VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
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Suor Mariarita Falco, religiosa dell’ Istituto delle Figlie di N.S. della Misericordia, ha scritto un blog per il portale Huffington Post che ho trovato colme di cristiana comprensione e tolleranza per il quindicenne di Roma che schiacciato da ingiurie e insulti omofobi, si è ucciso. Parole che qui sottoscrivo, facendole mie.
“Scrivo su sollecitazione di un amico, altrimenti avrei consegnato al silenzio le mie riflessioni su una morte così assurda e così dolorosa come questa, di un ragazzo suicida a quindici anni, schiacciato dal disprezzo e dal rifiuto di chi gli stava intorno.
“Le parole suonano terribilmente vuote di fronte alla concretezza della morte, perdono la loro forza e il loro significato, perché non fanno risorgere nessuno. A che serve ora difendere la tolleranza e l'accoglienza dell'altro? O denunciare l'ostilità, la crudeltà gratuita che rifiuta la diversità e spinge alla disperazione? Certe parole vanno dette prima, perché non sono solo parole, sono mattoni necessari a costruire o a difendere una convivenza comune. Le parole della reciproca accoglienza, del riconoscimento dell'altro e della sua diversità come risorsa e non come minaccia, sono fondamento e non commento al vivere insieme. Viviamo spesso come isole, in un contesto sociale caratterizzato da relazioni fragili, conflittuali, consumistiche, dove prevale lo stereotipo rispetto alla ricerca dell'autenticità.
“Viviamo di semplificazioni, di scorciatoie emotive, fuggiamo dalla complessità come da una malattia, ciò che non rientra negli schemi è da evitare, si ammette la trasgressione, pure quella violenta, purché "regolata" secondo copioni e "liturgie" ben definite.
“Ma un ragazzino che si veste di rosa e mette lo smalto sulle unghie come lo classifichiamo? E' a questo punto che servono le parole, le parole che creano ponti e scavalcano i muri del pregiudizio, le parole curiose che pongono domande sincere, le parole che intessono relazioni gratuite, le parole che non etichettano l'altro, ma lo sollecitano a dire la sua, le parole che non classificano, ma che ospitano e traducono le differenze. Chi conosce queste parole? Gli adulti dovrebbero conoscerle, perché a loro sono state trasmesse, le hanno anche trascritte, pronunciate ad alta voce in discorsi, alcuni sono morti per queste parole che hanno prefigurato mondi nuovi di libertà e di pace: "Io ho un sogno...".
“C'è qualcuno che desideri ancora riascoltarle? E sia disposto a farsene eco? Triste e condannata a tristezza quella società che soffoca la voce dei suoi profeti, perché indossano un colore "poco ortodosso": si chiude al futuro e rende invivibile l'oggi.”
Suor Mariarita Falco
Anche quello omosessuale è un amore puro
La settimana scorsa ho dato spazio al post di una suora, Mariarita Falco, che commentava su Huffington Post il gesto estremo di Andrea, ragazzo «diverso», che si è tolto la vita a soli 15 anni. Diceva la religiosa davanti a questa assurda tragedia parole che condivido in pieno. Ma qualche lettore ha osservato che quelle parole sono condivisibili sì, ma sono dette da una religiosa. E io da laico non avevo da aggiungere un mio pensiero? Certamente. Io penso che il dramma di Andrea, che schiacciato da insulti e ingiurie ha preferito togliersi la vita, suoni condanna alla nostra società, che, nonostante le apparenze, non è ancora capace di riconoscere l’esistenza e il valore dell’amore universale. L’amore fra esseri umani è fatto di rispetto per l’altra persona e di solidarietà; due persone si amano perché sentono il desiderio di aiuto reciproco, il bisogno di protezione, condivisione di idee e di passioni, di principi e di valori. L’amore allora può essere diverso e può esistere, con intensità e modalità diverse, fra padri e figli, nonni e nipoti, fratelli e sorelle, amici, donne e uomini, donne e donne, uomini e uomini.
E l’attrazione sessuale, che può esistere e non esistere, è anch’essa un’espressione di amore. E’ in questa accezione dell’amore che il sentimento che unisce un uomo a un uomo e una donna a una donna è altrettanto rispettabile e puro. L’uomo che decide di scegliersi come compagno di vita, non sceglie il padre o la madre dei propri figli, ma la persona in sé. D’altronde è in atto una evoluzione antropologica della nostra specie che sta delineando un «modello unico» della coppia, in cui le differenze tra uomo e donna si attenuano. E si affievolisce anche la competizione tra i sessi che lentamente porterà a una omologazione dei ruoli sociali. Ed ecco che sta nascendo una nuova forma di intendere l’amore, più ampia, che contempla anche l’omosessualità intesa non più come una deviazione, né la bisessualità come perversione, ma come libera scelta di amare chi ci comprende, chi ha le nostre stesse passioni e con il quale ci sentiamo di condividere un tratto o tutta la vita.
La tragedia del giovane Andrea dimostra che culturalmente la nostra società è lontana da questa visione dell’amore. Rimaniamo ancorati ad atteggiamenti intolleranti che condannano o nascondono una diversa espressione della sessualità. E dimentichiamo che nella civiltà greca, romana e altre l’omosessualità era una condizione normale e accettata. Dietro questi episodi di omofobia, purtroppo, si nasconde una serie di altre intolleranze verso altre diversità: quella etnica e quella religiosa.
Umberto Veronesi