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VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti

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Libera, Don Ciotti papa Francesco e i familiari delle vittime delle mafie

 

 

 

 

PER SAPERNE DI PIU':

www.vaticano.va       ;                  www.libera.it

Intervista di FabioFazio a Don Luigi Ciotti (dopo la pubblicità) http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d5052b0c-bffa-4251-bc7f-19ade2fe7d28.html  

Papa Francesco e Don Luigi Ciotti sono entrati mano nella mano nella chiesa di San Gregorio VII a Roma dove il Pontefice era fortemente atteso per l'incontro con i partecipanti alla veglia di preghiera promossa dalla fondazione "Libera" nella ricorrenza della XIX Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Una folla di fedeli si è riunita davanti alla chiesa e sono presenti oltre 900 familiari delle vittime, in rappresentanza delle oltre 15 mila persone che hanno perso un loro caro per mano della violenza mafiosa

Dio ci dia una Pedata

http://video.repubblica.it/dossier/il-nuovo-papa/don-ciotti-a-papa-francesco-prega-perche-dio-ci-dia-una-pedata-per-andare-avanti/160051/158541

Le parole di CASELLI

http://video.repubblica.it/dossier/il-nuovo-papa/mafie-caselli-francesco-un-profeta-arriva-dove-la-politica-non-riesce/160050/158540?ref=vd-auto

L'abbraccio del pontefice alle vittime della mafia

http://video.repubblica.it/dossier/il-nuovo-papa/l-abbraccio-dei-parenti-delle-vittime-di-mafia-a-papa-francesco/160047/158537

Papa Francesco ai mafiosi

http://video.repubblica.it/dossier/il-nuovo-papa/il-papa-ai-mafiosi-convertitevi-siete-ancora-in-tempo-per-non-finire-all-inferno/160055/158545

Papa Francesco ringrazia i parenti delle vittime

http://video.repubblica.it/dossier/il-nuovo-papa/mafie-il-papa-ai-parenti-delle-vittime-grazie-per-aver-raccontato-le-vostre-storie/160057/158547

Don Ciotti dona a Papa Francesco la stola di don Diana

http://video.repubblica.it/dossier/il-nuovo-papa/don-ciotti-dona-a-papa-francesco-la-stola-di-don-peppe-diana/160054/158544

Don Ciotti: "presenza di papa importante"

http://video.repubblica.it/dossier/il-nuovo-papa/don-ciotti-presenza-di-papa-francesco-importante-la-chiesa-ha-il-dovere-di-parlare/160058/158548

Familiari delle vittime:Francesco uomo normale come don Pglisi e don Diana

http://video.repubblica.it/dossier/il-nuovo-papa/don-ciotti-presenza-di-papa-francesco-importante-la-chiesa-ha-il-dovere-di-parlare/160058/158548

Quando Wojtila parlò contro la mafia

http://video.repubblica.it/cronaca/le-parole-di-papa-wojtyla-contro-la-mafia/160049/158539

 Il 22 marzo Giornata della memoria e dell'impegno a Latina Il Papa incontra le vittime delle mafie. Appello ai mafiosi: "Per favore, convertitevi" "Fermatevi di fare il male o per voi ci sarà l'inferno". Papa Bergoglio si è rivolto "agli uomini e alle donne mafiosi" nel suo discorso alla veglia di preghiera promossa dalla fondazione Libera, nella ricorrenza della XIX Giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Don Ciotti: "Sia la primavera della giustizia e del perdono L'abbraccio tra papa Francesco e don Ciotti ."Il desiderio che sento è di condividere con voi una speranza: che il senso di responsabilità vinca sulla corruzione, in ogni parte del mondo. Questo deve partire dalle coscienze e deve risanare i comportamenti in modo che la giustizia guadagni spazio e prenda il posto dell'inequità". Queste le parole di papa Francesco, che è intervenuto alla Messa nella chiesa di San Gregorio VII a Roma, alla vigilia della giornata per le vittime della criminalità organizzata che si svolge sabato 22 marzo a Latina. La prima volta che un papa prega con i parenti delle vittime di mafia E' la prima volta che un papa prega insieme con i parenti delle vittime delle mafie. Al suo arrivo il pontefice ha abbracciato don Ciotti e stretto la mano al presidente del Senato Pietro Grasso, ex procuratore nazionale antimafia. Il Papa ha salutato alcuni dei fedeli presenti dinanzi alla chiesa, poi è entrato all'interno tenendosi mano nella mano con don Ciotti. Papa: "Convertitevi" "Vi sarò vicino questa notte e domani a Latina anche se non potrò venire; in particolare esprimo la mia solidarietà a chi di voi ha perso una persona cara vittima della violenza mafiosa. Grazie perché non vi siete chiusi ma siete usciti per raccontare la vostra storia, questo è molto importante soprattutto per i giovani. Prego per tutti voi e le vittime delle mafie. Non posso che concludere con una parola per i protagonisti assenti, i protagonisti mafiosi: cambiate vita, convertitevi, fermatevi di fare il male, noi preghiamo per voi. Lo chiedo in ginocchio, è per il vostro bene, questa vita che vivete adesso non ci darà piacere, non ci darà gioia, non vi darà felicità: il potere, il denaro che voi avete adesso, tanti affari sporchi tra tanti crimini mafiosi, il denaro insanguinato è potere insanguinato e non potrete portarlo nell'altra vita. Convertitevi, ancora è tempo per non finire nell'inferno che è quello che vi aspetta se continuate così. Avete avuto un papà e una mamma: pensate a loro e piangete". L'intervento di don Ciotti "E' un lungo elenco quello delle vittime delle mafie, ci sono anche 80 bambini. Ci sono tanti giusti, persone libere e leali", ha detto don Luigi Ciotti. "Abbiamo bisogno di verità, di tanta verità. Chiediamo giustizia e verità. Il problema delle mafie non è solo un problema giudiziario ma è un problema sociale e culturale. Riguarda le responsabilità pubbliche. Oggi è più che mai necessario uno scatto: occorrono politiche sociali, occorre rafforzare la confisca e l'uso sociale dei beni delle mafie". Don Ciotti chiede poi norme più stringenti su corruzione e voto di scambio. "Occorre poi non lasciare soli i magistrati: un nome su tutti, Nino Di Matteo". 22 marzo a Latina, la giornata della memoria e dell'impegno Sabato 22 marzo Latina ospita la XIX edizione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, promossa dall'associazione Libera e dall'associazione Avviso pubblico. Sono un migliaio i familiari delle vittime, in rappresentanze delle 15mila persone che hanno perso un loro caro per mano della violenza mafiosa, giunti a Roma per partecipare alle veglia col Pontefice e alla giornata a Latina. Oltre 900 nomi di semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle Forze dell'ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il proprio dovere. -

A LATINA IN 100.000 CON LE VITTIME DELLA MAFIA http://www.tgcom24.mediaset.it/2014/video/latina-in-100mila-contro-la-mafia_2016739.shtml

 

I PRETI E I BOSS

di Roberto Saviano – La Repubblica

Le parole pronunciate dal Papa sono parole definitive. Tuonano forti non a San Pietro dove saranno risultate naturali, persino ovvie. Tuonano epocali a Locri, Casal di Principe, Natile di Careri, San Luca, Secondigliano, Gela. E in quelle terre dove l'azione mafiosa si è sempre accompagnata ad atteggiamenti religiosi ostentati in pubblico. Chi non conosce i rapporti tra cosche e Chiesa potrà credere che sia evidente la contraddizione tra la parola di Cristo e il potere mafioso. Non è così. Per i capi delle organizzazioni criminali il loro comportamento è cristiano e cristiana è l'azione degli affiliati. In nome di Cristo e della Madonna si svolge la loro vita e la Santa Romana Chiesa è il riferimento dell'organizzazione. Per quanto assurdo possa apparire il boss - come mi è capitato di scrivere già diverse volte - considera la propria azione paragonabile al calvario di Cristo, perché assume sulla propria coscienza il dolore e la colpa del peccato per il benessere degli uomini su cui comanda. Il "bene" è ottenuto quando le decisioni del boss sono a vantaggio di tutti gli affiliati del territorio su cui comanda. Il potere è espressione di un ordine provvidenziale: anche uccidere diventa un atto giusto e necessario, che Dio perdonerà, se la vittima metteva a rischio la tranquillità, la pace, la sicurezza della "famiglia". C'è tutta una ritualità distorta di provenienza religiosa che regola la cultura delle cosche. L'affiliazione alla 'ndrangheta avviene attraverso la "santina", l'effigie di un santo su carta, con una preghiera. San Michele Arcangelo è il santo che protegge le 'ndrine: sulla sua figura si fa colare il sangue dell'affiliato nel rito dell'iniziazione. Padre Pio è il santo la cui icona è in ogni cella di camorrista, in ogni casa di camorrista, in ogni portafoglio di affiliato. Nicola, ex appartenente al clan Cesarano ha raccontato: "Mi sono salvato una volta, quando ero giovane, perché un proiettile è stato deviato. I medici mi hanno detto che è stata una costola a evitare che il colpo fosse mortale. Ma io non ci credo. Quello che mi ha sparato mi ha sparato al cuore, non è stata la costola, è stata la Madonna". La Madonna, oggetto di preghiere: è a lei che ci si rivolge per sovrintendere gli omicidi. In quanto donna e madre di Cristo sopporta il dolore del sangue e perdona. Rosetta Cutolo veniva trovata in chiesa nelle ore delle mattanze ordinate da don Raffaele: pregava la Madonna di intercedere presso Cristo per far comprendere che la condanna a morte e la violenza era necessaria. A Pignataro Maggiore esiste "la madonna della camorra" che il defunto boss Raffaele Lubrano ucciso in un agguato nel 2002, fece restaurare a sue spese, nella sala Moscati attigua alla chiesa madre. Anche Giovanni Paolo II aveva pronunciato - il 9 maggio del 1993 ad Agrigento - un attacco durissimo alla mafia: "convertitevi una volta verrà il giudizio di Dio". Due mesi dopo i corleonesi misero una bomba a San Giovanni in Laterano. Ma Francesco I non parla solo a chi spara: ha abbracciato i parenti delle vittime della mafia, ha abbracciato don Luigi Ciotti, un sacerdote che non era mai stato accolto da un pontefice in Vaticano e con Libera è diventato l'emblema di una chiesa di strada, che si impegna contro il potere criminale. La chiesa di don Diana, che fu lasciato solo a combattere la sua battaglia. Oggi Francesco invita a stare a fianco dei don Diana. Le sue parole rompono l'ambiguità in cui vivono quelle parti di chiesa che da sempre fanno finta di non vedere, che sono accondiscendenti verso le mafie, e che si giustificano in nome di una "vicinanza alle anime perdute". Gli affiliati non temono l'inferno promesso dal Papa: lo conoscono in vita. Temono invece una chiesa che diventa prassi antimafiosa. Le parole di Francesco I potranno cambiare qualcosa davvero se la borghesia mafiosa sarà messa in crisi da questa presa di posizione, se l'opera pastorale della chiesa davvero inizierà a isolare il danaro criminale, il potere politico condizionato dai loro voti. Insomma se tutta la chiesa - e non solo pochi coraggiosi sacerdoti - sarà davvero parte attiva nella lotta ai capitali criminali. Dopo queste parole o sarà così o non sarà più Chiesa.

Quanti silenzi in passato dalla Chiesa ma da oggi con Francesco cambia tuttoLa Repubblica

Prima si sono presi per mano, lui e Papa Francesco. Poi il prete più amato dall’altra Italia gli ha detto: «Pensavo di trovare un padre e invece ho trovato anche un fratello». Ci confesserà pochi minuti dopo Luigi Ciotti: «È stato un momento storico, io al Pontefice gli avevo appena ricordato che non sempre la Chiesa è stata attenta alla mafia».

Don Luigi, cosa cambierà dopo queste parole di Papa Francesco sulla mafia?              «Sono state chiarissime, molto decise, determinate nella fermezza. Con queste parole si definisce culturalmente un passaggio storico: la cesura netta fra mafia e Chiesa ».              In quest’intervista, alla vigilia della «giornata della memoria» di oggi a Latina – terra di mezzo fra un Sud e un Nord sempre più vicini nell’oppressione criminale – e qualche minuto dopo la consegna al Pontefice dei «frutti» di Libera strappati alle terre dei boss (tarallini, ceci, pasta, melanzane, pomodorini e i vini Cento Passi in ricordo di Peppino Impastato e Anto’ alla memoria di Antonino Montinaro, capo scorta di Falcone) don Luigi racconta il suo memorabile faccia a faccia con il Papa insieme alle vittime innocenti di tutte le mafie. I 900 rappresentati dei familiari delle vittime che erano con lei nella chiesa di San Gregorio Settimo avevano chiesto a Papa Francesco una parola chiara.

Ci sembra che sia proprio arrivata. «Sì, attraverso questo riconoscimento della testimonianza dei familiari delle vittime innocenti si definisce un altro modo di leggere la nostra storia». Cosa faceva il Papa mentre nella chiesa rimbombavano i nomi di tutti quei morti, di tutti quegli italiani caduti in una guerra mai dichiarata? «Lui ha chiuso gli occhi e ha sospirato mentre sentiva uno per uno tutti i nomi».

Come è cominciata questa grande giornata don Luigi? Prima vi siete presi per mano, poi vi siete abbracciati. E poi? «Io gli avevo appena detto che troppi silenzi ci sono stati nella chiesa, troppe reticenze. Anche se gli ho raccontato di Giovanni Paolo II alla Valle dei Templi di Agrigento e delle parole di Benedetto XVI ai giovani di Palermo. Ma non basta, ho aggiunto».

Perché non basta? Che altro ha raccontato al Papa? «Gli ho ricordato che non bisogna lasciare soli i testimoni di giustizia. Ma anche altri. Voglio fare un nome su tutti: il pubblico ministero palermitano Nino Di Matteo. E anche gli amministratori onesti, i giornalisti, i tanti cittadini coraggiosi che cercano verità. Come Vincenzo Agostino, il padre di Nino, poliziotto assassinato in Sicilia. Come i familiari di Attilio Manca a Viterbo, come quelli di Ilaria Alpi e Hrovatin».

Ma oggi forse c’è bisogno di qualcosa di più, non crede? «Siamo finiti dentro una gabbia, prigionieri di un parlare vuoto dove tutto si confonde. Mafia antimafia, legalità illegalità, giustizia ingiustizia. Tutto è malleabile, a uso e consumo di convenienze e riti».

Cosa vuole dire esattamente? «Bisogna uscire dai recinti e Papa Francesco ce l’ha appena indicato. Per esempio, la lotta alla mafia non può diventare un esercizio retorico. Mi disturba anche questa parola, antimafia: eliminiamola. Forse così smascheriamo quelli che ci hanno costruito sopra una falsa reputazione».

Don Luigi, sta lanciando una piccola grande rivoluzione? «Dobbiamo rovesciare schemi vecchi, datati. Se le mafie sono presenti così da tanto tempo è anche perché lo abbiamo permesso. La mafia più pericolosa è il nostro immobilismo, il nostro promettere e non fare. Ci sono parole ormai svuotate di contenuto. Ad esempio, “legalità”. È diventata una parola flessibile, calibrata alle circostanze. C’è il rischio di fare della legalità uno strumento non di giustizia ma di potere».

Altre parole malate? «Antimafia. È una di quelle che sarebbe il caso di abbandonare o almeno di ripensare. Cosa vuol dire essere antimafia? C’è forse oggi qualcuno che si dichiara apertamente a favore delle mafie? Lo stesso vale per “società civile”. Se proprio vogliamo dare un attributo alla parola società, scegliamo che sia responsabile. Non si è mai parlato tanto di legalità come in questi 20 anni e mai il livello di illegalità è tanto cresciuto».

Dobbiamo rivedere il nostro vocabolario, ma anche alcune certezze sulle mafie, non crede? «Resiste un modo di vedere sorpassato. Si continua a dire che la mafia s’insinua, s’infiltra. La mafia non ha più bisogno d’infiltrarsi per il semplice fatto che ormai è presente dietro facce e opere insospettabili.

Le analisi sulla mafie hanno bisogno di una grande scossa ». Che cosa è la mafia di oggi? «È una mafia che non ha più bisogno - salvo eccezioni - di fare violenza. Può contare sulla violenza “anonima”, in guanti bianchi, del denaro che circola solo per produrre altro denaro uccidendo il lavoro. Per i morti ammazzati che diminuiscono, cresce a dismisura il numero dei morti vivi, delle persone alle quali il potere economico delle mafie toglie ogni speranza».

Come si combatte questa nuova mafia? «Non si può vincere senza una forte legge sulla corruzione, che è l’incubatrice di tutte le mafie. Ci vogliono buone leggi, spero che al più presto approvino la riforma del 416 ter sullo scambio politico mafioso ».

È difficile cambiare da un giorno all’altro, come si fa? «Il cambiamento chiama in causa tutti, ma non può realizzarsi se viene frenato dall’alto. Grande è la lezione di umiltà e saggezza che ci sta dando il Papa. Mi aspetto dalla politica un simile atto di coraggio. Il potere non può essere un’eterna malattia. Quella per cui da un lato si annunciano codici etici e dall’altro si trova sempre l’eccezione, la scappatoia. Si è creato un meccanismo di complicità fra parte della politica e parte della società, basato sul tacito patto, a volte neanche tacito, di coprirsi a vicenda».

 

VEDI DI PIU’: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/giornata-memoria-impegno-mafia-mafie-libera-latina-papa-ad7cfd9d-1fe2-4a15-bc81-2e992046fb7d.html#sthash.jk1fkjFo.dpuf

A LATINA IN 100.000 CON LE VITTIME DELLA MAFIA http://www.tgcom24.mediaset.it/2014/video/latina-in-100mila-contro-la-mafia_2016739.shtml

 

LEGGI I parenti: "Con lui dalla nostra parte tutto può cambiare"

L'appello dei familiari. Una folla di fedeli si era riunita fin dalle prime ore del pomeriggio davanti alla chiesa, fra loro oltre 900 familiari delle vittime, in rappresentanza delle oltre 15 mila persone che hanno perso un loro caro per mano della violenza mafiosa. Fra le persone presenti anche i fratelli di don Pino Puglisi e di don Giuseppe Diana. "Ci guardi, Santo Padre. Guardi ognuno di noi, legga nei nostri occhi il dolore della perdita di un padre, di una madre, di un figlio, di un fratello, di una sorella, di una moglie, di un marito. Guardi nel nostro volto i segni della loro assenza, ma anche del loro coraggio, del loro orgoglio della nostra voglia di vivere", ha detto all'inizio della veglia Stefania Grasso, figlia di Vincenzo Grasso, l'imprenditore ucciso dalla 'ndrangheta a Locri il 20 marzo 1989. La stola di don Giuseppe Diana. Prima della benedizione finale, don Ciotti ha consegnato a papa Francesco la stola che era di don Giuseppe Diana, il prete assassinato dalla camorra a Casal di Principe, di cui due giorni fa è ricorso il ventesimo anniversario della morte. Il Papa l'ha quindi indossata, impartendo poi la benedizione ai presenti nella chiesa di San Gregorio VII.

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