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basta essere cattolici per il Colle, serve un garante per tutti gli italiani
Questa intervista è importante perché supera gli equivoci del passato e in modo chiaro delinea il ruolo dello stato nella sua dimensione civica che è fondato dal patto tra i cittadini che di riconoscono nei principi e nei valori della costituzione in modo da sentirsi partecipi della stessa comunità e di avere un destino comune. Chi vota il rappresentante dello stato, un onorevole o un senatore (domani si vedrà) non deve poi trovarsi di fronte alla sorpresa che costui si rifà e risponde a un’altra autorità (in Italia la chiesa cattolica) che poi di fatto non riconosce le leggi dello stato e nella realtà vuol imporre i suoi principi e i suoi valori a tutti i cittadini (anche i non cattolici) attraverso la legge. Vi sembra possibile un’adesione alla fede se questa non è libera e responsabile ? Non è la fede e la religione ad avvantaggiarsi da questa modalità ? Storicamente si ricompone una frattura poiché coloro che si proclamavano cattolici non hanno mai riconosciuto l’autonomia dello stato e delle sue istituzioni e rivendicavano, in quanto “cattolici” un trattamento differente. Non vi sembra che la polemica storica sul risorgimento e sulla formazione dello stato Italiano non derivi da questo? Non vi sembra che ci sia sempre stata da parte di coloro che si proclamavano “cattolici” (non tutti i cattolici) una rivendicazione di una propria identità distinta e separata dagli altri cittadini dello stato italiano in nome di una presunta superiorità morale o della confusione dei ruoli? Le ultime vicende del Vaticano: lotte di potere, riciclaggio di denaro attraverso lo IOR (non ha rispettato le regole stabilite dalla Banca d’Italia), la pedofilia ai più alti livelli della gerarchia ecclesiastica e nel mondo – comportamenti allo stesso livello della mondanità – dovrebbero suggerire di astenersi, da parte delle gerarchie cattoliche, dal dare qualsiasi giudizio morale agli altri. Ricordiamo che oltre al pentimento , per l’assoluzione è prevista anche la riparazione. Per fortuna è arrivato papa Francesco e l’ordine e la pulizia in Vaticano farà bene anche alla società italiana.
Ricordiamo che la parola assolutismo ha come alternativa la parola nichilismo; cioè se sei compreso dentro una verità non discutibile, immodificabile, immobile nel tempo sei fuori nel nulla, sei niente.
Il relativismo fa vedere che ci sono diversi punti di vista, diversi modi del vivere che hanno pari dignità e rispetto purchè non ledano concretamente altri soggetti o persone Art. 3 della Costituzione. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso , di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Lettera di Renzi al direttore di “La
Repubblica”
CARO direttore, nel delicato puzzle che i partiti stanno componendo per l' elezione del nuovo presidente della Repubblica torna in queste ore prepotentemente in voga l' espressione: "Ci vuole un Presidente cattolico". In particolar modo questa espressione viene richiamata dai sostenitori, bipartisan, di Franco Marini che provano a giustificare così la candidatura del proprio beniamino. NON è questa la sede per pronunciarsi sulla possibile scelta. Se la politica non avesse perso i legami con il territorio basterebbe una banalità: due mesi fa Marini si è candidato al Senato della Repubblica dopo aver chiesto (e ahimè ottenuto) l' ennesima deroga allo Statuto del Pd. Ma clamorosamente non è stato eletto. Difficile, a mio avviso, giustificare un ripescaggio di lusso, chiamando a garante dell' unità nazionale un signore appena bocciato dai cittadini d' Abruzzo. Dunque, non è il no a Marini - già candidato quattordici anni fa - che mi spinge a riflettere sulla frase "Ci vuole un Presidente cattolico". Mi sembra invece gravissimo e strumentale il desiderio di poggiare sulla fede religiosa le ragioni di una candidatura a custode della Costituzione e rappresentante del Paese. Faccio outing: sono cattolico, orgoglioso di esserlo e non mi vergogno del mio battesimo. Cerco, per quanto possibile, di vivere la fedeltà al messaggio e ai valori di Cristo e - peccatore come tutti, più di tutti - vivo la mia fede davanti alla coscienza. Nell' esperienza da Sindaco, naturalmente, agisco laicamente: ho giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo. Rappresento la città, tutta intera, non solo quelli con cui vado alla Messa la domenica. E sono tuttavia convinto che l' ispirazione religiosa, non solo cattolica non solo cristiana, possa essere molto utile alla società. In queste ultime settimane la Chiesa Cattolica ha scelto (in tempi decisamente più rapidi della politica, ma questa è un' altra storia) una guida profondamente innovativa. Papa Bergoglio sta rendendo ragione della speranza cristiana con gesti di altissimo valore simbolico e di rara bellezza. Muove e commuove il pontefice argentino, parlando al cuore dell' uomo del nostro tempo, con uno stile che regala emozione e suscita pensieri. Francesco parla anche alle altre confessioni, ai non credenti, agli agnostici: si pone come portatore di entusiasmo e di gioia di vita. Questo, del resto, dovrebbe essere il Vangelo, la Buona Notizia. I politici che si richiamano alla tradizione cattolica, invece, sono spesso propensi a porsi come custodi di una visione etica molto rigida. Non c' è peggior rischio di incrociare il cammino con i moralisti, specie quelli senza morale. Personalmente dubito di chi riduce il cristianesimo a insieme di precetti, norme etiche alle quali cercare di obbedire e che il buon cristiano dovrebbe difendere dalle insidie della contemporaneità. Questo atteggiamento, così frequente in larga parte del mondo politico cattolico, è a mio giudizio perdente. Ma ancora più in basso si colloca chi utilizza la propria fede per chiedere posti. Per pretendere posti. Per reclamare posti non in virtù delle proprie idee, ma della propria confessione. Proprio ieri il Vangelo della domenica riportava l' entusiasmo di Pietro sulla barca incontro al suo Signore. Quanta bellezza, quanta umanità, quanto impeto. Poi ti capita di tornare alla politique politicienne e trovi il candidato che si presenta in quanto cattolico, riducendo il messaggio di fede a un semplice chiavistello per entrare nelle stanze dei bottoni. Mi vergogno, da cattolico ma prima ancora da cittadino, di una così bieca strumentalizzazione. Non mi interessa che il prossimo presidente sia cattolico. Per me può essere cristiano, ebreo, buddista, musulmano, agnostico, ateo. Mi interessa che rappresenti l' Italia. Che sappia parlare all' estero. Che sia custode dell' unità in un tempo di grandi divisioni. Che parli nelle scuole ai ragazzi. Che spieghi il senso dell' identità in un mondo globale. Che non sia lì per accontentare qualcuno. Mi interessa che sia il Presidente applaudito per le strade come è stato quel galantuomo di Giorgio Napolitano. E che sappia dialogare, ascoltare, rispettare. Che sia al di sopra di ogni sospetto e al di là di ogni paura. Mi interessa che sia il Presidente di tutti, non solo il Presidente dei cattolici. Chi rivendica spazio in nome della confessione religiosa tradisce se stesso. E strumentalizza la propria fede. Tanti, forse troppi anni di vita nei palazzi, hanno cancellato una piccola verità: non si è cattolici perché si vuole essere eletti, ma perché si vuole essere felici. C' è di mezzo la vita, che vale più della politica. E il Quirinale non potrà mai essere la casa di una parte, ma di tutti gli italiani.
MATTEO RENZI