VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
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La mia vita da figlio irregolare
Caro Augias le racconto cosa mi è capitato in una cittadina d’Abruzzo all’inizio degli anni sessanta. Mia madre mi aveva avuto da un uomo che dopo un certo periodo era sparito, chissà dove. Mia madre ha dovuto farmi anche da padre perché, che io sappia, non ci sono stati altri uoini nella sua vita, forse per disegno o forse per paura. Ha preferito lavorare duro da sola per tenere insieme una famiglia di due persone. Ero un figlio nato “fuori dal matrimonio”, un figlio “naturale”, nel linguaggio corrente tra i miei coetanei “un bastardo”. Sui documenti c’era il nome di mia madre e poi N.N. Tuttavia ho fatto le scuole come gli altri, ho giocato con i miei coetanei, ho imparato a difendermi quando le battute sul mio nome diventavano un po’ troppo pesanti. Giocavo anche piuttosto bene a pallone in una squadretta. Un giorno ha sentito l’allenatore che diceva al suo aiutante: “sta giocando bene il bastardino, domenica me lo metti in attacco”. Invece che in attacco mi sono dato malato e non ho più giocato a pallone. Però sono riuscito a fare l’università. Lei sa perché le ho scritto oggi.
Lo so perché il nostro lettore ha scritto ……
Famiglia e successioni
28/11/2012
Per la nuova legge non esiste più distinzione tra
figli legittimi figli naturali
nati all’interno del matrimonio nati da una coppia non sposata
e figli adottati
· I figli nati al di fuori del matrimonio avevano legami di parentela solo con i propri genitori, ma non con i nonni e gli zii.
Adesso avranno legami identici ai figli legittimi
· I figli nati aldi fuori del matrimonio potranno entrare nell’asse ereditario di tutta la famiglia d’origine e non più soltanto dei genitori
· La legge riconosce che possano essere riconosciuti i figli nati da una relazione tra persone tra le quali esiste un vincolo di parentela ossia i figli nati da incesto. Il riconoscimento può avvenire previa autorizzazione del giudice
· In caso di controversie sui figli all’interno di una coppia di fatto del procedimento si occuperà il tribunale ordinario
Stessi diritti per i figli nati dentro e fuori dal matrimonio
Diventa legge il riconoscimento
di quelli naturali
flavia amabile
ROMA
Non è stato facile, ma alla fine l’aula della Camera dei Deputati ha approvato il testo unico che cancella i figli di serie A e di serie B dalle leggi italiane. A questo punto i diritti dei figli naturali e quelli dei figli legittimi, ovvero nati all’interno del matrimonio, sono gli stessi.
Il disegno di legge è passato con 366 favorevoli, 31 contrari, 58 astenuti ed è stato approvato in terza lettura dall’aula di Montecitorio senza modifiche rispetto al precedente passaggio in Senato e nonostante la contrarietà dell’Udc condivisa anche da molti esponenti del Pdl sulla norma che estende la possibilità di riconoscere anche i figli nati da incesto. L’Udc aveva chiesto lo stralcio e il voto segreto.
La famiglia e, soprattutto, il legame di sangue, prendono il sopravvento rispetto agli interventi esterni che spesso, in caso di problemi, sradicano i minori dalla loro vita e li portano altrove. Il testo è il frutto di un lavoro trasversale che fonde le sei proposte di legge sul tema presentate da centrodestra e centrosinistra. È composto da sei articoli e modifica il codice civile per eliminare le distinzioni tra status di figlio legittimo e status di figlio naturale.
Il vincolo di parentela sussisterà tra le persone che discendono da un medesimo stipite, indipendentemente dal fatto che ci si stia occupando di un figlio legittimo o naturale. In questo modo si crea un rapporto di parentela tra il figlio naturale e la famiglia del genitore. Quando si riconosce un bambino, quindi, gli effetti non ricadono soltanto sul genitore che esprime la sua volontà ma anche sui parenti del genitore stesso. È una novità di notevole importanza che privilegia il legame di sangue e fa sì che, ad esempio, in caso di morte dei genitori, i bambini potranno essere affidati ai nonni e non dati in adozione o affidati ad un istituto.
Il figlio naturale ha il diritto ad essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni; anche dal punto di vista ereditario ai figli naturali saranno assegnati pieni diritti.
Il figlio nato fuori dal matrimonio potrà essere riconosciuto dalla madre e dal padre anche se erano uniti in matrimonio con una persona diversa all’epoca del concepimento. Si modifica quindi l’articolo 250 del codice civile.
Festeggiano le donne che hanno portato avanti insieme questa battaglia anche se militano in partiti molto diversi. «Abbiamo approvato norme moderne che cancellano, una volta per tutte - ha dichiarato il capogruppo del Pd nella Commissione Giustizia Donatella Ferranti - quella distinzione anacronistica tra figli nati all’interno del matrimonio e figli nati in coppie non sposate».
«Spero che sia solo il primo di una lunga serie di provvedimenti coraggiosi, capaci di eliminare le profonde discriminazioni che esistono ancora nel nostro Paese», afferma la portavoce di Fli, Giulia Bongiorno. «Una legge di civiltà», è d’accordo anche Rosi Bindi del Pd. Si allinea Carolina Lussana della Lega Nord: «Viene finalmente data la priorità alla dignità della persona».
Ma non tutti sono d’accordo, nelle dichiarazioni riecheggiano i dissensi che hanno contrassegnato il lungo iter. «Si sdogana l’incesto - avverte Paola Binetti dell’Udc -. Il vero paradosso è che questa legge nata per riconoscere ai figli naturali il diritto ad una famiglia, ha distolto la sua attenzione mettendo in primo piano la drammatica patologia di una famiglia colpita da uno dei crimini più gravi che si conoscano: l’incesto». Parla di «sacralizzazione dell’incesto» anche l’esponente del Pdl Alfredo Mantovano, che ha commentato l’approvazione da parte della Camera come «l’ossequio a quell’ideologia sessantottina che continua a fare danni».
(Articolo tratto dall’edizione cartacea de La Stampa del 28 novembre 2012)
link Preludio "la cavalleria rusticana" - Se clicchi con il tasto destro del mouse su LINK e poi con il sinistro in "apri in una nuova scheda" potrai ascoltare la musica e leggere gli articoli
Le nuove forme familiari
134.000 i nati da genitori non coniugati nel 2011
24,5% del totale (era il 23,6% nel 2010)
8,1% nel 1995 delle nascite era fuori del matrimonio
Centro Nord I nati da genitori non sposati raggiungono e a volte superano il 30%
Coppie di fatto
1997 342.000
2003 533.000
2010 900.000
Il 49% dei casi le coppie non coniugate hanno uno o più
Figli
Single 1.457.000 italiani
Monogenitori 1.175.000 famiglie composte da un unico
genitore; nell’ 86% madri single
Le coppie coniugate rappresentano oggi il 36,4 % delle
famiglie (2010).Erano il 46,2% nel 1998
Mai più figli e figliastri rivoluzione in famiglia “Ora tutti uguali per legge” Sì definitivo. Eredità an che per i nati da coppie di fatto
Posted by carruzzu on 28 November 2012
FACENDO cadere una barriera arcaica e seco-lare che aveva però profonde ripercussioni nella vita quotidiana. D’ora in poi anche i figli naturali
potranno avere legami di parentela non più soltanto con i loro genitori, ma con i nonni e gli zii (condizione questa finora riservata soltanto ai “legittimi”), entrando così per dirit-to
nell’asse ereditario di tuttala famiglia.
Sono questi i punti cardine di una legge fortemente voluta da un gruppo di parlamentari (quasi tutte donne) trasversale ai diversi schieramenti. Una legge che come altre, nell’emergenza
dei provvedimenti economici, sembrava destinata a “perdersi” tra le urgenze della fine legislatura e
invece diventare una realtà in grado di cambiare la vita ad oltre 140mila
bambini, ieri naturali oggi legittimi. E il futuro di quelle900mila coppie di fatto italiane che hanno scelto di diventare famiglia senza sposarsi.
Felice Giulia Bongiorno, presidente della Commissione di Giustizia della Camera: «Abbiamo finalmente rag-giunto un risultato storico in materia di diritti civili, archiviando norme odiose fondate
su un anacronistico senso della morale». Soddisfatta Alessandra Mussolini, relatrice del testo, che fino all’ul-timo ha spinto perché la legge approdasse alla discussione in aula, pur con il
rischio divederla naufragare tra emendamenti e voto segreto. «È un atto di civiltà», dice. Contenta Anna Finocchiaro: «Non ci sono più figli di serie A e di fi-gli di serie B». E Rosy Bindi, che
parla anche lei di «una legge di civiltà che riusciamo a dare al Paese alla fine di una difficile legislatura», ricordando le sue proposte di
equiparazione dei figli quando era ministro della Famiglia. Addio, insomma, ai figlie ai figliastri. Tutti uguali, adesso. «Quella di oggi è una giornata importantissima per i diritti degli
italiani», aggiunge, ancora, Donatella Ferranti, del Pd.
Fin qui l’unanimità. Ma è su un altro punto, delicato e spinoso, che invece la legge ha rischiato di infrangersi. La nuova normativa prevede in-fatti che anche i bambini nati da un rapporto
incestuoso, cioè tra persone che hanno un diretto legame di parente-la, possano essere riconosciuti nella famiglia in cui so-no stati, seppure drammaticamente, “concepiti”. Un riconoscimento che
oggi è proibito e che anche in futuro dovrà sottostare all’autorizzazione del giudice. Un tema controverso, contro il quale hanno votato diversi deputa-ti dell’Udc, ma che mira, così sembra, ad
evitare che bambini nati in modo tanto traumatico debbano subire altre e nuove emarginazioni. Una scelta grave, invece, per molte associazioni che si occupano di minori, che sottolinea-no quanto
possa essere pericoloso «il potenziale riconoscimento della genitorialità di chi ha avuto rapporti incestuosi». Parole a cui si potreb-be ribattere che i rapporti incestuosi sono quasi sempre
vittime di violenza, dove chi subisce è la donna, punita poi doppiamente con l’allontanamento del figlio …
Eliminando la discriminazione tra legittimi e naturali, cambia anche il ruolo del tribunale per i minori. In caso di controversia sui figli all’interno di una coppia non sposata, sarà il tribunale ordinario a gestire il caso, come per i bambini legittimi, e non più il tribunale per i minorenni.
Istat: crollano le nascite e l’Italia invecchia
In Italia prosegue il crollo drastico delle nascite che si registra dal 2009
Roma – L’Italia continua a registrare un crollo drastico delle nascite e un progressivo invecchiamento della popolazione. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat denominato Natalità e fecondità della popolazione residente, relativo all’anno 2011.
L’istituto di statistica ha fotografato come ogni anno la popolazione italiana, e in questa analisi potuto verificare come rispetto al 2010 ci siano stati quindici mila iscritti in meno presso le anagrafi dei comuni. Meno neonati quindi, ma questa non è certo una novità: il dato rilevato infatti, conferma la tendenza alla diminuzione costante delle nascite che si registra già dal 2009.
In particolare sono proprio le coppie italiane a mettere al mondo meno bambini: circa 40 mila in meno rispetto al 2008. «Le baby boomers, cioè le donne nate a metà degli anni sessanta – ha spiegato Giancarlo Gualtieri, ricercatore Istat – che erano una generazione molto numerosa, stanno invecchiando e sono sempre meno in grado di fare figli. Al loro posto entra invece nell’età della fecondità una generazione di donne nate dopo che è molto meno numerosa. Ecco perché le nascite sono in calo». Un fenomeno che a sentire i ricercatori, sembra destinato a peggiorare. Con tutta probabilità, a influire sul crollo vertiginoso delle nascite negli ultimi anni è stata anche la crisi economica.
Per contro ad aumentare sono invece i nati da genitori stranieri, o da coppie composte almeno da un coniuge straniero. In questo caso infatti, i nuovi nati sono cresciuti di 5 mila unità all’anno, anche se nel 2011 anche questo dato ha subito un brusco arresto, segno che forse anche la fecondità delle straniere sta diminuendo. Le italiane mettono al mondo il primo figlio a trentadue anni: il 7% dei nati nel 2011 ha una madre di almeno 40 anni, una maternità quindi posticipata rispetto al passato. Le straniere invece diventano madri intorno ai 28 anni: per ogni bimbo italiano che nasce, ci sono due bambini stranieri.
Tra le madri straniere si collocano al primo posto le donne rumene
Prendendo in considerazione la nazionalità delle madri straniere, al primo posto si posizionano sempre le donne rumene, seguite dalle marocchine, albanesi e cinesi. I nati da genitori stranieri si concentrano soprattutto nel nord del Paese: nel settentrione infatti, più di un nato su quattro ha almeno un genitore straniero.
Al calo di nascite corrisponde anche a una brusca diminuzione dei matrimoni: non solo in Italia ci si sposa di meno, ma la durata media dei matrimoni è di soli 15 anni. Si assiste inoltre a un aumento delle nascite tra da genitori non coniugati. Sono infatti circa 134 mila i bambini nati nel 2011 da coppie non sposate, un valore che si allinea a quanto registrato nel 2011. È al centro nord, che si registra maggiormente tale dato, qui infatti i nati da genitori non coniugati sono il 30%, percentuale che aumenta in alcune zone come nella Provincia autonoma di Bolzano o Emilia Romagna.
Per quanto riguarda i nomi scelti dai neo genitori italiani, il nome Francesco mantiene il suo primato nazionale. Sul fronte femminile invece, il classico nome Giulia è stato sostituito da Sofia. Gli stranieri sembrano preferire i nomi Adam, Rayan, Mohamed, ma al tempo stesso anche gli italiani anche Matteo, Alessandro o Gabriele, seguite da Sara, Sofia, Malak e Alessia per le bambine. La preferenza varia molto a seconda della nazionalità degli stranieri residenti in Italia, in particolare la comunità cinese per tradizione tende a scegliere per i neonati dei nomi molto diffusi nel Paese che li accoglie.
Angela
Istat: sempre meno matrimoni in Italia
Nel 2011 celebrati 204.830 matrimoni, 12.870 in meno rispetto al 2010. In calo anche quelli misti. Un crollo in tutte le Regioni. Meno riti religiosi e più riti civili.
Desk
mercoledì 28 novembre 2012 10:37
Si celebrano sempre meno matrimoni in Italia fa sapere l'Istat. Si tratta di una diminuzione in corso dal 1972 ma che negli ultimi
quattro anni si è particolarmente accentuata. «Nel 2011 sono stati celebrati in Italia 204.830 matrimoni (3,4 ogni 1.000 abitanti), 12.870 in meno rispetto al 2010- si legge nella nota
dell'istituto- Tale tendenza alla diminuzione è in atto dal 1972, ma negli ultimi quattro anni si è particolarmente accentuata: infatti, la variazione media annua è stata del -4,5% tra il 2007 e
il 2011, a fronte di un valore del -1,2% rilevato negli ultimi 20 anni».
Sostiene l'Istat che «il fenomeno ha interessato praticamente tutte le regioni. Nel periodo 2008-2011 il calo più marcato si è osservato in Sardegna (-7,7%), in Campania e nelle Marche (-6,9%) e
in Abruzzo (-6,6%)». Nel particolare a diminuire sono soprattutto le prime nozze tra sposi entrambi di cittadinanza italiana: «155.395 celebrazioni nel 2011, circa 37 mila in meno negli ultimi
quattro anni. Questa differenza spiega da sola l'82% della diminuzione osservata per il totale dei matrimoni nel 2008-2011».
In calo pure i matrimoni misti: «Un altro 17% della diminuzione totale è dovuto ai matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è di cittadinanza straniera: nel 2011 sono state celebrate 26.617
nozze con almeno uno sposo straniero (pari al 13% del totale), quasi 8 mila in meno rispetto al 2007, nonostante la lieve ripresa dell'ultimo anno. In particolare, i matrimoni misti ammontano a
18 mila nel 2011 (5.555 in meno rispetto al 2007)».
Diminuiscono anche i secondi matrimoni: «da 34.137 del 2008 a 31.048 del 2011, ma la loro quota sul totale è in crescita dal 13,8% del 2008 al 15,2% del 2011». Le nozze sono sempre più tardive:
«L'età media al primo matrimonio degli uomini è pari a 34 anni e quella delle donne a 31 anni». Altro dato sui riti religiosi: «Nel 2011 sono state celebrate 124.443 nozze, 39 mila in meno
rispetto al 2008. I matrimoni civili subiscono una flessione piu' contenuta dovuta a quelli che riguardano cittadini stranieri. Per i primi matrimoni di coppie italiane, al contrario, la quota di
unioni celebrate con rito civile è in continuo aumento: dal 18,8% del 2008 al 24% del 2011».
Infine «si conferma la prevalenza dei matrimoni in regime di separazione dei beni (due su tre) e non si riscontrano più differenze di rilievo nelle diverse ripartizioni».
Le nozze in chiesa resistono solo al Sud
Nel Nord per la prima volta i matrimoni civili superano quelli religiosi. Record a Trieste e Livorno
Lo dice l'Istat, rivelando che al Sud sono solo il 23 per cento (contro il 52 per cento del
Nord, dato record) i matrimoni civili. Ci si sposa di meno, conferma l'Istat. E se proprio si deve, si va sempre di più dal sindaco. Sorprende, ma mica tanto, in fondo, il dato del Nord, dove la
quota di matrimoni civili ha superato quelli religiosi. Diminuiscono anche i matrimoni misti (9.333 in meno, l'anno scorso, rispetto al 2008, il 29,2 per cento, addirittura) perché il fenomeno
dell'immigrazione si è notevolmente ridotto. Non è merito della Bossi-Fini. È che non siamo più appetibili, come Paese, se non come stazione di posta lungo la via per le Fiandre, la Germania, il
Baltico, più a nord che si può.
È il matrimonio come idea, come progetto, che è ormai in crisi nera. Anche se il dato medio nazionale (il 52 per cento del nord e il 23 del Sud, passando per un 47 per cento del Centro Italia)
nasconde profonde differenze territoriali. Vince la fascia tricolore del sindaco, rispetto alla stola del prevosto, in certe province del Nord: Livorno e Trieste ((62,5%), Massa-Carrara (56,5%),
Bolzano (56%), seguite da Genova e Ferrara (55,7%), Grosseto (55,3%) e Udine (55,1%). Eppure solo 15 anni fa i matrimoni civili erano solo il 20 per cento delle unioni ufficiali.
«Gli italiani stanno cambiando, non si crede più al matrimonio come unica strada per formare una famiglia, e si convive, con la speranza che prima o poi le coppie di fatto possano avere il dovuto
riconoscimento», ragiona Gian Ettore Gassani, presidente degli avvocati matrimonialisti. È la prudenza, il calcolo, tutta roba che non ha niente a che fare col sentimento, a deprimere le fantasie
dei potenziali nubendi. Ora, all'effetto schiuma frenata, concorre anche lo spettro dell'impoverimento: la separazione, il divorzio, gli alimenti al coniuge: un incubo sempre più
ricorrente.
Lo dice l'Istat, rivelando che al Sud sono solo il 23 per cento (contro il 52 per cento del
Nord, dato record) i matrimoni civili. Ci si sposa di meno, conferma l'Istat. E se proprio si deve, si va sempre di più dal sindaco. Sorprende, ma mica tanto, in fondo, il dato del Nord, dove la
quota di matrimoni civili ha superato quelli religiosi. Diminuiscono anche i matrimoni misti (9.333 in meno, l'anno scorso, rispetto al 2008, il 29,2 per cento, addirittura) perché il fenomeno
dell'immigrazione si è notevolmente ridotto. Non è merito della Bossi-Fini. È che non siamo più appetibili, come Paese, se non come stazione di posta lungo la via per le Fiandre, la Germania, il
Baltico, più a nord che si può.
È il matrimonio come idea, come progetto, che è ormai in crisi nera. Anche se il dato medio nazionale (il 52 per cento del nord e il 23 del Sud, passando per un 47 per cento del Centro Italia)
nasconde profonde differenze territoriali. Vince la fascia tricolore del sindaco, rispetto alla stola del prevosto, in certe province del Nord: Livorno e Trieste ((62,5%), Massa-Carrara (56,5%),
Bolzano (56%), seguite da Genova e Ferrara (55,7%), Grosseto (55,3%) e Udine (55,1%). Eppure solo 15 anni fa i matrimoni civili erano solo il 20 per cento delle unioni ufficiali.
«Gli italiani stanno cambiando, non si crede più al matrimonio come unica strada per formare una famiglia, e si convive, con la speranza che prima o poi le coppie di fatto possano avere il dovuto
riconoscimento», ragiona Gian Ettore Gassani, presidente degli avvocati matrimonialisti. È la prudenza, il calcolo, tutta roba che non ha niente a che fare col sentimento, a deprimere le fantasie
dei potenziali nubendi. Ora, all'effetto schiuma frenata, concorre anche lo spettro dell'impoverimento: la separazione, il divorzio, gli alimenti al coniuge: un incubo sempre più
ricorrente.
indagine censis
Triplicano i bambini nati con la procreazione assistita
Il 69,1% degli italiani è favorevole a utilizzare queste tecniche
Triplicano i bambini nati
con la procreazione assistita
Il 69,1% degli italiani è favorevole a utilizzare queste tecniche
MILANO - In Italia è aumentato del 62,8% in cinque anni, dal 2005 al 2010, il numero delle donne trattate con la procreazione assistita: da 27.254 a 44.365. È quanto emerge da un'indagine condotta dal Censis. Il numero dei bambini nati con le tecniche di procreazione assistita è triplicato: da 3.385 a 9.286. Si registra anche un aumento dei tassi di successo, con una riduzione dei parti plurimi (dal 24,3% al 22,3%) e degli esiti negativi, come aborti spontanei, morti intrauterine e e gravidanze ectoscopiche (dal 26,4% al 24%).
I PARERI - Sempre secondo l'indagine Censis, il 69,1% degli italiani è favorevole alla procreazione assistita, ma ci sono forti differenze in base al titolo di studio: i laureati sono d'accordo nell'81,7% dei casi, contro il 33,3% di chi ha solo la licenza elementare. Per quanto riguarda la fecondazione eterologa è favorevole il 63,5% del laureati e solo il 20,5% delle persone meno scolarizzate. Relativamente all'aborto ci sono invece differenze legate all'età: con l'aumentare degli anni crescono i pareri negativi, il 33,7% degli over 65 ne nega la legittimità, a fronte di un 17,7% dei giovani. Il 36,6% degli anziani non è favorevole all'utilizzo della pillola abortiva, mentre tra i giovani ad avere un parere negativo sono il 20,5%.
(Fonte: Ansa)