VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
"Diamo l'opportunità ai nostri ragazzi di crescere lontano dalla violenza"
link Mozart: Trio for Clarinet, Viola and Piano, K.498 - Se clicchi con il tasto destro del mouse su LINK e con il sinistro su "apri in una nuova scheda" ascolterai la musica e leggerai gli articoli Il testo dell'intervento che la first lady ha pronunciato mercoledì a Chicago, trattenendo a stento le lacrime
Michelle Obama parla a un evento contro la violenza giovanile e il commercio di armi (afp)
Oggi
sono qui perché Chicago è la mia città. Qui sono nata e cresciuta. Qui ho costruito la mia carriera. Qui vivono molti dei miei capi. Ex capi (risate). Qui ho incontrato e sposato l'amore
della mia vita. Qui ho allevato le mie figlie le quali, detto per inciso, si riferiscono ancora a Chicago come a "casa". Perciò lasciate che vi dica che, quando si tratta di garantire la salute,
la crescita e il successo dei ragazzi di questa città, stiamo parlando di una cosa che mi appassiona, che considero la mia missione.
VIDEO L'intervento di Michelle Obama a Chicago
http://www.fanpage.it/guerra-alle-armi-in-america-l-intervento-commosso-di-michelle-obama/
È anche grazie a questa città che la nostra vita ci ha offerto tante opportunità. Abbiamo usufruito di buone scuole pubbliche. Io stessa sono il frutto di una di queste scuole. Abbiamo
frequentato i campi estivi del Chicago Park District. E durante quei campi estivi ho ricevuto parecchi premi di cui sono piuttosto fiera... (risate). Abbiamo giocato a basket nei campi
di gioco cittadini. Le nostre chiese organizzavano corsi che ci hanno avvicinato alla musica e all'arte.
A quel tempo, i nostri genitori sapevano che se ci avessero amato e incoraggiato, se ci avessero tenuto lontani dalle strade, se avessero fatto le scelte giuste, noi avremmo avuto delle
opportunità. Ma oggi, per troppe famiglie e troppi ragazzi di questa città, le cose non stanno più così. Oggi troppi ragazzi di questa città, ragazzi che vivono a volte solo a qualche isolato da
grattacieli scintillanti, da parchi rigogliosi e da musei e università, è come se vivessero in un altro stato, addirittura in un altro continente. Perché tanti di quei ragazzi non sono mai stati
all'Art Institute o al Millenium Park. Molti di loro non sanno nemmeno dell'esistenza dell'Università di Chicago. Alcuni di loro non hanno neanche mai visto il lago. Perché invece di trascorrere
le giornate godendo delle ricchezze della città, devono guardarsi le spalle. Hanno paura di camminare da soli. Hanno paura di camminare in gruppo, perché potrebbero essere scambiati per membri di
una gang e questo li metterebbe in pericolo. Migliaia di ragazzi vivono in quartieri nei quali il funerale di un adolescente è considerato un fatto sventurato ma non insolito.
Questi sono i pericoli che tanti ragazzi si trovano ad affrontare in questa città: ragazzi come Hadiya Pendleton, al cui funerale ho assistito lo scorso febbraio. Aveva 15 anni ed era una delle
migliori studentesse del King College Prep. Veniva da una famiglia perbene. Gente che frequenta la chiesa. La madre di Hadiya aveva fatto tutto il possibile per sua figlia. L'aveva iscritta a
tutte le attività che si possono immaginare - corsi di cheerleading, majorette, danza liturgica - pur di tenerla occupata e lontana dalle strade. E mentre partecipavo assieme ai Pendleton al
funerale di Hadiya, non potevo fare a meno di pensare a come mi sembrasse di conoscerli bene. Perché mi sono resa conto che la famiglia di Hadiya era simile alla mia. Hadiya Pendleton era me, e
io ero Hadiya. Ma io ho avuto la possibilità di crescere, di frequentare la facoltà di giurisprudenza a Princeton e ad Harvard, di avere un lavoro e una famiglia e la vita più felice che potessi
mai immaginare. E Hadiya? Appena una settimana dopo la sua esibizione alla cerimonia di inaugurazione del mandato di mio marito, è andata in un parco assieme a degli amici e le hanno sparato
nella schiena perché un ragazzo ha pensato che appartenesse a una gang. E questa storia è una storia che in questa città e in questo Paese leggiamo giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo
anno.
Non sto parlando di cose che accadono in zone di guerra, in qualche angolo del mondo. Parlo di una cosa che accade nella città che consideriamo casa nostra. Questo genere di violenza è ciò che
ragazzi come Hadiya Pendleton devono affrontare ogni singolo giorno. E che devono affrontare anche i due ragazzi accusati dell'omicidio. Cosa sarebbe accaduto se, invece di andarsene in giro
armati, quei ragazzi avessero avuto accesso ad un laboratorio di informatica, ad un centro sociale o ad un campo da basket vero e proprio? Forse le cose sarebbero andate diversamente. Proprio in
queste ore, mio marito sta lottando con tutte le sue forze, coinvolgendo quante più persone possibile, perché siano approvate delle riforme ispirate al buon senso che proteggano i nostri figli
dalla violenza delle armi. E queste riforme meritano un voto del Congresso.
Non possiamo fermare tutta la violenza del mondo. Ma se c'è anche soltanto una cosa che possiamo fare, anche soltanto un'iniziativa che possiamo prendere non abbiamo il dovere di provare? Penso
che mio marito si sia espresso molto bene quando si è rivolto alla gente di Newtown, Connecticut, lo scorso dicembre, dicendo: "Questo è il nostro primo dovere, occuparci dei nostri figli. Questo
è quello per cui saremo giudicati. E, su quel metro di giudizio, possiamo affermare onestamente che, come nazione, abbiamo assolto i nostri doveri?". È una domanda che dovremmo porci anche a
Chicago e in ogni angolo di questo Paese. Perciò, oggi voglio incitarvi a unirvi e fare qualcosa che sia degno della memoria di Hadiya e del futuro dei nostri figli. Unitevi a me, ai compagni di
classe di Hadiya e ai ragazzi di questa città che stanno ancora combattendo così duramente per vincere questa battaglia. Dobbiamo dimostrare loro - con i fatti - che in questa lotta non sono
soli. Dobbiamo dimostrare che crediamo in loro e dargli tutto ciò che è necessario perché abbiano fiducia in se stessi. Grazie di cuore. Buona fortuna e Dio vi benedica.
(Traduzione di Antonella Cesarini)
(12 aprile 2013)
34% percentuale di famiglie che posseggono armi da fuoco
30.694 i morti per armi d fuoco negli USA
12.352 sono stati assassinati
17.002 si sono suicidati
789 per cause accidentali
330uccisi dalla polizia
221motivi non accertati
60-70% le armi da fuoco vendute negli USA con canali legali, il resto è in commercio nero
2.500.000 i cittadini che ogni anno usano un’arma come autodifesa per prevenire un crimine
283.000.000 le armi da fuoco possedute da privati negli USA (2004)
48 stati nei quali i cittadini possono comprare un’arma d’assalto. In 43 l’acquisto non richiede licenza o registrazione di alcun tipo
46 stati in cui non ci sono limiti al numero di armi che una persona può comprare in una sola volta
Armi: Obama fa parlare una mamma
Il presidente ha
"ceduto" il discorso alla nazione del sabato a Francine Wheeler, madre di uno dei bambini che hanno perso la vita nella strage di Newtown. La donna ha rivolto un appello
accorato agli americani
Una decisione insolita, una rottura con la consueta routine settimanale, che dimostra quanto il tema delle armi stia a cuore a Barack Obama.
Video integrale del discorso di Caterine Wheeler
http://www.youtube.com/watch?v=p6Mlqsp5BF8&feature=player_embedded
Washington (Usa), 13 apr. (LaPresse/AP) - Mossa a sorpresa per il presidente degli Stati Uniti Barack Obama che oggi ha ceduto il microfono del suo discorso settimanale trasmesso via radio e internet a una delle mamme di Newtown. La donna, Francine Wheeler, ha perso il figlio di 6 anni, Ben, nella strage del 14 dicembre alla scuola Sandy Hook, quando il giovane Adam Lanza aprì il fuoco e uccise 26 persone, tra cui 20 bambini, prima di togliersi la vita. La Wheeler è diventata così la prima persona oltre a Obama o il suo vice Joe Biden a tenere il tradizionale discorso del sabato, da quando il presidente democratico è salito in carica nel 2009.
“Come vedete io non sono il Presidente, sono una semplice cittadina, Sono qui perché voglio dare il mio contributo e spero che tutti voi vi uniate a me – inizia decisa – Poi racconta l’ultima mattina del figli e non riesce a trattenere le lacrime. Quel giorno mi disse che voleva fare l’architetto o il paleontologo. Era brillante, spiritoso e divertente.
"Migliaia di altre famiglie negli Stati Uniti stanno annegando nel nostro dolore. Per favore, aiutateci a fare qualcosa prima che la nostra tragedia si trasformi nella vostra tragedia", ha detto la madre nel suo appello, seduta nella biblioteca della Casa Bianca, al fianco del marito David. Entrambi indossavano le piccole spillette verdi diventate simbolo della sparatoria di Newtown. "A volte - ha continuato la Wheeler - chiudo gli occhi e tutto ciò che riesco a ricordare è quel terribile giorno di attesa alla caserma dei pompieri volontari Sandy Hook, per quel bambino che non sarebbe mai tornato a casa"- il marito la stringe forte la mano mentre le si impasta la voce con il pianto, poi ritrova la forza - "Altre volte sento che la presenza di Ben mi riempie di coraggio per quello che devo fare, per lui e per tutti gli altri che ci sono stati portati via in modo così violento e troppo presto . sono passati quattro mesi , ma a me sembra sia successo ieri. Da allora migliaia di americani sono morti , uccisi da armi da fuoco. Migliaia di famiglie sono passate attraverso la nostra tragedia e il nostro dolore. Fate in modo che la nostra tragedia non diventi la vostra tragedia ". La Wheeler ha esortato il Congresso Usa ad incrementare i controlli sulle armi "prima che la nostra tragedia possa diventare anche la tragedia di altri. Dobbiamo convincere il Senato - ha detto la donna nel messaggio diffuso su radio, televisione e Internet - a concordare e approvare le riforme" in materia di armi. La madre di Ben, la prima cittadina americana ad aver parlato al posto del presidente in occasione del discorso settimanale, ha concluso con un monito:
Le Riforme "renderanno le nostre comunità più sicure ed eviteranno altre tragedie come questa, che non ci saremmo mai aspettati". "Questo è solo l'inizio del nostro cammino, il Congresso non ha ancora approvato la legge e molta gente sta lottando per far sì che non avvenga. Aiutateci a rendere questo il momento del cambiamento. Dal profondo del mio cuore grazie”
Alcune
delle famiglie delle vittime della strage, con la benedizione di Obama, hanno lanciato una campagna per spingere l'approvazione del nuovo disegno di legge sul controllo delle armi al Congresso. E
proprio giovedì il Senato ha dato il via libera al dibatto, con un voto tenuto alla presenza di alcuni genitori nella galleria dei visitatori. La proposta che andrà al vaglio al Senato, formulata
dai democratici e sostenuta dal presidente, prevede maggiori controlli sui precedenti penali di chi vuole acquistare un'arma da fuoco, un rafforzamento delle leggi contro il traffico illegali di
armi e un aumento della sicurezza nelle scuole. Il disegno di legge, su cui hanno trovato un accordo bipartisan il senatore democratico Joe Manchin e il collega repubblicano Pat Toomey, è
tuttavia fortemente osteggiato dalla National Rifle Association, la più potente lobby delle armi negli Stati Uniti.
Pubblicato il 13 aprile 2013