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LA LETTERA DEL CALCIATORE GAY DI SERIE A E LA RISPOSTA DI NATALIA ASPESI
La lettera che ora leggerete è stata scritta da un calciatore gay a Natalia Aspesi nel febbraio del 2000.
Allora il calciatore, un ex di serie A, diceva di essere vicino ai 40 anni. E visto che, da allora, sono pasati circa 9 anni, l'anonimo calciatore oggi dovrebbe essere vicino ai 50 anni. La sua toccante lettera è stata pubblicata sul "Venerdì" di "Repubblica", rubrica "Questioni di Cuore", del 18 febbraio 2000, n° 622.
ECCO LA LETTERA
Ormai sono più vicino ai 40 che ai 30, ho una moglie, ho un figlio. Loro mi amano molto e io li amo moltissimo, sono la mia vita. Ho loro, ho un bel lavoro, ma io non so chi sono. Sino a qualche anno fa la mia vita era completamente diversa. Facevo il calciatore, giocavo in una squadra di serie A, avevo i soldi, l'attenzione della gente, della televisione, avevo chi mi diceva cosa fare. Non avevo tempo di pensare, di farmi le domande che ora invece non mi fanno dormire. Io so che sono omosessuale, anche se questa parola mi fa schifo. Mi hanno insegnato che non si può essere omosessuali, e negli spogliatoi ce lo dicevano come accusa scherzosa. Avevo il calcio che mi riempiva la vita. La società mi aiutava, mi seguiva passo passo, si preoccupava anche di quel lato della mia vita. Mi hanno detto che era ora che mi trovassi una moglie. Adesso è tardi, ho fatto delle scelte, ho moglie e figlio. Ma dopo una cena di lavoro, in macchina, sto male perchè mi sento solo. E capisco che da quella parola non posso scappare. Ci sono posti in cui ci sono altri come me, che però non hanno paura di quello che sono. Allora divento anch'io come loro, e faccio tutto quello che mi sembra giusto, ma poi devo tornare a casa, da mia moglie, da mio figlio. E torna il sole, e io non so più chi sono. Ho paura di innamorarmi e che una notte non torno più a casa, poi penso a mio figlio e vado avanti.
La gente ancora mi ferma per strada, mi chiede autografi, parliamo di calcio, ma se sapessero, anche loro mi odierebbero. Hanno ancora i miei poster ma nessuno accetta un calciatore omosessuale. Se fossi uno scrittore o un attore nessuno penserebbe male. Ma nel mio mestiere non si può. A volte ho pensato che altri calciatori avessero il mio stesso problema, ho anche avuto voglia di confidarmi. Ma poi devo continuare a fingere, di giorno. Cosa posso fare per non sentirmi fuori posto? Devo scappare lontano o essere legato a quello che la gente pensa di me? Loro hanno i miei posters, ma io ho questa parola, omosessuale, che mi tormenta.
LETTERA NON FIRMATA
RISPOSTA DI NATALIA ASPESI
Anche alcuni uomini politici e amministratori pubblici hanno superato l'affanno di essere omosessuale dichiarandosi tale. Non sarà stato facile, sarà stato doloroso, ma ce l'hanno fatta ad accettarsi e a farsi accettare. Guardi che non intendo affatto dire che lei dovrebbe fare lo stesso, perchè non aver paura di dichiararsi è un processo difficile, di sofferenza e coraggio, un percorso solitario che ognuno deve affrontare personalmente valutando, come giustamente sta facendo lei, fino a che punto si è disposti ad accettare le reazioni degli altri, il dolore degli altri. E' vero che lo sport, e soprattutto il calcio, sono simboli di virtù virili (e infatti persino dalle donne si accetta un po' di mascolinità), tanto che i tifosi spesso scadono nel virilismo più assurdo e pericoloso, come la violenza negli stadi. Credo che anche se si spettegola su calciatori forse gay, mi pare che non più di un paio, nel mondo, pur non dichiarandosi tali, non l'abbiano neppure negato. Io capisco il suo drammatico dilemma, che però dovrebbe riguardare meno i suoi tifosi e più le persone che ama e le sono vicine. Se lei è stato un atleta amato e ammirato, le sue imprese non potranno essere cancellate da quello che lei ritiene un marchio infamante, e che è invece il suo modo di essere uomo. E' il sotterfugio, è il silenzio, sono l'ipocrisia e l'inganno a turbarla e renderla infelice. Personalmente credo che le scelte sessuali che incidono nella vita di un uomo in modo sconvolgente vengono vissute con dolore e, nel su caso, con senso di colpa. Nè penso che sia necessario sbandierare ai quattro venti la propria omosessualità, mentre mi parrebbe giusto un gesto di sincerità, e liberazione, con le persone che ci amano e amiamo. Sempre che siano in grado di capire e accettare.
Natalia Aspesi(sullo stesso numero di "Venerdì" di "Repubblica", 18 febbraio
LETTERA A MIO FIGLIO
Gentile Natalia Aspesi,
Sono contento che sia lui (assieme a mia moglie) ad accompagnarmi nel cammino della vita. Sono stato fortunato che egli sia nato . Quando io e la mia compagna ci siamo accorti che stava arrivando , eravamo un po' attempati e non aspettavamo più un figlio.
Per me la sua venuta è stata una potente spinta vitale. Sono stato un gran depresso e quando lui si è presentato alla vita mi sono detto che non potevo fare brutta figura con lui.....sono andato in analisi per farmi aiutare e altre cose.......... ......... quando mi ha comunicato di essere gay , circa 3 anni fa, in un paio di giorni ho dovuto rivedere dentro di me alcune cose: ognuno di noi ha delle aspettative, fa delle fantasie, si crea un'immagine sulle altre persone. Poi mi sono detto: ma che bella occasione ! Finalmente posso ricambiare e fare pari e patta con tutto quello che mio figlio mi ha dato fin da piccolo.
Voglio fare qualche osservazione sulla gerarchia della chiesa cattolica e del Vaticano rispetto alla questione gay. Fornisco il mio contributo altrimenti passa ancora qualche secolo prima che essa si ravveda e chieda scusa come è successo per Galileo.
L'atteggiamento che caratterizza un cristiano nei confronti delle persone non è una identità, ma la pratica dell'amore: un atteggiamento di apertura, comprensione e compassione nei confronti della vita delle persone. La gerarchia della Chiesa cattolica si sta trastullando con vari concetti: assolutismo, relativismo, laicismo ecc. a me sembra che sia tornata fondamentalmente al concetto del Vecchio Testamento di puro e impuro invece di osservare cosa avviene nel cuore degli uomini.
L'altra questione, che poco viene messa in rilievo è che l'Organizzazione Mondiale della Sanità da anni ha affermato che l'omosessualità non è una malattia. Siamo ancora ai tempi di Galileo: la fede (o meglio l'ortodossia – solo la chiesa, o meglio la gerarchia ritiene di avere il monopolio della verità assoluta -) contro la scienza. La ringrazio per la rubrica che tiene sul venerdì di repubblica, in famiglia ci troviamo sempre molta umanità e spunti di riflessione.
Cordiali saluti
Tommaso
La vera moralità non sta nel cercarla nella via già tracciata, ma dentro di sé senza paura
GHANDI
Video con l'intervento di Benigni che legge la lettera di Oscar Wilde, vale la pena ascoltarlo link
LETTERA DI OSCAR WILDE LETTA DA BENIGNI
Vi ripropongo il testo:"A lord Alfred Douglas, lunedì sera [29 aprile 1895],
Carcere di S.M., Holloway
Mio carissimo ragazzo,
questo è per assicurarti del mio amore immortale,
eterno per te. Domani sarà tutto finito.
Se la prigione e il disonore saranno il mio destino,
pensa che il mio amore per te e questa idea,
questa convinzione ancora più divina,
che tu a tua volta mi ami,
mi sosterranno nella mia infelicità e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza.
Poiché la speranza, anzi, la certezza,
di incontrarti di nuovo in un altro mondo
è la meta e l' incoraggiamento della mia vita attuale,
ah! debbo continuare a vivere in questo mondo,
per questa ragione.
Il caro *** mi è venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi ha rassicurato: che a mia madre non mancherà mia niente.
Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice.
Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di
un Cristo), quanto a te, ti prego,
non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l' Italia e riconquista la tua calma,
e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia così strana.
Non esporti all' Inghilterra per nessuna ragione al mondo.
Se un giorno, a Corfù o in qualche isola incantata,
ci fosse una casetta dove potessimo vivere insieme,
oh! la vita sarebbe più dolce di quanto sia stata mai.
Il tuo amore ha ali larghe ed è forte,
il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione
e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore.
Se il fato ci sarà avverso,
coloro che non sanno cos'è l'amore scriveranno, lo so,
che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita.
Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero.
Il nostro amore è sempre stato bello e nobile,
e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia,
è perchè la natura di quell' amore non è stata compresa.
Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi dà coraggio. Debbo ricordarla.
Scrivi che è mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto.
Credo sia vero. Ci proverò e lo farò.
Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti
così che quando viene mi possa dire cosa fai.
Credo che gli avvocati possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Così potrò comunicare con te.
Sono così felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato.
Per me sarebbe stato un tormento pensarti in Inghilterra
mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale.
Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti.
Tendo le mani verso di te.
Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani.
Credo che il tuo amore veglierà sulla mia vita.
Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica
in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro.
Cerca di farmi avere tue notizie.
Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato.
Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e più amabile.
Oh! aspettami! aspettami!
Io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti,
devotamente il tuo, con un amore immortale
Oscar Wilde
LETTERE a CORRADO AUGIAS
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Gentile Augias, non è solo la legge contro l’omofobia, noi omosessuali non scontiamo solo le discussioni delle aule parlamentari ma le conseguenze di un pensiero più generale che giudica la propensione sessuale come una trasgressione alla natura e al cattolicesimo. Da una vita mi scontro con il sottile velo di un pregiudizio mai palesato apertamente ma il più volte in modo subdolo con sorrisi battute dispetti maldicenze. Si è diversi e basta. E te ne accorgi. Arriva sempre un momento della tua vita nel quale ti rendi conto che non sei accettato e che il mondo in cui vivi sarà un mondo a parte in cui vieni relegato e discriminato. Sei un diverso. L’amore fra due persone dello stesso sesso che altrove viene pienamente accettato, diventa in Italia un ipocrita «si fa ma non si dice» e sfuma in tema di discussione fra attricette e saltimbanchi, non una realtà della quale semplicemente prendere atto. Ecco da dove vengono coloro che non accettano le persone omosessuali, le picchiano, le aggrediscono, gli impediscono di vivere una vita normale lavorativa, quotidiana, affettiva. Oggi per l’ennesima volta il mio diritto di persona uguale di fronte alla legge non è stato rispettato, non mi sento garantito e sono certo che se domani qualcuno mi mollasse un ceffone qualcun altro potrebbe dire che ha fatto bene perché sono frocio. Francesco Cardillo francescocardillo@hotmail.it Nella bocciatura della legge ripugna oltre al fatto in sé, l’ipocrisia della quale il voto è stato ammantato. Esplicito, come spesso gli accade, il deputato Buttiglione ha detto: «Quella legge contrastava con il principio di uguaglianza, gli omosessuali godono della protezione legale di ciascun cittadino, la legge operava una discriminazione positiva. Stabiliva che un osso rotto a un omosessuale conta di più di un osso rotto a un non omosessuale. Questo è anticostituzionale». Strano ragionamento, in fondo Bottiglione pratica la filosofia e dovrebbe sapere che non l’osso rotto in sé conta in questo caso ma le ragioni della rottura. Se la condizione di omosessuale fa aumentare, come dimostrano purtroppo le cronache, i possibili rischi, non è giusto che la legge li compensi aumentando la protezione? Anche l’ex ministro Roberto Castelli con l’aria di saperla lunga ha sostenuto in tv (La7) che la legge Concia andava contro l’articolo 3 della Costituzione perché gli omosessuali sono uguali agli altri. Parole sante, che non tengono conto di un piccolo dettaglio: la legge non riguardava le vittime ma gli aggressori. Non c’è forse una legge in vigore che punisce (e non solo in Italia) le violenze commesse per odio razziale o religioso? A quali contorcimenti e a quali brutte figure ci si deve esporre quando si commette un gesto esecrabile cercando di nascondere le ragioni |
Perché l'amore, se é gay, é di serie B ?
Caro Augias,
sono un ragazzo gay di Bologna ho 23 anni. Per l'ennesima volta mi sono sentito insultato dal papa per le sue parole sull'amore gay. Sentir dire che il sentimento che posso provare per un ragazzo
è di serie B mi fa rabbrividire. Scrivo questa lettera con tanta rabbia nel cuore, perché l'amore gay l'ho vissuto, come l'hanno vissuto e lo stanno vivendo decine di miei amici e amiche. Amare
una persona del tuo stesso sesso è impegnativo sul piano collettivo e personale; scontri, litigi e imbarazzi con genitori e amici eterosessuali, mancanza di sovrastrutture sociali e religiose che
ti possano aiutare e sostenere, impossibilità concreta di vivere l'amore serenamente alla luce del sole. Difficoltà enormi, che un eterosessuale forse non riesce nemmeno a immaginare; nonostante
questo, vedo tanti esempi di storie di amore gay bellissime; io stesso sono stato fidanzato per due anni con un ragazzo speciale, e forse proprio l'impossibilità oggettiva di poter vivere
interamente questo amore, lo ha fatto terminare. Ci vuole una forza incredibile perché vai contro tutti e contro tutto. Solo un sentimento sincero, forte e puro può reggere pressioni che
provengono dalla società in cui viviamo, e in cui ognuno di noi ha (avrebbe?) dei diritti. Mi chiedo in base a cosa, il papa possa dire che questo amore è così riprovevole. Non riesco a capire,
mi sento preso in giro e offeso. L'amore non dovrebbe essere sempre incoraggiato?
Alex Bardelli
Il testo dell’omelia di Pasquale Quaranta
Sono venuto da Salerno
per parlarvi in questa Chiesa, di omosessualità. Sono gay credente..
No, non vi spaventate! Ascoltate…
Dicevo, sono gay credente e la ragione per cui sono qui stasera è perché don Franco e don Fabrizio credono, insieme a me, che una testimonianza possa farvi riflettere su una realtà con la quale
ognuno di voi, molto probabilmente, non ha avuto ancora modo di confrontarsi nei termini in cui ne parlerò.. ovvero di gioia, di amore, di serenità, di trasparenza.
L’omosessualità non è una malattia, non è perversione, né trasgressione, né moda e - la cosa che mi preme sottolineare ora - non è peccato!
Si tratta di un dono di Dio che, in quanto tale, non è scelto e che ci si ritrova a vivere. La fede, ugualmente, è un sentimento che scopriamo e coltiviamo dentro di noi, un “orientamento” che
siamo chiamati, nello stesso modo, a vivere. Gay e lesbiche hanno il diritto di vivere pienamente la propria vita, anche sul piano affettivo e sessuale, tanto quanto una persona eterosessuale.
Chi chiede l’astinenza e la "vende" come esigenza di castità non ha capito il dono dell’amore.
Chiediamoci piuttosto: qual è il mio rapporto nei confronti di una persona omosessuale? Quale sarebbe la mia reazione se mio figlio o mia figlia mi rivelasse la sua omosessualità?
Sono sicuro che le risposte farebbero emergere quel pregiudizio millenario che una tradizione storica, anche quella cattolica, ha radicato nelle coscienze.
Io vi dico: “Liberiamocene!”
“Troppe persone fanno ancora dipendere la loro pace dal parere della Gerarchia, come se essa fosse “la chiesa” o addirittura l’ eco o l’interprete della voce di Dio. La chiesa è una realtà più
viva e variegata in cui lo spirito di Dio suscita voci ed esperienze diverse”.
Ci sono migliaia di persone che, in queste ore, soffrono la solitudine per un orientamento che viene condannato come immorale, intrinsecamente malvagio, abominevole. Badate, solitudine non
significa semplicemente “stare soli”.. vuol dire anche stare insieme a tante altre persone ma “sentirsi soli”, non pienamente compresi.
C’è chi si è tolto la vita perché non riusciva ad accettare la propria omosessualità per motivi confessionali mal interpretati e per l’ostilità della gente o della famiglia.
Sembra risuonare in questa notte, una notte santa perché il figlio di Dio è venuto al mondo, nel freddo di una povera grotta, fuori dalla città degli uomini, ciò che il Prologo al Vangelo di
Giovanni dice: “Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto…”. Quanti dei nostri fratelli e sorelle, amici e amiche, gay e lesbiche (queste parole sono ancor intrise oggi di disprezzo o
di scandalo) non sono stati accolti? Quanti sono venuti nella loro famiglia umana e non vi hanno trovato posto?
È il destino di quelli che Gesù ama più di tutti, coloro ai quali è accaduto di trovarsi nella stessa situazione in cui Lui si è trovato, tra gli uomini e le donne del suo tempo: ce lo racconta
stanotte il Vangelo di Luca: “La Vergine partorì il bimbo, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia (…) perché non c’era posto per loro nell’albergo”. Non c’era posto, come oggi, per molti
non c’è posto, non c’è nelle nostre case per Lui e per tanti fratelli che sono omosessuali, non c’è posto nel cuore per accogliere e la Chiesa stessa, la comunità dei credenti, sembra essere
diventata quell’albergo, dove non c’è posto..
È possibile secondo voi che Dio possa essere felice di questo? Dio non fa “pezzi sbagliati” e siamo tutti suoi figli! Ognuno ha diritto ad essere quello che è e di essere qui, non meno degli
alberi e delle stelle.
Il dono più grande che potete fare/vi, da questo Natale in poi, sarà quello di abbracciare il ragazzo gay, la ragazza lesbica che vi è vicino, sia egli/ella vostro figlio/a, vostro fratello,
vostra sorella o cugina, un vostro parente.
Dimostrategli il vostro Amore. C’è n’è bisogno. Dio ne sorriderà, siatene certi!
“Ero forestiero..”, cioè ero straniero, differente, della diversità che ci disturba, in base alla quale noi attribuiamo ad altri qualcosa di non giusto o di storto e - dice Cristo - “voi mi avete
accolto (…)”. Ero gay dunque e mi avete accolto, rispettato e amato (è l’insegnamento del Vangelo di Matteo).
Accogliamoci qui l’un l’altro come Dio ci ha voluti: perché “Come facciamo ad amare Dio - nostro padre - che non vediamo se non amiamo il nostro fratello che vediamo?” (II Lettera di
Giovanni)
E come possiamo sperimentare l’amore e la paternità unica di Dio se come figli escludiamo altri figli, nostri fratelli?
Il Padre nostro che sta nei cieli e il figlio suo che oggi è tra noi, nell’umanità e fragilità di una creatura, ci chiedono l’unico abbraccio dell’amore filiale che ci fa’ tutti fratelli.
Il mio augurio per questo Natale è che sempre meno persone si sentano sole a causa di un orientamento affettivo naturale che non può significare una discriminante nei rapporti umani. L’augurio è
che ognuno di voi capisca che una persona omosessuale è, al pari di una persona eterosessuale, immagine di Dio.
Non mi sento di "dimostrare" nulla a nessuno sul terreno della fede. Posso solo testimoniare umilmente con la mia vita per ogni dono ricevuto, grazie a Dio. “In Lui le differenze sono belle
perché hanno radici nel Suo cuore di creatore, fonte di Vita”.
Che questo Natale, nella nostra Chiesa, sia gioia per tutti. Nessuno escluso.
Auguri di Buon Natale.
Omelia di Pasquale Quaranta letta dall’autore durante la messa di mezzanotte nella chiesa cattolica “Santa Maria Assunta” di Rignano Garganico (Foggia, 25 dicembre 2003
La lettera scritta dal padre di Paola Concia in occasione del matrimonio della figlia
Scritto da wolverina Il giorno 8 agosto 2011 · In Matrimonio gay, Notizie, screen
“Cara Ricarda ed Annapaola,
Solo voi potete sapere quanto é stato duro, difficile ed anche doloroso arrivare a questo giorno di felicità. Purtroppo io non sarò con voi ma ci saranno
fratelli e nipoti che vi faranno sentire l’affetto che meritate.
Già da domani tornerete ad affrontare l’intolleranza e in qualche caso addirittura l’odio per chi ha fatto una scelta di amore. Un amore diverso ma non per questo meno intenso e meno puro.
Ho oltre 80 anni e neanche per me é stato facile capire e d accettare fino in fondo. Ma quello che voglio dirci é né a me né ad altri che dovete rendere conto, ma solo l’una all’altra. Perché il
diritto di amarvi é scritto più in cielo che in terra. “In paradiso i matrimoni non ci sono ma l’amore si”.
Benvenuta tra noi Ricarda. Per me sarai una figlia, sorella degli altri miei figli e come loro ti amerò.
Paola voglio ringraziarti per avermi donato ancora a questa mia tarda età la voglia di ribellarmi all’ingiustizia.
Auguri Papà”.
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