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La Corte Suprema degli Usa frena il business biogenetico
L’Europa ha già deciso in questo senso anni fa. Ma evidentemente la decisione negli USA ha un’influenza generale.
NEW YORK - È una vittoria per i pazienti di cancro, per i ricercatori, per la scienza medica. Il gene umano non può essere brevettato: lo stabilisce da ieri una storica sentenza della Corte suprema americana. Lo stop alla "privatizzazione" del gene dà ragione a tutti coloro che si sono battuti contro questa pratica, denunciandola come una restrizione alla libertà di ricerca e al progresso nelle cure. Il "mattone con cui si costruisce la vita umana", com' è stato definito il gene, non può diventare l' oggetto di un business circondato da barriere impenetrabili. La sentenza è considerata una delle più importanti nell' era della biogenetica e della medicina molecolare, farà giurisprudenza in altre situazioni analoghe. Il caso specifico su cui il tribunale costituzionale si è pronunciato riguarda la società Myriad Genetics, con sede nello Utah. Titolare di brevetti su due geni, designati in codice come Brca1 e Brca2: possono rivelare se una donna ha un elevato rischio ereditario di essere colpita dal cancro al seno o alle ovaie.
La concorrenza farà scendere i costi sulle diagnosi precoci delle malattie
I geni in questione sono stati al centro del "caso" di Angelina Jolie, la celebre attrice che annunciò il mese scorso la sua decisione di sottoporsi alla mastectomia (asportazione dei seni) dopo avere appreso che per motivi ereditari aveva elevate probabilità di tumore. Ma i test diagnostici precoci, proprio in conseguenza del brevetto sui geni, costano cari: anche oltre i tremila dollari a paziente. Solo in certi casi questi test sono rimborsati dalle assicurazioni private, certo non per tutte le potenziali pazienti. Ora che i brevetti di Myriad sono stati dichiarati illegittimi, la speranza è che questi test siano più accessibili e che nessuna donna debba rinunciarvi solo per ragioni economiche. E' quel che ha dichiarato il medico Harry Ostrer, che si era presentato fra le parti lese nel ricorso finito davanti ai giudici costituzionali. «La tariffa di un test - ha detto ieri Ostrer - dovrebbe scendere in modo sostanziale. Questa sentenza avrà un effetto immediato e benefico sulla salute delle donne». Le ramificazioni della sentenza possono essere ancora più ampie. Farà giurisprudenza in altri campi, dà un segnale importante al mondo della ricerca medica, e al business biogenetico che punta sullo sfruttamento privato di queste scoperte. L' alta Corte si è attenuta da vicino a un parere espresso dall' Amministrazione Obama: la linea del governo è che un singolo elemento del nostro Dna non può essere brevettato, mentre possono esserlo quelle "costruzioni artificiali" chiamate Dna complementari (in sigla cDna). In questo senso non viene sconfitta del tutto la privatizzazione dei geni: non a caso in Borsa ieri il titolo Myriad ha reagito positivamente. La sentenza costituzionale è stata adottata all' unanimità. Il dispositivo è stato scritto da un giudice repubblicano molto conservatore, Clarence Thomas. «Un segmento naturale del Dna - si legge nella motivazione - è un prodotto della natura e pertanto non può essere brevettato solo perché qualcuno lo ha isolato. Myriad non ha creato né alterato l' informazione contenuta nei geni Brca1 e Brca2. Una scoperta, per quanto innovativa e brillante, di per sé non basta a soddisfare il criterio della sua brevettabilità». Resta invece, nel testo di Thomas, la possibilità di brevettare la manipolazione di un gene finalizzata a creare qualcosa che non esiste in natura; oppure di brevettare i metodi originali usati per isolare questo o quel gene. Tuttavia nell' immediato la vittoria per la libertà di ricerca, e per la tutela dei pazienti, è notevole. Decaduti i brevetti, Myriad non potrà più far causa contro chi usa questi geni per le diagnosi precoci del rischio tumorale. La concorrenza farà scendere i costi. Il verdetto della Corte suprema - che sconfessa un precedente pronunciamento di una corte d' appello - rappresenta anche un chiaro ammonimento rivolto allo U. S. Patent and Trademark Office. Dagli anni Novanta questo ufficio federale dei brevetti ha accettato di registrare molte migliaia di scoperte relative alla genetica. Da tempo questa sua politica è bersaglio di critiche. Vuoi perché dotato di mezzi insufficienti rispetto agli eserciti di avvocati delle imprese, vuoi perché troppo "comprensivo" verso gli interessi del business, l' ufficio brevetti è stato molto generoso nelle sue concessioni. Ora avrà un ostacolo insormontabile: chiunque potrà appellarsi alla sentenza costituzionale, per difendere la propria libertà di ricerca o il proprio diritto alle cure.
FEDERICO RAMPINI

Non si brevetta il Dna umano, stop ai giganti del biotech
di Piergiorgio Odifreddi da La Repubblica del 14 giugno 2013
E’ l’eterno duello fra natura e interessi
La natura non si brevetta. Con questo slogan si può tradurre la decisione che arriva dagli Stati Uniti. D’altra parte per semplificare un po ‘, ma non troppo, la biologia contemporanea può essere considerata come uno scontro fra Titani. Da una parte, ci sono gli scienziati “duri e puri”, interessati alla ricerca per scoprire com’è fatta la Natura, per il bene dell’umanità.
Dall’altra parte, gli scienziati “duri e impuri”, interessati alla ricerca per scoprire com’è fatta la Natura, per il bene del loro conto in banca.
I vessilliferi di questi due gruppi sono i due biologi più famosi del mondo: rispettivamente, James Watson e Craig Venter. Entrambi sono stati degli enfant prodige, e sono diventati degli enfant terrible. Ed entrambi hanno legato il loro nome al Progetto Genoma, che nel 2000 ha portato alla sequenziazione del genoma umano. Watson fu il primo direttore del Consorzio pubblico fondato nel 1988 dall’Istituto Nazionale della Sanità degli Stati Uniti, che coordinò una ricerca internazionale in cui parti diverse del genoma furono sequenziale da nazioni diverse. Venter fu invece il presidente della compagnia privata Celera, che nel 1998 si affiancò al Consorzio pubblico nella corsa al traguardo. La sua entrata in gara accelerò la corsa, che però in parte fu truccata dal fatto che la Celera usò molti dei dati del Consorzio pubblico, che erano essi stessi pubblici.
La corsa si concluse con una dichiarazione di parità il 26 giugno 2000, quando il secondo direttore del Consorzio pubblico, Francis Collins, annunciò insieme a Venter alla Casa Bianca il raggiungimento dell’obiettivo. Il presidente Clinton dichiarò che l’uomo aveva appreso il linguaggio della vita, ma rimaneva da leggerne il libro: cioè, identificare i geni che ne costituiscono i capitoli. E già prima di quel momento era sorta la questione se i geni identificati si potessero “brevettare”: parola che, naturalmente, è solo un sinonimo di “privatizzare”.
Come si può immaginare, Watson era assolutamente contrario. E così era Renato Dulbecco, premio Nobel per la medicina e primo ideatore del Progetto Genoma, che in un’intervista per Repubblica del 2002 mi disse: “Per me un brevetto è un prodotto ottenuto con mezzi non banali, e che abbia dimostrata utilità. Brevettare un gene da cui si è ottenuto un prodotto utile, va bene. Ma non so perché si debba concedere il brevetto a un gene soltanto perché lo si è identificato, senza sapere né dove agisce, né cosa fa”.
Come si può di nuovo immaginare, Venter era al contrario assolutamente favorevole. Il premio Nobel per la medicina Hamilton Smith, che è la mente dei progetti di cui Venter è il braccio, prese una posizione intermedia, così testimoniata in un’altra intervista che gli feci per Repubblica nel 2005: “Non ho problemi coi brevetti provvisori, che congelino ad esempio per un anno i diritti su un gene che è stato appena trovato, nell’attesa che se ne scopra qualche uso immediato”.
In realtà, messi da parte gli interessi, la non brevettazione dei geni era semplicemente una questione di buon senso. Anche perché si può facilmente immaginare cosa succederebbe se si brevettassero geni umani: tutti gli esseri che li hanno potrebbero essere costretti a pagare, per il solo fatto di averli. Si istituirebbe così una tassa sull’esistenza, ancora peggiore di quelle per l’aria che si respira. l’acqua che si beve, o il Sole che ci riscalda. Una vera follia, che solo l’avidità di un Dottor Stranamore poteva immaginare e difendere.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ora ha finalmente dato ragione a Watson e Dulbecco, oltre che agli uomini di buon senso, a proposito dei geni umani. Ma ha lasciato aperta la questione dei geni artificiali, ai quali si stanno dedicando da anni Venter e Smith: la guerra continua.
Ora ci saranno nuove e avvincenti scoperte
Craig Venter
La decisione della Corte Suprema sulla validità dei brevetti sui geni Brca 1 e Brca 2 è una buona notizia per la biotecnologia, perché chiarisce le norme e riduce le incertezze. Il campo della genetica e in particolare della genetica sintetica (in cui l’uomo interviene per modificare il Dna) è molto promettente e fa sperare in nuove, avvincenti scoperte. Nel caso della genetica sintetica, è chiaro che i progressi sono un risultato diretto dell’intervento umano e della costruzione del Dna da parte dell’uomo. Questi costrutti genetici realizzati in laboratorio sono già usati per creare nuovi vaccini, carburanti ecologici e prodotti destinati all’alimentazione. La possibilità di tutelare questa proprietà intellettuale è una componente necessaria per una scienza e un’industria biotecnologica vitali e solide.
Ma i geni artificiali restano protetti questa sarà la vera scommessa del futuro
ROMA - «Leggere il Dna è diventato così facile oggi. Concedere brevetti sulle sequenze dei geni non era solo sbagliato, era diventato ormai anacronistico». Fulvio Mavilio non è stupito: la sentenza della Corte Suprema Usa prende atto dell' avanzamento prepotente della tecnologia nel campo della genetica. Lo scienziato che oggi dirige Genethon (l' equivalente francese di Telethon) ha insegnato biologia molecolare all' università di Modena e Reggio e fondato due aziende biotech a Milano. Alla doppia elica sa dunque guardare a tutto tondo.
Cosa cambia per noi europei? « Praticamente nulla. L' Europa ha deciso anni fa che il genoma non è brevettabile. Il caso americano era un paradosso e la decisione della Corte Suprema era molto attesa. Quando la Myriad ottenne il brevetto, sequenziare un gene come Brca era un' impresa d' avanguardia. Oggi un mio studente saprebbe farlo».
Perché allora i test della Myriad da noi costavano come negli Usa? «Perché nessuno ha mai prodotto un test concorrente. In Europa il brevetto non era riconosciuto, d' accordo. Ma la paura di finire in tribunale con spese legali enormi aleggiava comunque».
La ricerca ora sarà più libera? «I brevetti riguardavano la commercializzazione dei test genetici. Non avevano impatto sulla ricerca di laboratorio. La nostra libertà non era in ballo perché siamo diventati da tempo bravi e veloci nel sequenziare il Dna, senza bisogno della Myriad».
Perché le azioni della Myriad sono salite? «Perché la Corte da un lato ha cancellato i brevetti su una tecnologia del passato. Ma dall' altro ha sancito la possibilità di chiederli sulla tecnologia del futuro: la genetica che interviene sul Dna modificandolo. Si tratta di tecniche con cui possiamo produrre farmaci, piante, semi o animali per curare le malattie. E lì l' elemento di innovazione è innegabile. Per questo la decisione della Corte non ha stupito i mercati, e i guadagni delle azioni si spiegano con un normale sospiro di sollievo. La sentenza ha rispettato le attese e sventato il timore di prese di posizione oscurantiste».
Giusta o sbagliata, la brevettabilità dei geni ha fatto da ombrello per anni a un enorme settore della scienza. Ha forse drogato un mercato? «È vero, l' industria investe dove intravede guadagni e i brevetti hanno reso attraente questo settore in anni cruciali per la sua crescita. Ma il fattore essenziale per la scienza resta la conoscenza, non la brevettabilità. Al progresso della genetica ha contribuito infinitamente di più il Progetto Genoma Umano. I cui dati sono da sempre pubblici».