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A voi la parola

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link Ennio Morricone . Il tema di deborrah - Se clicchi con il tasto destro del mouse su LINK e con il sinistro su "apri in una nuova scheda. Ascolterai la musica e potrai leggere l'articolo che ci insegna l'umanità del vivere

 

Per dialogare è necessario imparare ad ascoltare

Nell ‘era dei social network, quando la parola è diventata un’urgenza che fagocita ogni altra forma di comunicazione, il fisico britannico Anthony Blake riflette sul significato di dialogo e sulla qualità dei nostri scambi interpersonali, al lavoro a casa. Ospite d’onore al forum Art for Business, organizzato dall’omonima associazione in Triennale, insieme al Centro formazione manager  del terziario, lo scienziato incontra  il pubblico in una lezione aperta a tutti oggi alle 19, mentre domani mattina conduce lo workshop “ fare esperienza del dialogo”.

Come sta cambiando la comunicazione? Lo spiega Anthony Blake

    Anthony Blake nel suo libro ”the supreme art of dialogue” lei distingue tra dialogo, discussione e conversazione. Quali sono le differenze tra queste diversa possibilità di interloquire con gli altri?

Dobbiamo tornare alle radici di queste parole. –Dialogo – proviene da Platone e secondo il fisico David Bhom è l’unione di dia “attraverso” e logos “parola” o “significato” : dunque seguire il percorso del significato. E’ importante però ricordare che i primi dialoghi iniziavano dall’ignoranza  e non dalla conoscenza o convinzioni  già acquisite. Che invece è quel che succede in una discussione dove i partecipanti pensano di sapere già e vogliono argomentare con altri punti di vista. Peer questo Bhom ha accostato la parola  “discussione” a “percussione” e suggerisce di associarla a polarità e scontro. Infine conversazione significa “girare insieme”, dunque va riferita a ogni genere di “parlare insieme”. Anche se  per me suggerisce l’amicizia. In breve: il dialogo è un’operazione in cui “ si riparte da zero”. In un’apertura verso l’ignoto: la discussione al contrario tende a produrre vincitori e vinti; la conversazione è il lubrificante della vita sociale e opera a livello delle relazioni: una cultura è fatta di conversazioni.

In quali situazioni ci sentiamo più a nostro agio nel parlare con gli altri? Al lavoro a casa, con un amico o  un collega?

L’esperienza del parlare è di due tipi: il primo è quando si parla la famiglia e con gli amici : questo parlare  è, si spera, ai fini del mutuo sostegno e riconoscimento. Se ci pensate però, è quasi sempre la stessa conversazione. Al lavoro si ha a che fare con persone che non sono nella propria “cerchia emozionale”; le regole sono diverse e comportano l’esercizio di un potere. L’intenzione è governata da regole  sritte e non scritte basata sull’autorità. Vi è un terzo tipo di interazione, ed è queta che io chiamo dialogo.

Quali sono gli errori più comuni negli scambi della nostra vita quotidiana?

Il significato della parola ”errore” dipende dal proprio scopo. Per qualcuno potrebbe non essere un errore controllare e limitare quello che gli altri sono autorizzati a dire, se è il soggetto controllante. In generale, ascoltare nel dialogo, è come minimo tanto importante quanto il parlare. Vi è una legge in base alla quale non si è in grado di parlare come un vero essere umano se non si è capaci di ascoltare il discorso degli altri. Per dirla in una formula, forse strana: nel dialogo si dice ciò che si è sentito.

 I social network stanno cambiando le nostre modalità di comunicazione: quali son le conseguenze e come possiamo recuperare le altre vie di comunicazione?

Credo che occorra del tempo alla vecchia pratica del faccia a faccia, nella quale le persone giungono a “respirare insieme” e in qualche misura “sincronizzando “ le proprie menti. Dopo è possibile utilizzare la comunicazione elettronica con efficacia molto maggiore. Il dialogo supporta il pensiero e mira all’umanizzazione, a fronte della “massificazione”. I social network questo non lo fanno davvero.

                    

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