VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti
/http%3A%2F%2Fwww.libera.it%2Fflex%2Fimages%2FD.7a91e9aad59a4ffcb441%2Fdpd.bmp)
Silvia Fumarola – La Repubblica
L’applauso non finisce più, nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari alla Camera in molti hanno gli occhi lucidi. Don Giuseppe Diana, simbolo della lotta anticamorra ucciso vent’anni fa — il 19 marzo 1994 — a Casal di Principe rivive nel film Per amore del mio popolo di Antonio Frazzi, interpretata da Alessandro Preziosi, in onda stasera e domani su RaiUno. Una proiezione voluta dal presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi (presenti don Tonino Palmese e tra le scolaresche, anche l’istituto Guido Carli di Casal di Principe), che non usa mezzi termini: «Se l’Italia è il Paese delle mafie, è anche il Paese dell’antimafia. L’esempio di Don Diana e Don Puglisi è significativo: tutte le mafie hanno paura di chi sa indicare ai cittadini risposte diverse ai loro bisogni, e di chi chiama la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta col loro nome indicando la strada per combatterle. La mafia basa la propria forza sul consenso e la politica è doppiamente responsabile se, dopo aver sottratto i beni non li fa fruttare per il paese, continuando a creare basi di consenso per il malaffare». Girato nei paesi del casertano dove Don Diana ha lavorato, il film - prodotto da Giannandrea Pecorelli - non è una biografia né un santino, ma la storia di un prete che indicava ai giovani la via del riscatto.
Alessandro Preziosi: non sono riuscito ad assistere a tutta la proiezione, la storia mi ha schiacciato, ringrazio di essermi imbattuto in quest’uomo
«Interpretare Don Diana» spiega Preziosi «va al di là della professione. Non sono riuscito a assistere a tutta la proiezione, la storia mi ha schiacciato, ringrazio di essermi imbattuto in quest’uomo. Mi ha insegnato che se qualcuno ha qualcosa di buono da proporre deve fare di tutto per metterlo in campo». «Il film mi ha emozionato » commenta Raffaele Cantone, il magistrato a capo dell’Autorità nazionale Anticorruzione «restituisce un’immagine vera di Don Peppe Diana. Il silenzio della chiesa e di parte della società civile era allora complice a volte compiacente. In Campania non servono i carrarmati, com’è stato fatto per il piano Caserta. Il banco di prova sarà la Terra dei fuochi, vedremo se ci saranno bonifiche». Il presidente della Rai Anna Maria Tarantola cita la fiction come esempio di «servizio pubblico». «Don Diana era una persona normale, un prete, un “eroe-non eroe”, la normalità e la semplicità possono essere una testimonianza forte. Anche noi della Rai», sottolinea «dovremmo ripensare i modelli che la società propone, attraverso i media, per rispetto ai testimoni della legalità». E, commossa, tra «gli esempi di straordinaria passione civile», ricorda gli inviati del Tg3 Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi vent’anni fa (il 20 marzo 1994) a Mogadiscio.
/http%3A%2F%2Fwww.notiziemigranti.com%2Fnews%2Fwp-content%2Fuploads%2F2014%2F03%2Flaforzadellaparola.jpg)