VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti

LE RECENTI consultazioni amministrative e referendarie testimoniano che esiste un bisogno insoddisfatto di politica. Un bisogno che i partiti sembrano incapaci di comprendere. Non è l'anti-politica il problema, ma la non-politica. Per questo incolpare gli elettori, come ha fatto Beppe Grillo, è, oltre che irragionevole, bizzarro. Poiché è l'assenza di progetti e di idee, di credibilità e di coraggio dei partiti che allontana dai seggi, non l'avversione dei cittadini per la politica. Essi cercano una merce che non trovano sul mercato. Il giudizio deve essere diretto ai soggetti che si incaricano di mediare i bisogni degli elettori senza esserne capaci. Ciò che viene chiesto e manca non è solo la risoluzione dei problemi ma, prima ancora, l'interpretazione dei problemi. La carenza politica e della politica sta qui. Ed è una carenza grave che ha a che fare con una cronica mancanza di studio, di analisi, di esame non pregiudiziale delle trasformazioni della società e delle strategie che i principi democratici e i diritti suggeriscono di seguire o di non seguire.
Il partito sul quale molti italiani cercavano l'àncora per una sicura alternativa, il Pd, è più di altri vittima di questa sindrome da sopravvivenza che portai suoi leader da un lato a farsi promotori di proposte radicali e dall'altro a persistere nella difesa testarda dello status quo. Due comportamenti opposti/uguali che denotano un'attitudine a inseguire l'opinione dominante piuttosto che interpretarla secondo principi e diritti.
L’attuale gruppo dirigente del PD, con il presidente del consiglio in testa, ha fatto una scelta opposta a quella dei suoi militanti ed elettori, è lui che ha fatto la scissione rispetto alla propria area politica. (dopo il risultato elettorale abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Non moriremo Berlusconiani! non sapendo che avevamo dato il voto, che attraverso di loro, arrivava al precedente presidente del consiglio). Ma questo gruppo credeche gli elettori siano convinti che chi ha portato l’Italia allo sbaraglio e sul baratro siano quelli in grado di creare uno sviluppo economico e sociale? di farla uscire dalla crisi, di rimediare ai suoi guasti e di darle un futuro di ripresa e di ruolo in Europa? Questo governo si regge sulle parole, sull’illusione e non sarà in grado di produrre alcunchè di positivo. La sua forza è la sua debolezza, regge perché non esiste attualmente una alternativa concreta, finchè non ci sarà un gruppo di persone credibili e capaci, che ha le forze, le energie e le idee per ribaltare questo gruppo che non ha la dignità e la forza di dire quali sono i suoi obiettivii, di presentarsi apertamente in pubblico sostenendo una legittima posizione politica e non contrabbandandola con parole come forza maggiore, responsabilità e altri paroloni retorici - peggio di chi ci ha governato in passato- (politicamente, dai fatti e non dalle chiacchere si sa chi sono coloro che hanno giocato alla conservazione dell’apparato a tutti i costi, facendo fuori la proposta ritenuta da loro pericolosa di Prodi . Questa è la maggioranza del gruppo dirigente , non una sua frazione).Come si fa a dare fiducia e credibilità politica a chi agisce come i mafiosi. (Quando si pensa di cambiare fase politica ci si affida a uomini la cui storia e comportamento garantiscano il loro operare e il processo che si metterà in moto, si tratta di fiucia nelle persone che devono avere anche le idee giuste. In una fase storica di routine è la struttura nel suo insieme che camina e procede, le persone contano meno).Non si è nemmeno pensato di consultare coloro che hanno partecipato alle primarie di cui si avevano le e-mail. Questo gruppo dirigente pensa e agisce come 40 anni fa: la proposta e la linea cala dal vertice in maniera gerarchica sulla folla degli iscritti e degli elettori, non si sono accorti che il mondo è cambiato e pensano di far politica con altri gruppi o strutture di persone come il loro, ad es il confronto con i cattolici lo fanno con il cardinale Ruini o la CEI. E’ evidente che il nuovo gruppo che avrà l’energia, la forza, la credibilità di una proposta alternativa di cambiamento lo scaricherà in un attimo. Per coinvolgere i cittadini nel cambiamento e nella rinascita dell’Italia ci vuole ben altro di una commissione bicamerale che cambi la costituzione. Così alle prossime elezioni i cittadini andranno a votare sempre di meno a milioni. L’articolo successivo di Rodotà chiarisce e pone in evidenza quali sono gli elementi, le procedure di una partecipazione attiva, continua dei cittadini visto che c’è una domanda di coinvolgimento e protagonismo. Ad es a Milano nella zona 5 ci sono un bravo presidente e giunta di zona e la comunicazione avviene come informazione sulla rete delle attività e iniziative portate avanti dal comune e dalle forze sociali presenti sul territorio. Nel dibattito con Boeri e Rodotà si è chiarito che il momento migliore del cambiamento a Milano si è avuto con la giunta Pisapia ed è avvenuto in tutte le attività di ascolto e preparatorie con le primarie per l’elezione del sindaco. Non ci si è limitati ad ascoltare i cittadini e le esigenze del territorio, ma l’incontro con le associazione in tutti i campi (industriali commerciali, dei servizi sociali, delle esigenze delle varie categorie, della cultura, della musica della moda ecc) ha contribuito ad elaborare progetti di reti, a suggerimenti, a proposte di iniziative sul territorio, a progetti per l’amministrazione cittadina in tutti gli ambiti produttivi, della moda ad es. dei servizi della cultura della città. E’ emerso che dopo l’elezione non c’è stata continuità e il flusso della comunicazione si è interrotto dalla società civile all’amministrazione.
Insistere per esempio come è avvenuto a Bologna sulla difesa d'ufficio della sussidiarietà senza voler esaminare o comprendere la differenza che c'è tra finanziare con i soldi pubblici i servizi sociali e i servizi educativi è segno di questa incomprensione d e l l a r e l a z i o n e t r a principi/diritti e problemi da risolvere Nel referendum per l’abolizione del finanziamento pubblico delle scuole materne private da una parte c’era tutto il modo a sostenere il no, mentre dall’altra c’era un comitato di cittadini : ha vinto il sì. Per fortuna Prodi, che era per il no, si è affrettato a dire che il pronunciamento dei cittadini ha valore politico e non semplicemente consultivo. Formare i cittadini, educarli cioè a vivere con gli altri nel rispetto delle diversità dovrebbe suggerire di pensare che le istituzioni educative non possano essere trattate alla stregua dei servizi di assistenza sanitaria o sociale. È per questa ragione, del resto, che i costituenti insistettero nel tenere separato, non commisto, il pubblico dal privato (cosa che non fecero quando si trattava di servizi alla salute per esempio). Non vedere questa specificità della scuola (anche quando è scuola materna) comporta non dare peso ai diritti eguali e quindi proporre soluzioni errate o insoddisfacenti. La difesa dello status quo - delle politiche già esistenti perchè esistenti- è, questo sì, un esempio di anti-politica, di burocratica mancanza di saggezza politica.
Al polo opposto c'è l'atteggiamento di voler rovesciare l'esistente di trecentosessanta gradi nel tentativo di inseguire l'opinione corrente. Questo è il caso della proposta del governo sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. La proposta dovrebbe articolarsi su due pilastri, trasparenza (degli statuti e dei bilanci dei partiti) e risorse; e dovrebbe mirare a due scopi: "semplificare" e "privatizzare".
Semplificazione delle procedure per le erogazioni liberali dei privati in favore dei partiti; introduzione dei meccanismi di natura fiscale fondati sulla libera scelta dei contribuenti a favore dei partiti; e, infine,la possibilità di prevedere modalità di sostegno "non monetario", per esempio donando "strutture"e "servizi". All'insegna della privatizzazione: nel caso delle scuole materne come in quello dei partiti.
Anche in questo caso, senza prestare attenzione al bene in questione: un bene pubblico non solo per il servizio che eroga ma prima ancora per la sua specifica identità. Sappiamo inoltre quanto lasca (e insincera) sia la politica del dono nelle società di mercato - donare per avere in cambio non è donare. Soprattutto quando il ricettore è il partito, un mezzo per gestire il potere dello Stato, condizionare decisioni su leggi e regolamenti. Ne sanno qualcosa gli Stati Uniti che hanno un sistema nel quale si prevede il dono sia in spese vive (pubblicità televisive, cene elettorali, consulenze, ecc.) che in denaro. Anche se negli Usa è previsto il finanziamento pubblico a certe condizioni di trasparenza e certificazione a cui un partito può rinunciare se ha raccolto diversamente i soldi per la campagna ( Per es. Obama ha raccolto attrverso la rete una grossa parte della cifra necessaria per la campagna elettorale ed ha rinunciato al contributo statale corrispondente) Studiosi e giuristi stanno da anni intensificando il loro impegno affinché questa politica dissennata sia fermata, anche perché la privatizzazione dei finanziamenti ai partiti ha portato le spese elettorali a cifre da capogiro e innescato logiche non egualitarie macroscopiche. La proposta di cui si discute da noi in questi giorni sembra purtroppo seguire questa logica privatistica. Il governo vuole, con più di una giustificata ragione, abrogare l'attuale sistema dei rimborsi elettorali. Non tuttavia per sostituirlo con un nuovo sistema virtuoso e saggio di finanziamento pubblico. Propone invece il ricorso al sovvenzionamento privato diretto: se ami il tuo partito lo finanzi; questa la logica. Ovviamente i poveri cristi, di cui l'Italia comincia a essere molto popolata, daranno o nulla o briciole. Si tratta di un approccio perverso perché dà priorità alle possibilità economiche. Mentre la politica democratica vuole l'eguale distribuzione del potere e promette di bloccare il travaso delle diseguaglianze economiche nella sfera politica. Pensare di bonificare i partiti dalla corruzione facendone agenzie di cittadini e/o gruppi privati è come cadere dalla padella alla brace.
Del resto, non basta togliere soldi pubblici per togliere la corruzione. La nostra storia lo dimostra. La legge sul finanziamento pubblico fu introdotta nel 1974 per sostenere le strutture dei partiti presenti in Parlamento e fu voluta e approvata sull'onda degli scandali. Attraverso il sostentamento diretto dello Stato, si disse, i partiti non avrebbero avuto bisogno di collusione con i grandi interessi economici. Ma si trattò di una pia illusione perché gli scandali non si fermarono come mostrano le vicende Lockheed e Sindona. Evidentemente, la ragione della corruzione non sta nella sorgente del finanziamento. Che sia pubblico o privato, la corruzione resta.
Quindi, pensare di rendere virtuosi i politici rendendoli dipendenti dai soldi privati è illusorio.
Questa proposta non varrebbe a togliere la piaga della corruzione e inoltre ne produrrebbe una peggiore. Aggiungerebbe alla corruzione classica (quella dello scambio sottobanco e della ruberia) un'altra forma che è semmai ancora più devastante per la democrazia: la diseguaglianza politica. Infatti, lasciando che siano i privati a finanziare i partiti si darebbe alle differenze economiche la possibilità di tradursi direttamente in differenze di potere di influenza politica.
Quindi alla corruzione della legalità si aggiungerebbe la corruzione della legittimità democratica. Nel caso della scuola come in quello dei partiti, la rinascita della fiducia dei cittadini nella politica passa per la rinascita del rispetto del valore del pubblico.
NADIA URBINATI