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Questi aerei non ci servono è tempo di una difesa europea
Questo articolo prendendo inconsiderazione un aspetto dell’organizzazione di un Europa Unita fa rilevare l’assurdità, oggigiorno, di concepire un’azione dei singoli stati europei. Se poi consideriamo l’aspetto economico e politico o si torna alla sovranità e alla decisione dei singoli stati o finalmente si prepara la costituzione degli Stati Uniti D’Europa con il superamento che ognuno comanda in casa propria. La storia ci insegna, che se torniamo indietro, si prepara un nuovo conflitto bellico. Questa è l’Europa prima della costituzione della comunità europea fortemente voluta da tre vecchi statisti europei, dal francese Jean Monnet, dall’italiano Alcide De Gasperi (a Bruxelles uno dei palazzi UE porta il nome di Altiero Spinelli), e dal tedesco Konrad Adenauer. Ciò ha garantito alla mia generazione un’epoca di benessere, sviluppo economico, sociale e di pace. La mia è stata la prima generazione della storia dell’Europa che non ha conosciuto a guerra. Diversamente ci venderemo singolarmente al miglior offerente : agli Stati Uniti o alla Cina.
MILANO - «Di una cosa sono certo: questi caccia F35 sono aerei di cui non abbiamo nessun bisogno. Non voglio entrare nel merito delle ultime polemiche costituzionali sul ruolo del Parlamento, del Governo, del Capo dello Stato e del Consiglio Supremo di Difesa. Non sono un costituzionalista ( Il parlamento è l'espressione della volontà popolare, dove si esplica la sovranità ndr.)Sono un oncologo. Credo però che oggi la scienza sia cambiata, debba uscire dai laboratori, non occuparsi solo di fisica e di biologia, ma anche dell' uomo, del pianeta e naturalmente della pace». Umberto Veronesi, firmatario insieme a molte altre personalità di un appello al Parlamento affinché venga definitivamente cancellato il programma di acquisto degli F35 e sostenitore, con la Fondazione che porta il suo nome, del movimento "Science for Peace", spiega con passione i numerosi motivi per cui bisogna fermare gli F35. Professor Veronesi, il Ministro della Difesa Mario Mauro difende l' acquisto di un certo numero di F35 perché ricorda che le Forze Armate per essere tali devono essere "armate". Ma io trovo sia profondamente sbagliato che gli Stati si armino singolarmente. Ho una visione europea della difesa e sono convinto sia necessaria ormai una Difesa comune europea, che coinvolga i 27 Paesi membri. Gli F35 poi non sono aerei da peace-keeping. Sono mezzi d' attacco che è profondamente sbagliato acquistare». Armi per un esercito nazionale, che rivelerebbero un' idea di difesa superata? «Credo che armarsi in questo momento sia antistorico e antieuropeista. Se tutti i 27 Paesi dell' Unione si potenziassero militarmente, uno per uno, saremmo di fronte a una nascosta bellicosità. Lo scorso anno il Nobel per la Pace è stato attribuito all' Unione Europea. Ed è stato un riconoscimento dei valori civili dell' Europa unita, al di là dell' economia e della politica. Un incoraggiamento a continuare un percorso di integrazione profondo fra i Paesi e le loro culture». L' idea attuale idea di esercito è troppo costosa? «C' è da domandarsi cosa servono 27 aviazioni con aerei supersonici, 27 marine militari dotate di sottomarini e portaerei, 27 forze di terra con carri armati e missili, in un continente che si offre al mondo come emblema del pacifismo. Il costo complessivo di questi eserciti è stimato intorno ai 300 miliardi di euro all' anno. Una cifra da capogiro». Un fronte comune europeo taglierebbe decisamente i costi? «Certo. E sarebbe molto più efficiente. Se tutti gli armamenti fossero concentrati in un esercito unico europeo, si potrebbe pensare non più a una difesa alle frontiere fra stati membri, ma incrementare quelle, più utili, di peace-keeping. Non è più pensabile una guerra tra paesi dell' Unione Europea. Penso invece sia utile una task force europea destinata all' intervento nelle aree di conflitto. Mentre le enormi spese militari risparmiate potrebbero essere utilizzate finalmente in campo sociale e sanitario. Del resto la storia ci insegna che l' unione culturale e civile fra Stati si realizza quando si eliminano gli eserciti nazionali. Il modello più evidente è quello americano: gli Stati Uniti sono diventati un Paese dopo la guerra di secessione, con la fine delle singole forze armate ». Professor Veronesi, la sua Fondazione si occupa da anni di pace. Ma cosa c' entra la scienza con la pace? «La scienza è pacifista per natura. E' un linguaggio universale, che non trova ostacoli di ideologia o di religione. Noi scienziati viviamo in un mondo pacifico e dovremmo batterci per estenderne i principi. La maggioranza dei cittadini non vuole investimenti in armi».
CARLO BRAMBILLA
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