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I droni Usa alla conquista degli oceani
Li usa la marina. E ora anche la scienza per studiare gli abissi e il clima
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
FEDERICO RAMPINI
NEW YORK - La rotta più lunga parte dalla East Coast degli Stati Uniti, attraversa l'Atlantico puntando dritto alle isole Azzorre e finisce al largo dei Portogallo.
Un'altra costeggia l'isola di Capoverde e le Canarie, poi risale fino all'Islanda. Una terza circumnaviga Portorico e Cuba. Sono i nuovi itinerari dei droni.
A centinaia di metri sotto la superficie dell'acqua. Ormai noti da tempo come i nuovi killer dei cieli, ampiamente usati dalla Cia e dal Pentagono per gli attacchi contro i taliban e Al Qaeda; sempre più diffusi anche in funzioni di spionaggio aereo al
servizio del Grande Fratello; ora i robot senza pilota abbattono una nuova barriera e s'impadroniscono degli oceani. Inizialmente a scopi scientifici, meteorologici, perfino umanitari.
Naturalmente l'uso militare è già previsto: una delle più grosse flotte di droni subacquei è già in dotazione alla U.S. Navy, ben 65 apparecchi. Forse un giorno la caccia ai sottomarini nucleari russi o cinesi la faranno loro, se non la stanno già facen do.
L'INSETTO MECCANICO
Sembra uscito da un film di spionaggio, ma è un esperimento americano:
insetti teleguidati con uno "zainetto" di chip . Gli animalisti protestano
Per adesso a esaltare questo uso dei droni subacquei sono soprattutto gli scienziati, dai biologi marini agli studiosi dei clima, tutti convinti delle loro enormi potenzialità. Una delle più importanti università che li usa è la Rutgers, i cui biologi marini operano da una base di Atlantic City. Il loro progetto coinvolge 16 agenzie federali di
Stati Uniti e Canada, ed è battezzato "Gliderpalooza". Èlafusione di due parole, "glider" sta per aliante ma può indicare altri apparecchi che si muovono senza motore, "palooza" è un festino. La tecnologia di questi droni li rende versatili, poco costosi rispetto ad altri apparecchi per l'esplorazione sottomarina, e anche molto discreti (cosa che certamente attira i militari). Non hanno eliche, si spostano
perché assorbono e poi espellono piccole quantità d'acqua, così facendo azionano delle "pinne" meccaniche che li muovono. Prodotti dalla Teledyne Webb Research Corporation,gli Slocum Glider in dotazione alla Rutgers costano dai 125.000 ai 150.000 dollari, molto meno dei sommergibili scientifici alla Cousteau il cui
funzionamento può costare fino a 100.000 dollari al giorno.
Un'inchiesta del New Y ork Times tra gli scienziati della Rutgers University rivela le applicazioni più affascinanti dei droni marini. Gli oceani sono oggetto di studio da molti decenni usando i satelliti, c ad altri sistemi di rilevazione disseminati su boe galleggianti dotate di sensori. Ma con l'eccezione delle spedizioni ad alte profondità, rare e costose, tutti questi strumenti di osservazione restano in superficie.
I droni invece si spingono agevolmente fino a 200 metri di profondità, e possono essere configurati per andare molto più giù. La flotta in dotazione alla Rutgers University ha già ultimato missioni per 150.000 km. Le informazioni raccolte, ha
spiegato l'oceanografo Scott Glenn al New Y ork Times, possono rendere più precise e affidabili le previsioni su eventi naturali distruttivi, come gli uragani e i tifoni. L'intensità di queste turbolenze atmosferiche è determinata spesso dalla temperatura
degli oceani a grandi profondità. «Prevedere meglio la loro intensità significa poter
valutare meglio l'impatto sulle popolazioni umane, soprattutto in Asia dove vive la maggior parte delle popolazioni colpite quando tifoni e uragani arrivano sulla terraferma», secondo Glenn. Dall'uragano Sandy che devastò la East Coast un anno
fa, fino al tifone Haiyan che ha fatto strage nelle Filippine, questi eventi estremi potrebbero diventare un po' meno mortali.
Altre applicazioni riguardano lo studio dell'inquinamento degli oceani; o le trasformazioni avvenute nella fauna marina, nei movimenti migratori dei banchi
di pesce. Uno degli" oggetti" misteriosi che affascinano gli scienziati marini, è la gigantesca "bolla" di acqua fredda che staziona sui fondali nell'Atlantico quando il resto dell'oceano si riscalda in primavera e in estate. Il comportamento della
"bolla fredda", la velocità con cui si mescola ed influenza la temperatura del resto del mare, potrebbe svelare i suoi segreti ai droni e consentire un progresso nelle conoscenze oceanografiche, meteorologiche, ambientali.
Infine anche un film come "Caccia a Ottobre Rosso" avrebbe un seguito molto diverso, sein futuro le grandi manovre delle flotte militari negli oceani avranno i droni come accompagnatori silenziosi e invisibili.
Jody Williams in Italia per lanciare una campagna internazionale. Glim incontra la Bonino e Grasso
La crociata della Nobel anti-mine "Obama fermi quei robot killer"
ALESSANDRA BADUEL
ROMA - «Non si può accettare che sia una macchina a decidere della vita di un uomo
ma è quello che invece ci attende. Perché già ora i droni uccidono indiscriminatamente, pur essendo teleguidati da umani. Obama non si è certo differenziato da Bush: nei soli primi tre mesi del suo primo mandato ha ordinato più attacchi con i droni di quanti ne avesse ordinati Bush in otto anni. L'accelerazione della macchina militare è difficile da fermare».
Difficile, ma Jody Williams, Nobel per la Pace dal 1997 per la campagna contro le mine, continua a provarci, ed è arrivata in Italia proprio per chiedere al governo di prendere posizione nella nuova campagna internazionale per fermare i robot killer. Oggi sarà ricevuta sia dal ministro degli Esteri Emma Bonino che dal presidente del Senato Pietro Grasso, oltre a partecipare alla nascita del board di Women for Expo 2015, centrato su donne e sostenibilità alimentare. Venerdì sarà alla conferenza "Science for Peace" della
Fondazione Veronesi, a Milano: «Parlerò di etica della scienza e di Joseph Rotblat, il fisico che si rifiutò di lavorare alla bomba atomica. Anche oggi, gli scienziati devono prendersi le loro responsabilità: la scienza "pura" non esiste».
I droni sottomarini
Un programma condotto da 16 agenzie governative americane e canadesi, in collaborazione con università e centri di ricerca, ha sviluppato una flotta
di 15 droni sottomarini (con un sistema integrato da radar e satelliti)
quelli di ultima generazione arrivano a 650 piedi di profondità (200 mt)
Tornano in superficie autonomamente ogni due tre ore per trasmettere
dati e ricevere nuovi ordini . - Costo 125-150 mila dollari -
Non interferiscono con l'ambiente marino (durante la navigazione attraggono alghe, creature marine e grandi predatori)
Solo in Pakistan, secondo il Bureau of Investigative Journalisme, fra il 2001 e il 2013 i droni hanno ucciso almeno 900 civili e 200 bambini. C’è un modo per uscirne?
«Purtroppo il mio Paese rispetta poco le libertà civili e i diritti umani. Non c' è solo il Pakistan, ci sono anche Somalia e Yemen, tutti luoghi non in guerra. Ma certo è più facile uccidere così che portarsi a casa dei prigionieri. In più, si cerca di salvare le vite dei propri soldati, che è poi il motivo per cui procede la ricerca sui robot killer, futuri guerrieri completamente autonomie in grado di decidere se colpire o meno una persona. C'è bisogno di citare Isaac Asimov? La prima "legge dei robot" della sua fantascienza dice chiaramente che un robot non può ferire un essere umano. Stiamo varcando quel limite».
Perché sta succedendo?
«Per via dei miliardi di dollari che gli Stati Uniti investono perla ricerca in questo campo. Secondo me c'è un errore strategico che ci ha portati alla situazione attuale. I terroristi vanno considerati tali, non si deve dar loro la dignità di soldati nemici. Dopo l’11 settembre, bisognava muoversi come fecero gli europei contro il terrorismo negli anni Settanta. Ma gli Stati Uniti sono una macchina da guerra che deve avere un nemico. E già ora i nostri soldati sono addestrati come robot, con videogiochi che inducono il distacco più assoluto dal corpo del nemico, mentre gli agenti di polizia che hanno sgomberato le piazze dai giovani di Occupy erano vestiti come robot. E la ricerca è avanti sia sui nuovi droni che sui robot da guerra e i superuomini rielaborati con la bioingegneria per farne dei combattenti più forti fin dalla nascita. La sfida è davvero enorme: bisogna fare presto».
