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E’ favorita alla carica di sindaco della città.
Irlandese cattolica, sposerà la compagna italiana
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O NEW YORK Ma che carino l' invito che la sindachessa di NewYork ha scelto per annunciare le nozze con l' amata. «Con la primavera in pieno fiore Kim Marie Catullo e Christine Callaghan Quinn gioiosamente vi invitano a condividere la celebrazione del loro amore passato, presente e futuro - e l' impegno a unirsi in matrimonio sabato 19 maggio. Seguiranno cena, balli e divertimento». Il tutto illustrato da una sognante cartina di Manhattan e il cartello "Saluti da Chelsea": che è il quartiere chic - roccaforte gay - dove sindachessa e compagna già convivono felicemente.N a t u r a l m e n t e C h r i s t i n e Quinn non è ancora la sindachessa di New York: anche se tutti se lo prevedono aspettando le elezioni dell' anno prossimo. Ma non lasciatevi ingannare dalla cartolina romanticona. Democratica però fedele al repubblicano Mike Bloomberg. Cattolicissima però lesbica. Christine è la Signora Però. Però, appunto, sono ormai sei anni che studia la poltrona: da quando è stata eletta Speaker. In pratica è già la numero due della Grande Mela: per la rabbia dei più a sinistra che le rimproverano troppa simpatia per il sindaco. Figuriamoci: lei se ne frega. È dimagrita 12 chili per il matrimonio e volete che si lasci intrappolare dal politichese? «La nostra vita è breve: perché perdere tempo a pugnalarci alle spalle?». Alle spalle del sindaco per la verità compare sempre in tutte le cerimonie ufficiali: masticando la gomma come una maschiaccia. Qualunque politico in qualsiasi parte del mondo avrebbe evitato le nozze gay alla vigilia di una campagna elettorale: lei ne fa un vanto. Sotto quell' acconciatura sempre di parrucchiere («È il mio contributo alla ripresa dei consumi a New York») batte il cuore da dura: «Sono la nipote di una donna che arrivò a New York nella stiva del Titanic. Una delle poche che arrivò viva: mentre le altre si inginocchiavano a pregare, lei prese e scappò via». Neppure Christine s' è mai fermata di fronte a nulla. La scomparsa della mamma quando lei era ancora sedicenne. La forza di rivelare al padre la sua sessualità. La reazione? «Non ne voglio più sentir parlare!». Ma adesso, dice, non si perde un Gay Pride. Non c' è newyorchese che possa sbarrarle la strada. Forse solo il superpoliziotto Ray Kelly. Che non sembra felicissimo dell' ultima idea di Christine: spendere 20mila dollari per realizzare un' applicazione per telefonini che aiuti le donne a lanciare l' allarme in caso di molestie sul metrò. Come dire: la polizia non basta. Proprio in vista delle elezioni la sindachessa ha preso del resto le prime distanze da Bloomberg e dal suo fido sceriffo Kelly: condannando per esempio lo sgombero di Zuccotti. Facendo attenzione - "però" - a non alzare troppo la voce: «Se avessi avuto vent' anni sarei scesa in piazza anch' io». Però adesso ne ha 45 di anni e meglio non rischiare i finanziamenti di John Zuccotti, il padrone della piazza delle proteste, o Barry Diller, l' editore di Newsweek e longa manus di Hillary e Bill Clinton, o Leonard Lauder, l' erede di Estée re dei cosmetici. Se ce la fa, diventerà il primo sindaco donna - e lesbica - della città più grande d' America: e capitale del mondo. Dal Mike il miliardario a questa signora che si mostra in pubblico dimenticando di togliere l' adesivo del prezzo sotto alle scarpe acquistate al discount. Lo snobbissimo New Yorker l' ha seguita per giorni per uno strepitoso ritratto-intervista. A un certo punto, scendendo dall' auto, pesta una cacca di cane. L' addetta stampa supplica la giornalista.E lei: «Che c' è di male? Anzi è l' occasione per ricordare il rispetto della legge: i padroni sono obbligati a pulire!». Però: sotto i fiori d' arancio la sindachessa nasconde un bel frustino. Speriamo non siano proprio i newyorchesi, l' anno prossimo, a pestare quella cosa là. - DAL NOSTRO INVIATO ANGELO AQUARO