottolineato come «alla base delle doglianze del ricorrente non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, ma solo mero pregiudizio». Insomma «si è dato per scontato ciò che invece è
da dimostrare».
Maria Gabriella Luccioli, prima donna a essere nominata presidente di sezione della Suprema Corte, è nota per importanti innovazioni nel diritto di famiglia. Esultano le associazioni omosex, ma
restano divisi i politici. E c´è lo sconcerto della Conferenza episcopale: «Non si può costruire una civiltà sui tribunali», dice monsignor Domenico Sigalini, presidente della commissione Cei per
il Laicato. Scontate le critiche di Carlo Giovanardi e Maurizio Gasparri del Pdl, ma da un altro esponente del Popolo della libertà, Giancarlo Galan, arriva un giudizio opposto. «Questa sentenza
è un passo avanti - dice - Perché lo Stato laico deve ascoltare i cittadini e nessun altro». Per Ignazio Marino, del Pd, la Corte ha sancito un principio di civiltà: «La capacità di crescere un
figlio non è prerogativa esclusiva della coppia eterosessuale ma riguarda anche gli omosessuali e i single. L´importante è che l´adozione venga disposta nell´interesse del minore». Non è
favorevole il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, che auspica però «maggiore tutela per le coppie di fatto». Contrario anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che nello specifico
tuttavia giudica la sentenza «sacrosanta». Medici e specialisti invitano a valutare di volta in volta ma il Movimento italiano genitori invoca «i principi di natura». Mentre la polemica si
infiamma, le associazioni omosessuali chiedono alla futura maggioranza di legiferare in merito.
In Europa l´adozione per gli omosessuali è legale in diversi paesi: Gran Bretagna, Spagna, Svezia, Belgio, Olanda. Nel 2008 la Corte di Strasburgo ha stabilito infatti che anche i gay hanno
diritto alla genitorialità, lasciando ai paesi dell´Unione la libertà di decidere. Le legislazioni restano molto diverse.

"Io, figlia felice di due lesbiche così sono cresciuta senza traumi"
Morena, 21 anni: "Il momento più duro? Quando l´ho detto agli amici"
Per molto tempo hanno fatto finta di niente. Poi, poco per volta, hanno iniziato a mandare saluti alla fidanzata di mamma
Alle medie era difficile, ricordo le facce degli altri in classe, stupefatti al liceo tutto è cambiato, mi sono aperta di più
Quando l´ho conosciuto usava espressioni omofobe, ora viene con me ai Pride e racconta di avere due suocere
"A casa siamo quattro donne e l´atmosfera è serena. Non credo ci manchi nulla"
MARIA NOVELLA DE LUCA
ROMA - «La sorpresa più grande me l´ha fatta il mio fidanzato, Renè: quando l´ho conosciuto il suo insulto preferito era dire all´altro "sei gay", o peggio. Adesso viene con me ai "Pride", e fa
sapere a chi incontra che lui ha due suocere, mia madre e la sua compagna. Cioè la mia famiglia...». I figli raccontano. Con verità. A mani nude. Vivere e crescere con genitori omosessuali, e
sentirsi uguali, diversi, avere paura dei compagni di classe, ma scoprire anche che superato il terreno minato dell´adolescenza tutto torna, muta, e spesso in meglio. Felici. Normali.
Morena Ficarra ha 21 anni, studia Scienze Politiche a Torino e vive in provincia, a Pinerolo, «tollerante terra valdese», con la madre Valentina, che fa l´impiegata, la sua compagna Roberta, che
lavora in ospedale, e la figlia di questa, Martina. «In fondo non siamo altro che una famiglia ricostituita come tante altre, soltanto con due genitrici gay. Mia madre e mio padre si sono
separati quando ero molto piccola e qualche anno dopo nella nostra vita sono arrivate Roberta e Martina. Come sono cresciuta? Serena, felice, forte, amata, anche se non è stato facile mettere
insieme le nostre quattro vite, avere a un tratto una sorella, e poi a 12, 13 anni raccontare ai compagni di scuola che mia madre e la sua compagna erano lesbiche...».
Morena ricorda e spiega. Con pacatezza e senza filtri. «Alle scuole medie è stata dura, avevo diviso il mondo tra gli amici che potevano capire e quelli che mi avrebbero emarginato. Ricordo le
loro facce stupefatte, una mia amica che addirittura piangeva... Poi al liceo è cambiato tutto: della mia storia ho fatto un punto di forza, ho iniziato ad aprirmi, a far sapere ai prof e agli
altri che esistono famiglie diverse, gay, lesbiche, e che si può essere figli e felici anche in famiglie così». E poi il padre, i nonni. «Per un po´ a mio padre l´abbiamo tenuto nascosto. Ma
quando un giorno ho raccontato che mamma viveva con Roby, lui ha commentato che in fondo lo sapeva da sempre, a lei piacevano le donne... I nonni, invece, per molto tempo hanno fatto finta di
niente. Comprensibile. Poi, piano piano, hanno iniziato a chiedere alla mamma notizie della sua compagna, a mandargli i loro saluti».
Uno svelamento progressivo, in una società dove ancora molto è da costruire. Valentina e Renata fanno parte della "Rete Rainbow", associazione che si occupa appunto di dare sostegno a genitori
gay di figli nati da relazione eterosessuali. «Oggi ho un legame fortissimo con la mia famiglia tutta di donne - aggiunge Morena - mi sento forte, sostenuta, il mio compagno Renè le adora, ma
sento di dovermi impegnare per i diritti civili, anche con gli studi di Scienze Politiche, perché i pregiudizi sono ancora forti...».
Basta ascoltare Livia S., che ha 13 anni, è una lettrice formidabile, ha un pensiero profondo e attento, per capire quanto ancora c´è da fare, e quanto la sentenza della Cassazione possa
costituire un passo in avanti. Abita a Roma Livia, con la madre Marina e la sua compagna, e spiega con chiarezza: «L´unico luogo in cui mi sento a disagio è la scuola, se i miei compagni vengono
a sapere che mia madre è lesbica mi insultano senza pietà...». Fa la terza media Livia, e dice di vivere in una «famiglia allegra e calda, dove tutti i parenti rispettano la scelta di mia madre,
anche mio padre, quando ho conosciuto altri bambini delle famiglie Arcobaleno, con genitori gay, ho capito che ci sono tante storie come la mia e mi sono sentita accettata e compresa». Ha
divorato "Harry Potter " e tutta la serie di "Fairy Oak", adesso è la volta del "Diario di una Schiappa", Livia ha un linguaggio adulto, che colpisce al cuore. «C´è un mio amico in classe che
viene preso in giro ogni giorno perché non guarda le ragazze. "Sei gay, sei f...", gli dicono. Per questo la mia storia l´ho raccontata soltanto a pochi amici fidati e soltanto ad alcuni prof.
Che hanno rispettato il silenzio. Spero che la scuola cambi. Magari alle superiori. Perché con mia madre Marina e la sua compagna io sono felice. Ci vuole tanto a capirlo?».
Un gran frastuono, un cane che abbaia, e il rumore di un´allegra e numerosa famiglia accompagna la conversazione di Sara, 11 anni, figlia Giuliana ed Elena, madri lesbiche di tre figli avuti con
il seme di donatore. Federico che ha 14 anni e poi Sara e il suo fratello gemello. «Per me questa è la normalità, non ne conosco un´altra, e mi sento serena così. I miei amici dicono che ho una
famiglia simpaticissima, alle scuole elementari non ho avuto alcun problema, adesso che sono in prima media capisco che le cose sono diverse, potrebbero prendermi in giro e magari non racconto
proprio tutto a tutti. Un padre? No, non mi manca, le mie madri mi bastano. Con Giuliana, che mi ha partorito mi sembra di avere un rapporto più stretto, mi capisce di più, del resto fa la
psicologa. Elena invece fa il vigile, e forse è lei la mia mamma-paterna, credo sia normale avere dei rapporti diversi con i genitori. Può sembrare strano ma siamo felici». Così, semplicemente,
con la verità dei bambini.
Melita Cavallo, giudice dei minori: "In pratica non cambia nulla"
"È una rivoluzione culturale ma l´adozione resta lontana"
La doppia figura maschile o femminile va valutata di volta in volta. E quel bimbo un papà ce l´ha già
ROMA - Melita Cavallo, presidente del Tribunale per i minorenni di Roma, cosa cambia questa sentenza?
«Può rappresentare un avanzamento di ordine culturale. La Suprema Corte ha sancito che non può esserci pregiudizio sull´omosessualità. Tanto più che dall´altra parte c´era un padre violento, che
avrebbe impedito il normale rapporto tra la madre e il figlio».
Ma per tutti gli altri?
«Non mi pare che la Corte affermi che un minore abbia la medesima opportunità di sviluppo vivendo con coppia etero o con una coppia gay. Qui c´è un bambino già affidato alla madre. Il padre
voleva ribaltare la situazione, per suo pregiudizio».
I gay dunque non possono sperare di avere figli in affido?
«Credo che la sentenza non abbia attinenza con questa possibilità. Perché c´è un bambino che ha già la figura paterna. La doppia figura maschile o femminile va valutata di volta in volta. Questo
non è il caso di un bimbo che nasce e cresce con una coppia omosessuale ed è lì che si potrebbero presentare dei problemi. Anche se nella coppia gay i ruoli di "maschio" e "femmina" sono
definiti, i processi identificativi di un bimbo con le figure materna e paterna possono complicarsi».
Per un giudice è peggio un genitore violento?
«Per me sì. È più grave vivere con un padre persecutorio che impedirebbe al figlio di amare sua madre».
(e.v.)
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Gustavo Charmet, psichiatra: "Decisione corretta ed equanime"
"L´orientamento sessuale dei genitori non c´entra nulla col ruolo educativo"
I
problemi sorgono quando gli adulti vivono la loro identità con un senso di vergogna e rifiuto
CATERINA PASOLINI
ROMA - «Finalmente. Questa è una sentenza realistica, corretta, equanime». Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra, docente in psicologia dinamica, analista che da anni si
occupa dei bambini maltrattati, sorride davanti alla decisione della Cassazione. Perché «non è ideologica, rispecchia i tanti modi di essere famiglia al di là dei luoghi comuni».
Tutti pregiudizi quelli sui genitori omosessuali?
«Certo, i bambini hanno solo bisogno di adulti capaci di esercitare il ruolo educativo e di trasmettere affetto. E questa capacità non ha nulla a che vedere con l´orientamento sessuale
dell´adulto».
Ma non hanno bisogno di un padre e di una madre?
«No, ci sono tanti piccoli cresciuti benissimo da una sola madre rimasta vedova o sola».
Cambia la famiglia...
«Si va sempre di più verso situazioni in cui i genitori si occupano a turno dei figli o verso famiglie monogenitoriali. Questo vuol dire che di volta in volta il padre e la madre incarnano uno o
tutti e due i ruoli, i maschi si "maternalizzano" e le donne acquistano autorità».
E i problemi col mondo esterno?
«Solo quando gli adulti vivono il loro essere gay con sentimenti di vergogna o di rifiuto».
C´è chi dice: se cresciuti da gay si diventa omosex...
«Che bestialità! Allora com´è che da tanti eterosessuali nascono figli felicemente gay?».
Si aprirà anche nel nostro parlamento un dibattito del genere che vedrete nel video
(discussione sul disegno di legge del Governo francese), sono sicuro che ci sarà qualcuno o qualcuna che sarà altrettanto chiara e determinata della deputata francese perchè é consapevole e
crede in quello che afferma.
http://www.youtube.com/watch?v=8Ix9SE7VTWA
Rispetto alle posizioni espresse dalla gerarchia cattolica in merito alla sentenza della Cassazione ecco ciò che mi sembra umano e
spirituale:
il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato
Avvenne che, in giorno di sabato, Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a
strappare le spighe. I farisei gli dissero: “Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?”. Ma egli rispose loro: “Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel
bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatar, e mangiò i pani dell’offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede
anche ai suoi compagni?”. E diceva loro: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche
del sabato”. VANGELO (Mc 2,23-28 )
Si deduce che la vita in tutta la varietà delle sue forme é fatta per l'uomo e che la legge é fatta per
l'uomo. Forse non può interessare un Dio giudice e occhiuto che si ferma al Vecchio Testamento: al concetto di puro e impuro e pone dei divieti. Può
interessare Quello dell'inizio e della fine della vita, delle sue cadute e rinascite, degli aspetti vitali e non vitali, Quello che giustifica l'uomo di buona volontà, in
tutto il suo vissuto quotifiano al di là del tempo, della cultura e delle convinzioni sociali. Che é interesato a ciò che fa una persona e gli consente di avanzare nel suo
cammino che é il suo desiderio, ciò che prova nel cuore, il suo senso di giustizia, di apertura, di comprensione per gli esseri
viventi. Può interessare quello della sostanza, della vita e del suo svilupparsi in tutti i suoi contenuti e le sue espressioni. Il dio della forma e delle formulette é
negato dalle parabole del buon samaritano, da quella del pubblicano e da quella dell'incontro con la samaritana alla fontana. Tempo fa il catechismo diceva che "se una persona
desiderava ardentemente il battesimo questi era battezzato e entrava nel regno dei cieli anche se il sacerdote non arrivava concretamente a battezzarlo".
Dice Ghandi: non percorrere la strada tracciata, ma quella che é in te senza paura.