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VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti

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Fate regali qualcosa vi resterà

 

“HO LE MANI BUCATE, SPENDO (QUASI) TUTTO PER GLI ALTRI” –

L’attore americano e la passione per i doni che arricchiscono chi è generoso.

Il padre di Stephen si chiama Steven, ed è uno dei più grandi compositori americani. «Ha firmato canzoni come I Cross My Hearte Through the Years. Dopo il primo grande successo ci siamo trasferiti da Atlanta a Los Angeles, in un appartamento nella Valley, non un villone. Frequentavo una scuola in cui tutti erano figli di papà famosi dello show business. Ho attraversato una fase di consumismo selvaggio. Chiedevo ai miei genitori: perché non viviamo a Beverly Hills? Un ambiente così gonfio di soldi non è un buon posto per crescere ». Padre ebreo, madre cattolica, Stephen è cresciuto in un ambiente religioso. «Mia madre non era un’estremista, ma aveva fede. Voleva che io e mio fratello la domenica andassimo a messa con i vestiti eleganti, io non volevo mollare le mie scarpe da ginnastica. Ero difficile, spigoloso, irascibile. Mi sfiniva stare sui banchi, sentivo di essere diverso. Ringrazio mia madre perché a un certo punto ha smesso di chiedermi perché non potevo essere giudizioso come i miei compagni ed ha iniziato ad accettarmi per quello che ero. Ho lasciato la scuola, iniziato a lavorare e guadagnare. Poi sono tornato a studiare, ma recitazione. Ho mollato i corsi per il set, un film in Sudafrica. Quando sono tornato, un anno dopo, avevo capito la bellezza del viaggio e sono diventato un nomade». Ho le mani bucate spendo quasi tutto per gli altri. È iniziata una carriera lunga quaranta film. Indipendenti difficili, come Blood & Wine al fianco di Jack Nicholson o La spirale della vendetta, «fatto solo perché volevo recitare con Harvey Keitel». La fama è arrivata grazie a kolossal da pop corn, la saga vampiresca Blade, Immortals, ma ci sono stati anche World Trade Center di Oliver Stone e Nemico Pubblico di Michael Mann. E soprattutto il film Leone d’oro Somewhere della regista e amica Sofia Coppola. «Quel film è arrivato in un momento di dolore per la morte di mia madre. Che mi manca ancora tanto. Quando vedo i miei amici che ancora ce l’hanno non posso fare a meno di invidiarli. Una donna meravigliosa, Perfetta nel gestire la casa eppure creativa. Regalava a mio padre uno stupendo titolo per la sua canzone, cuciva i patchwork per me e mio fratello. Aveva studiato nove anni per diventare psicologa ma non voleva lavorare e guadagnare facendo terapia ai ricchi e famosi, preferiva le strutture al servizio della gente qualunque». Il regalo più bello per la mamma? «Braccialetti di gioielli: ogni volta volevo stupirla. La cosa più preziosa però è stata un regalo di Natale per mia nonna, un’adorabile pazzoide: un collier d’oro rosa enorme, con la scritta “granny” in diamanti. Aveva 88 anni, nemmeno ci vedeva bene, le misi quella collanona da rapper e lei era incredula e perfino preoccupata. Un bel ricordo»

. Amo trovare oggetti che raccontino chi sono. A certificare le mani bucate di Dorff, l’episodio in cui a vent’anni andò a vivere per due mesi nel mitico hotel di Los Angeles, Chateau Marmont, e si ritrovò a pagare 90 mila dollari: «Ma non finii per strada. Chiamai il mio agente, mi disse che i soldi erano finiti e così cercai subito un altro lavoro». Di lavori ne ha rifiutati tanti, «i soldi non sono importanti. Ho detto no a ingaggi pazzeschi. A una serie western che mi avrebbe portato in Messico per un anno: e se poi mi chiamano Spielberg, i Coen, Sofia Coppola che faccio, dico no?, Non mi importa il successo facile, mi importa realizzare cose che restino». Per questo, dopo una lunga fase di regali a una raffica di fidanzate — scarpe firmate Louboutin, Manolo Blahnik, Jimmy Choo — ora Stephen Dorff solo raramente sceglie l’abbigliamento, «a mio padre continuo a donare giacche, perché non ho idea di cosa gli piaccia davvero. Ma prefe- risco dare a chi amo cose che restino, gioielli, quadri». Un discorso a parte merita l’irrefrenabile impulso a soddisfare i desideri e i capricci delle due figlie del secondo matrimonio del padre. «Sono cresciuto con mio fratello, avere due sorelle è meraviglioso. Non resisto alle loro richieste e loro lo sanno». Quando racconta i dialoghi con le sue donne, mamma, nonna e sorelle, l’attore imita le loro voci, sempre dolci e flautate. «La più grande è saggia, la seconda è ribelle e inquieta come me. Mi chiama a qualunque ora e ovunque sia, Hong Kong, Parigi, Roma. Anche alle sei di mattina, “sai, vorrei tanto una moto d’acqua. Papà dice che me la fa per Natale ma adesso c’è il sole ed è un giorno bellissimo...”. E io provvedo. L’unica volta che non ho potuto accontentarla è quando per la festa del suo compleanno mi ha chiesto di far suonare Justin Bieber... Gli adolescenti oggi sono letteralmente ipnotizzati dalla macchina del marketing. Ecco perché, quando avrò dei figli, vorrei farli crescere in un ambiente diverso, magari a New York». Il presente più bello è stato per Sofia Coppola: «Dopo Somewherele ho voluto far avere un dipinto di Dennis Hopper. Ne avevo uno a casa mia che a lei piaceva tanto. Ero molto amico di Dennis, sostenevo la sua galleria. Lui ne scelse uno enorme e costosissimo di due diciassettenni in bikini sulla spiaggia. All’inizio Sofia ha detto “ma ne bastava uno piccolo...”, poi lo ha messo nella sua nuova casa ed era perfetto». L’arte per Dorff è uno dei modi più belli di investire i propri soldi. «Ho sempre diffidato delle azioni e dei broker, meglio un quadro o un bene immobile. Sette anni fa ho quasi fatto il passo più lungo della gamba comprando una casa sull’oceano. Ci passo tutto il tempo che posso. Non solo è il paradiso ma si è rivelato l’affare economico della mia vita, si è incredibilmente rivalutata». Viaggi, alberghi di lusso, macchine sportive, abiti firmati. Ma quando gli chiedi qual è il regalo ricevuto da una donna più bello di sempre il divo biondo tira fuori lo slittino Rosabella di Quarto potere. «Mia madre mi costruì una specie di cannocchiale caleidoscopio con dentro tutte le nostre foto insieme, quando avevo due anni, e poi quattro e poi sei... lo conservo ancora». Avere una madre così può essere la causa della condizione involontaria di scapolo quarantenne di Stephen? «Forse sì. O magari il fatto che viaggio tanto. O che non cerco la mia ragazza nei posti giusti. Sempre gli stessi giri, le modelle che non hanno tempo per costruire qualcosa o sono troppo giovani per fermarsi. Trovare l’amore vero sarebbe il più bello dei regali».

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