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IL CREATORE D'ORCHESTRE
Claudio era una figura semplicemente unica nella nostra vita musicale. È stato l'artefice della crescita di intere generazioni di orchestrali, ha dato a centinaia di giovani strumentisti la più incredibile opportunità di scoprire le meraviglie di fare musica al livello più alto in un'orchestra composta da colleghi in piena sintonia e ricchi di slanci ideali. Non c'è orchestra in Europa in cui non si possano trovare musicisti cresciuti e ispirati dalle esperienze vissute in una delle formazioni create da Abbado. Io ho beneficiato direttamente, e enormemente, della sua straordinaria e disinteressata generosità. Molto dopo essere stato l'assistente di Claudio, era sempre lì per aiutarmi, consigliarmi e sostenermi. Non ho mai immaginato che l'uomo al quale devo la vocazione di direttore si sarebbe interessato così profondamente alla mia crescita e mi avrebbe dato così tanto. DANIEL HARDING
Diego Matheuz : “Artista umile e geniale per me è stato un secondo padre”
ROMA - Un papà preveggente, rigoroso e con il dono della luce. Un po' come Il padre di famiglia dell'illuminista Diderot. Questo era Claudio Abbado, che ha dato il meglio di sé ai giovani. Scoprendo, stimolando, motivando. E anche lanciando musicisti in campo senza rete. Così un tempo fece con il direttore d'orchestra venezuelano Diego Matheuz, che ora non esita a definirlo "il mio secondo padre". E che racconta: "Io sono violinista, e ho lavorato a lungo come spalla dell'orchestra giovanile Simon Bolivar, una formazione che stava molto a cuore a Claudio, il quale la dirigeva spesso come maestro ospite. Lo conobbi nel 2002, e tre anni dopo era sul podio quando a un tratto mi consegnò la bacchetta per guidare il terzo e quarto tempo della Quarta Sinfonia di Ciaikovskij. Sapeva che stavo studiando direzione orchestrale e voleva mettermi alla prova. Fu lui a dare il via a questa mia nuova vita. Da quel momento m'invitò a lavorare come suo assistente". Nato nel 1984 a Barquisimeto, la stessa città natale di un'altra "creatura" abbadiana, cioè Gustavo Dudamel, oggi direttore della Filarmonica di Los Angeles, Diego Matheuz è uno dei frutti più pregiati del Sistema di Orchestre Giovanili e Infantili fondato in Venezuela da José Antonio Abreu. Un modello didattico pubblico rivolto all'insegnamento musicale gratuito per bambini e adolescenti di ogni ceto sociale, spesso "figli" di situazioni emarginate e degradate. Giovanotto minuto e vibrante, Matheuz studia il violino fin dai dodici anni, sebbene da bambino sognasse il violoncello, "ma siccome era troppo ingombrante e nell'automobile di mio padre non entrava, mi convinsero a cambiare strumento", riferisce. Dopo varie collaborazioni con Sir Simon Rattle (direttore dei Berliner Philharmoniker) e soprattutto con Abbado, Diego ha meritato, nel 2009, la nomina di direttore ospite principale dell'Orchestra Mozart di Bologna, fondata dallo stesso Claudio. Oggi è l'acclamato direttore principale del Teatro La Fenice di Venezia, dove ha condotto felicemente le sorti del Concerto di Capodanno. Lunedì, appresa la notizia della morte di Abbado, si è precipitato a Bologna dichiarando senza mezzi termini di non poter credere "che il mondo continuerà a vivere senza di lui". Cosa ricorda del suo grande maestro? "Innanzitutto l'umiltà. Il rispetto e l'amore per la musica, insieme a una ricerca inesauribile di fedeltà al testo. Era un uomo di assoluta genialità, eppure non smetteva mai di studiare le partiture e d'indagarle a fondo. Ha pensato fino ai suoi ultimi giorni di avere qualcosa da imparare, di non doversi fermare". È vero che parlava tanto poco in prova? "Sì, ma riusciva a comunicare con chiarezza i suoi obiettivi. Il suo gesto era limpido. Nella direzione d'orchestra la mano destra detta il tempo e la sinistra l'espressione. Claudio aveva una mano sinistra incredibile per morbidezza e musicalità. Forse nessun direttore ha avuto una sinistra espressiva come la sua". Era autoritario? "Poteva esserlo se necessario. Questo è il nostro mestiere. Ma ascoltava tutti i musicisti. Non è mai accaduto che non prestasse ascolto a qualcuno. Era convinto che da ogni musicista dell'orchestra avrebbe potuto imparare qualcosa. È stata questa sua speciale qualità d'ascolto a creare un nuovo stile in musica". Pensa che abbia influenzato l'ultima generazione di direttori? "Non gestualmente, perché Claudio resta inimitabile, ma nel modo di pensare e interpretare la musica sì. Il suo senso dell'insieme e dello scambio, del reciproco ascolto, ha determinato un nuovo corso. Nella musica classica c'è un prima e un dopo Claudio Abbado".
Abbado, il ricordo di Barenboim: "Spingeva l'orchestra a cercare l'anima della musica"
Intervista al direttore e pianista argentino che parla dell'amicizia nata da giovani. E spiega il "metodo" del maestro di recente scomparso
ROMA - La musica attraversa il tempo, sonda emozioni, pesca nella memoria. Tocca la testa, il cuore e l'anima, se per anima s'intende una dimensione spirituale. Questo tendeva a fare il pur laicissimo Abbado, "il mio grande amico Claudio, incontrato sulla mia btrada"solo"unasessantina d'anni fa", sostiene con trasporto Daniel Barenboim, che lo conobbe in gioventù e che gli era accanto in occasione del suo glorioso ritorno alla Scala, nel 2012. "Eravamo due ragazzi quando frequentavamo fianco a fianco un corso di direzione d'orchestra a Siena", dice, "e fu lì che nacque un lungo legame musicale e umano, che non si è mai perso". Può esprimere il senso e il livello di Abbado musicista? "Se potessimo spiegare razionalmente le Sinfonie di Beethoven non avremmo bisogno di suonarle. In questi capolavori c'è qualcosa in più, un nucleo ineffabile che sfugge alla tecnica e alla descrizione della struttura formale. Che si tratti di Mozart, Beethoven o Boulez, la musica ha sempre un contenuto, un messaggio di profonda umanità. Implica una dichiarazione d'importanza fondamentale sulla sostanza dell'umano. È un commento decisivo sul nostro esistere. Tutto ciò ha a che vedere con una spiritualità che va lontano, e che non può limitarsi soltanto a una professionalità esecutiva di supremo livello. Proprio in quell'andare lontano si rifletteva il percorso straordinario di Claudio, fin dagli inizi del suo viaggio". Quando vi conosceste? "Nei primi anni Cinquanta, quando Claudio studiava pianoforte con Friedrich Gulda al Mozarteum di Salisburgo", racconta il direttore d'orchestra e pianista ebreo argentino, raggiunto telefonicamente a Siviglia dove sta provando con la sua West Eastern Divan Orchestra, formazione da lui fondata che unisce musicisti arabi e israeliani in un dialogo musicale inteso come messaggio di pace, armonia e cultura. Nel pensiero del mondo, nel lavoro con i giovani, nella visione "politica" della musica, Barenboim ha sempre coltivato numerose "affinità elettive" con Claudio. "Rammento che da giovanissimo suonava molto bene Liszt", continua il maestro, "e che negli anni Sessanta, al Festival di Edimburgo, io e lui eseguimmo a quattro mani pezzi di Schumann per la tv inglese. Sono ricordi incancellabili, che mi stanno dentro". Ci parli del modo di Abbado di essere direttore d'orchestra. "Era un perfezionista che cercava di andare sempre oltre, in sfere non analizzabili né verbalizzabili. È ciò che intendo col termine "spirituale". Trasmetteva quel "qualcosa" sia dirigendo a Berlino sia sul podio dell'orchestra di Lucerna. Traeva il meglio dai suoi orchestrali, come un magnete. In occasione del suo ultimo compleanno l'ho sentito dirigere a Bologna la Sinfonia Classica di Prokofiev, composizione umoristica e "leggera". Eppure anche lì riusciva a riversare un'intensa spiritualità ". Com'era durante le prove? "Parlava pochissimo. Era avaro di spiegazioni. Ma la sua ricerca era totalmente chiara. Chiedeva all'orchestra di ripetere, ancora e ancora. Era come se ognuno degli orchestrali dovesse trovare una motivazione a quanto stava suonando. Non il cosa e il come della musica, ma il perché"
. Addio a Claudio Abbado. Il Maestro che credeva nei giovani
Una vita da innovatore sul podio. Il Maestro se n’è andato. Claudio Abbado si è spento “serenamente, circondato dalla sua famiglia” questa mattina alle 8.30, nella sua casa a Bologna. Aveva 80 anni e da tempo era malato. Tanto che quando il presidente della Repubblica lo aveva nominato senatore a vita – appena lo scorso 30 agosto – aveva auspicato di avere la salute necessaria per onorare questo impegno. E oggi, in un messaggio di cordoglio, Napolitano scrive: “Rendo omaggio – non solo da amico e ammiratore di antica data, ma da rappresentante della collettività nazionale e delle istituzioni repubblicane – all’uomo che ha onorato in Europa e nel mondo la grande tradizione musicale del nostro paese, contribuendo in pari tempo con il suo eccezionale talento e la sua profonda sensibilità civile all’apertura di nuove strade per un più ricco sviluppo dei rapporti tra cultura e società. (…) Restano non solo le tracce durature della sua altissima qualità di interprete rigoroso e creativo, ma l’eredità delle orchestre che egli ha saputo costruire valorizzando intere schiere di giovani musicisti. In questo spirito Claudio Abbado sarà ricordato dagli italiani e da quanti lo hanno conosciuto ascoltandolo in tutto il mondo”. Abbado nasce a Milano il 26 giugno 1933. Suo padre è un insegnante di violino. Nel 1955 si diploma in pianoforte e direzione d’orchestra al Conservatorio di Milano e solo tre anni dopo arriva il primo grande riconoscimento con il primo posto al concorso Koussevitsky a Tanglewood (Massachussets) trampolino di lancio per la New York Philarmonic. Solo due anni dopo, nel 1960, a 27 anni, esordisce alla Scala. Da allora è stata una escalation: la sua ascesa è stata inarrestabile. Nel 1963 fu invitato da Herbert Von Karajan a dirigere i Wiener Philharmoniker al Festival di Salisburgo. Nel 1968 il debutto al Covent Garden di Londra e quello alla Metropolitan Opera House di New York. Poi la direzione della Scala fino al 1986, dove portò un profondo rinnovamento nella programmazione e nelle scelte artistiche, riscoprendo i classici e proponendo autori contemporanei. Nel 1971 divenne direttore principale del Wiener Philharmoniker, dal 1979 al 1987 fu direttore musicale della London Symphony Orchestra. Dal 1989 al 2002 ha diretto i Berliner Philharmoniker. La musica, i valori, l’impegno sociale. Questi ambiti sono sempre stati uniti per Claudio Abbado. Nel 1972 è stato lui ad aprire le sale ai “Concerti per studenti e lavoratori”, per avvicinare alla musica persone distanti. Ha sempre creduto che la musica avesse una funzione terapeutica, quasi salvifica: “La musica salva davvero i ragazzi dalla criminalità, dalla prostituzione e dalla droga: facendo musica insieme trovano se stessi” ha detto con riferimento al Sistema venezuelano e ha provato a importarlo in Italia. Anche per questo si è dedicato alla creazione di varie orchestre giovanili. Tra le ultime l’orchestra Mozart di Bologna (nata nel 2004), di cui era direttore artistico, e che dieci giorni fa ha sospeso l’attività (decisione su cui la malattia del Maestro avrebbe inciso più delle serie condizioni economiche). Una orchestra protagonista nel tessuto sociale del capoluogo emiliano: dal 2006 organizza attività condotte da musicisti e da musicoterapeuti in ambito sanitario e socio-assistenziale, dedicate in particolare ai bambini; collabora con la Casa Circondariale di Bologna, dove si tengono laboratori e concerti e ha dato vita a uno specifico progetto per laboratori di canto corale destinati ai detenuti. Le prove generali dei concerti sono di norma aperte gratuitamente a scuole e associazioni culturali. Nel 2012, la “Prova di solidarietà”, il concerto realizzato con “La Repubblica delle idee” per sostenere la ricostruzione dell’Emilia colpita dal sisma
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