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Ferro e Pausini Non me lo so spiegare link
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Tiziano
Ferro: "Sono omosessuale
e ho la libertà di poterlo dire"
Esce il libro-diario della popstar. Dopo il successo, ma anche dopo crisi esistenziali e dubbi di ogni genere, racconta la sua vita, dalla bulimia alla difficoltà di accettare la sua omosessualità. "Ma ora vivo meglio" di GINO CASTALDO
Tiziano Ferro
ROMA
- Ci ha messo anni, ma dopo
tanti tormenti, dopo crisi esistenziali e dubbi di ogni genere, Tiziano Ferro ha deciso di pubblicare i suoi diari, quindici anni di appunti personali riuniti in un libro intitolato
Trent’anni e una chiacchierata con papà (ed. Kowalski nelle librerie dal 20 ottobre) nel quale racconta tutta la sua vita, dalla bulimia alla difficoltà di accettare la sua
omosessualità, dall’isolamento paranoico all’incapacità di amare dovuta alla non accettazione di se stesso per quello che era, con passaggi di una disarmante sincerità.
C’è tutto Tiziano Ferro in queste pagine, mettendo fine una volte per tutte alle voci ricorrenti sulla sua omosessualità, e più in generale al riserbo assoluto di cui si era circondato in questi
anni. Il gesto sembra essere un atto fortemente liberatorio, nato, come racconta lui stesso, da una chiacchierata col padre, dalla decisione di iniziare un percorso terapeutico e progressivamente
di allargare questa voglia di sincerità prima agli amici più intimi, e poi al pubblico. "Sono felice, è la mia libertà di poterlo dire".
A causa di questa negazione, racconta Ferro, ha vissuto anni molto difficili, malgrado il successo internazionale di cui ha goduto e malgrado la passione ancora oggi inalterata per il suo
mestiere. Ora, sembra, gli si pone davanti una vita completamente nuova. Essere gay non è un crimine, e la sua rinascita parte da questa ovvia, ma a volte non scontata, considerazione.
Tiziano Ferro Sere nere http://www.youtube.com/watch?v=s42kl_oDF0g
La testimonianza del cantante. in arrivo un libro-verita'
«È stato papà a convincermi
che potevo farcela»
Mi sono anche rivolto all'avvocato Giulia Bongiorno per avere un parere, forse solo una parola
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Tiziano Ferro |
Dopo tanti anni all'ombra di tentativi, rinunce, attese strazianti, sforzi e privazioni, sarei stato disposto a smettere di cantare.
Ero pronto a buttare al vento i sacrifici, non contavano più le lacrime di speranza, e nemmeno quelle di gioia. Persino le soddisfazioni e i sogni erano passati in secondo piano.
Nella mia testa era così: «Se sono omosessuale non posso stare al mondo».
Mi sentivo come un bambino caduto a terra abbandonato dalla madre che sconfitto attende il suo destino piangendo, disperandosi.
La musica per me è sempre stata la speranza più grande, eppure, di fronte alla mia incapacità di trovare una via d'uscita, ero deciso a separarmi da lei. Consciamente e disgraziatamente.
A quel punto ne ho parlato con mio padre che mi disse: «Ascoltami, la tua vita è particolare perché tu sei speciale. Impara a rispettarti. Il tuo sollievo è anche il mio sollievo». Fu la spinta
definitiva a tentare il tutto per tutto: ho iniziato un percorso e imparato con pazienza ad affrontare gli ostacoli, a non aggirare i pericoli. Di questo gli sono grato. Sono grato a lui e a
tutti quelli che mi sono stati accanto fino a ora.
Poi mi sono rivolto all'avvocato Giulia Bongiorno per chiederle un parere, una mano, un consiglio, forse solo una parola.
L'ho fatto senza rendermene conto: mi sono rivolto a un penalista!
Come se le mie azioni e i miei pensieri fossero incriminanti. Come se la mia condizione costituisse un reato.
L'ho fatto senza rendermene conto: mi sono rivolto a un penalista!
Come se le mie azioni e i miei pensieri fossero incriminanti. Come se la mia condizione costituisse un reato. E un reato così grave da dover essere punito con la pena più severa: smettere di
cantare.
Arrivo dall'avvocato Bongiorno nervosissimo,
dopo una notte insonne.
Lei, che ammiro incondizionatamente da anni, improvvisamente mi apre un mondo quando mi rassicura con tono fermo ed espressione schietta: «Non c'è cosa migliore dell'andare da un penalista quando
non se ne ha bisogno!».
E io ho sorriso. Ma non con il viso, perlomeno non solo. Ho sorriso dentro: dopo tanto tempo mi sono sentito col cuore finalmente più leggero.
E poi mi sono sentito capito, e ancora sostenuto. Forse anche un po' protetto.
Protetto dopo tanti anni passati da solo dietro le barricate a tentare di capire dove si nascondesse il nemico, per poi giungere alla conclusione che l'unico nemico era rappresentato soltanto da
me e dalla crudele inconsapevolezza con la quale mi ostinavo ad affrontare la vita.
C'è un tempo per tutto: un tempo per parlare e un tempo per stare zitti.
Il silenzio vale tanto, e ora preferisco che sia questo libro a parlare per me.
Tiziano Ferro E fuori é buio http://www.youtube.com/watch?v=GrUx267JBxQ
Il coming out di Tiziano Ferro: «Sono pronto a vivere pienamente la mia omosessualità»
Tiziano Ferro Il regalo più grande http://it.bing.com/videos/search?q=Il+regalo+pi%c3%b9+grande&docid=1260095079762&mid=72B2C86C2869A77AE1EF72B2C86C2869A77AE1EF&FORM=VIRE7#
di redazione sorrisi
Tiziano Ferro
«Mi voglio innamorare di un uomo»: Tiziano Ferro fa «coming out» e racconta (al quotidiano Repubblica e al settimanale Vanity Fair) la conclusione di un percorso. «Un paio di anni fa ho iniziato un percorso di analisi. Da tempo non stavo bene, e avevo capito di dover riprendere in mano una serie di cose: dal forzato esilio lontano da amici e famiglia alla relazione col mio lavoro, al rapporto contrastato con l’omosessualità. Così, dopo due anni di duro lavoro su me stesso, sono arrivato a una conclusione: volevo vivere meglio» dice il cantautore di Latina anticipando il contenuto dei suoi diari, diventati un libro («Tiziano Ferro, trent’anni e una chiacchierata con papà»), in uscita il 20 ottobre per Kowalski.
Nel suo diario, Tiziano riflette anche sul successo: «Nessuno lo capirebbe mai, ma credo che se mi svegliassi e non avessi più il successo, la prima cosa che farei sarebbe approfittarne. Andare in centro, fare danni, guardare le persone in faccia nell’ora di punta, non evitare i posti affollati, preoccuparmi sempre e solo di quello che succede dentro, mai di quello che succede fuori» racconta. .
«Volevo vivere quella parte di me, smettere di considerarla un mostro, qualcosa di negativo, addirittura invalidante» continua Tiziano. I primi dubbi, spiega, risalgono alla sua adolescenza, quando aveva una fidanzata. Proprio a lei li confidò: «Le dissi che pensavo di essere attratto anche dai ragazzi. Mi rise teneramente in faccia, mi disse che non poteva essere vero. Poi arrivò il successo travolgente e Tiziano scelse di non vivere i propri sentimenti».
E aggiunge: «Non posso puntare il dito contro nessuno, solo contro me stesso. Tuttora non so spiegarmi perché considerassi l’omosessualità una specie di malattia. Non ho la presunzione di salvare nessuno, ma se il mio libro potesse aiutare qualcuno a evitare di perdere tutti gli anni che ho buttato via io, sarei felice». Le voci ricorrenti sulla sua omosessualità, spiega, «mi facevano una tale rabbia. Non perché non volessi passare per gay, ma perché la verità è che un fidanzato avrei voluto avercelo. E, invece, non avevo nessuno. Perché? Perché avrei dovuto vivere una doppia vita e io non ne sono capace. Mi dà fastidio quando si parla di accettazione dell’omosessualità. Io, semmai, sogno la condivisione. Una famiglia che accetti le mie scelte non mi basta, voglio che le viva insieme a me. E lo stesso vale per i miei amici. Ora che quella condivisione è diventata realtà, sono pronto a vivere pienamente. Cerco l’amore, la parte della vita che mi è mancata finora… Per il momento sono solo ma spero presto di non esserlo più».
L'intervista
La verità di Tiziano Ferro
"Io, felice di essere gay"
"Ora mi sento libero di essere omosessuale" . Mentre esce l'autobiografia "Trent'anni e una chiacchierata con papà", il cantante si apre con una coraggiosa confessione sulla propria vita privata di GINO CASTALDO
ROMA
- "La
liberazione più grande è stata poter parlare con le persone che mi sono più vicine, con mio padre, la mia famiglia, gli amici, il resto è venuto naturale". E il resto è la più sincera confessione
mai fatta da una popstar, almeno nel nostro paese.