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L'importanza della cultura

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Non sempre con la democrazia si fanno i passi avanti. Oltre alla forma é necessaria la sostanza, il contenuto, la cultura, il sapere per fare dei reali passi in avanti. E' solo un questione di tempi perché la convinzione diventi un fattore generale.

 

Donne vescovo, funata nera la chiesa anglicana dice no         

   Il clero favorevole, ma il voto dei laici blocca il Sinodo

Enrico Franceschini  da "La repubblica"

LONDRA — Il paese in cui i preti possono sposarsi e avere figli indietreggia sulla soglia di un’altra rivoluzione: darci anche la prima donna vescovo, e perché no arcivescovo, che da queste parti equivale al papa. Dopo un dibattito acceso, a porte aperte e sotto l’occhio delle telecamere, dunque ben diverso dai segreti conclavi del cattolicesimo, il Sinodo Generale della chiesa anglicana ha respinto ieri sera l’episcopato femminile. Ma il modo in cui ha detto di no alla riforma rivela che si tratta solo del rinvio di un evento
inevitabile. Perché il provvedimento fosse approvato, occorreva una maggioranza di due terzi in ciascuno dei settori in cui è diviso il “governo” della Chiesa d’Inghilterra, ossia un mandato molto ampio. È stato raggiunto tra i vescovi: 44 a favore, soltanto 3 contrari. È stato raggiunto tra i sacerdoti membri del Sinodo: 148 a favore, 45 contrari. Ma l’obiettivo è mancato tra i membri laici dell’alto consesso, tra i quali i sì hanno prevalso, 132 a 74, ma senza la necessaria maggioranza di due terzi.
Il risultato dimostra insomma che la maggior parte dei “professionisti” della fede, vescovi e preti, sono già convinti della necessità di approvare l’ordinazione di vescovi di sesso femminile. Non potrebbe essere altrimenti, visto che nei vent’anni dall’ordinazione femminile al sacerdozio, in questo paese, le donne prete sono diventate 4mila, un terzo del totale, e l’anno scorso erano metà dei nuovi sacerdozi. Con quale giustificazione proibire loro di “fare carriera”? Ma i parrocchiani, in questo caso, sono più tradizionalisti del parroco: non tutti, visto che un’ampia maggioranza dei laici del Sinodo ha comunque votato per la riforma, ma una minoranza abbastanza larga da sbarrarle la strada, rappresentativa dell’ala più conservatrice, evangelica, dottrinale. Le ragioni espresse per dire no alle donne vescovo sono essenzialmente due: Gesù aveva solo apostoli uomini, segno che la leadership della chiesa dovrebbe essere maschile; e il timore di un dialogo più difficile con la chiesa di Roma, verso la quale corrono molte pecorelle smarrite del movimento anglicano (fra cui Tony Blair, convertitosi dopo le dimissioni da primo ministro). Gli stessi che non vogliono i matrimoni gay (con rito religioso, poiché il premier Cameron ha promesso di legalizzare in ogni caso quelli con rito civile). Ci sono anche preti anglicani all’antica, a cui non piaceva l’idea di «prendere ordini da una donna vescovo», come si è lasciato scappar detto qualcuno nei corridoi del Sinodo: ma sono pochi. L’arcivescovo di Canterbury uscente, Rowan Williams, aveva invitato a votare sì, osservando che un no «non porterebbe nulla di positivo alla nostra comunità ». Il suo successore Justin Welby ha ugualmente esortato a «finire il lavoro che abbiamo cominciato » con l’ordinazione delle donne al sacerdozio. Una delle quali, Rosie Harper, ha ammonito: «Una Chiesa con standard morali diversi dal resto della società darà l’immagine di una Chiesa morente, incapace di guardare al futuro». Ci riproveranno, gli anglicani, a guardare al futuro, ma dovranno passare altri quattro o cinque anni prima che una dei loro sacerdoti possa aspirare a diventare vescovo, o magari arcivescovo, “papessa”.

 

 

 

 

 

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