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VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti

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Come eravamo felici ieri e come siamo infelici oggi

 

Gentile Michele Serra è finito un altro inverno senza geloni alle mani o ai piedi. E sì che a sentire inostri genitori era un evento normale per loro. Ecco una cosa che la mia e la sua generazione non hanno conosciuto; così come dittatura, guerre bombardamenti, deportazioni, fame, occupazione, tubercolosi, miseria, oppressione, freddo, analfabetismo, poliomielite, cimici e pulci, rappresaglie, difterite, sfruttamento, discriminazioni, scarsa igiene, lavori spossanti, polmonite, ae altre malattie mortali, assoluta precarietà ecc.

   Tutte traversie rincarate, naturalmente, se eri donna, operaio e comunque lavoratore non qualificato, carcerato, malato di mente, contadino, bambino, omosessuale,  dissidente, handicappato, ecc. E mi limito a quanto hanno passato i ostri genitori, figuriamoci nonni e bisnonni. Da qualche suo scritto, mi pare che lei sia conspevole di tutto ciò. Ma vedo che tanti nostri coetanei  e ormai anche i loro figli non fanno che lamentarsi del nostro  tempo e del nostro paese:  una lagna continua ,implacabile,  inconsolabile (anche soprattutto da parte di chi ha uno stipendio fisso e una casa in collina), che forse è è il vero  e unico fattore in comune tra chi si professa di destra e chi  di sinistra. Tutta gente nata  vissuta in un’epoca (dalla metà degli anni 50) e luogo l’Europa occidentale inclusa l’Italia) che rappresentano un unicum nella storia dell’umanità: mai prima  e in nessuna parte del mondo un così gran numero di uomini e donne hanno beneficiato di tanto cibo, benessere,  libertà, pace, ricchezza, abitazioni, tutele, diritti, comodità, assistenza,  salute, possibilità di viaggiare, informazioni, tempo libero, conoscenza, esenzione dalle fatiche più abbruttenti ecc. Esi che solo un’occhiata  a quanto è successo ai nostri vicini l’altro ieri (la Bosnia) o oggi stesso (la Siria)  dovrebbe indurci a smetterla di comportarci come tanti fighetti viziati . Ma niente, lo sguardo è miope e la memoria corta.

     Sono un giulivo babbeo? Babbeo forse, giulivo garantisco di no. Un cinico cieco e sordo  davanti alle sofferenze di tanti  nostri  concittadini e  classifiche spesso disonorevoli per il nostro paese? Spero di no, la mia prospettiva è uno sguardo di insieme, relativo a storia e geografia . E quindi caro Serra, la prossima volta  che sentirò un amico o meglio ancora un’amica  lamentarsi di tutto, non le chiederò certo se ha mai avuto un marito o un figlio deportato, morto in guerra o di fame e di freddo o per un’infezione, non sono così stronzo, ma una cosa glielo domanderò: se ha mai lavato delle lenzuola sporche a mano.

      Giampaolo Costantini (Parma)

 

Caro Costantini pubblico , senza levare nemmeno una virgola, la sua lunga lettera per intero, perché penso sia una lettura importante. La condivido in ogni sfumatura. Trovo  molto felice – in particolare – la domanda sulle lenzuola lavate a mano. Riassume bene, nella sua apparente banalità l’abisso che separa  la fatica dei nostri predecessori rispetto ai nostri comfort quotidiani.  Lagna e malumore dei contemporanei(sto parlando, ovviamente di questa parte del mondo, quella che chiamiamo occidente) in confronto della epica durezza  della vita degli avi, dalla penuria e dell’ingiustizia dalla quale siamo da poco sortiti, hanno effettivamente molto ingiustificato e persino di qualcosa di immorale.  Canta Eugenio Finardi :” con la pancia troppo piena la gente diventa scema” verso molto drastico  e per questo munito di una sua sonante potenza retorica.

   Fighetti viziati  lei scrive. Al punto da affrontare ogni disagio, come fosse una sciagura, un’offesa al nostro diritto di stare sempre bene, senza che persone o cose ci arrechino disturbo. E’ annosa e penso ormai stucchevole, la mia polemica giornalistica contro l’isterismo mediatico sul meteo, laddove due gradi sotto lo zero

 diventano gelo siberiano e l’afa estiva una insopportabile piaga biblica. Più in generale disapprovo la tendenza a drammatizzare ciò che spesso drammatico non è: se gridiamo allo scandalo e alla lesa umanità (la nostra) perché un ospedale funziona mediocremente, quali parole dovrebbe gridare chi annega per un barcone rovesciato o che diventa cenere in una città bombardata? Si moriva a milioni di influenza (la spagnola) ai tempi dei nostri nonni. Non ebbero il lusso di poter pensare  che la colpa fosse della malasanità. E dunque smettiamola di maledire il nostro culo al caldo. Però caro Costantini , facciamoci anche una domanda: perché l’umore è così basso? Perché  nonostante la vita sia , nella media , più sicura e più agiata, molti parlano di sé come  di gente che se la passa male, che dalla vita ha subito una raffica di torti?

Mi viene di dire d’acchito, che il malumore è una sindrome da benessere. Che stare bene, rispetto a chi ci ha preceduto sulla terra, e avere una prospettiva  di vita più lunga riempie la pancia ma non cura l’anima. Parafrasando Finardi: con la pancia troppo piena la gente diventa triste. Forse si annoia. Non ha più obiettivi e urgenze, né l’adrenalina ( le palle direbbe un allenatore di calcio….che serve per affrontare le disgrazie vere , le avventure formidabili, la lotta all’ultimo respiro. Non per caso si dice che dopo  un terremoto intere comunità riscoprono risorse ed energie che non sospettavano di avere. E in mancanza  di terremoto ovvero di vera morte e vero dolore, vera perdita, vera disperazione, dobbiamo rassegnarci di essere fighetti viziati e lagnosissimi ? 

Bisognerebbe sentire cosa dicono psicologie psicanalisti. Non credo che le malattie dell’anima – per esempio la depressione –fossero tra i nostri avi meno frequenti, anzi. Solo che non erano diagnosticate o addirittura non c’era tempo, non c’era modo di dare retta quello che la psiche pretendeva di dire. C’era da sgobbare nei campi, partire per la guerra partorire o svezzare una decina di figli. C’era da obbedire al prete o al padrone. C’era da riempire il piatto vuoto. Mancava il tempo per il sé. Manca va il tempo per potere dire io e dirlo a vanvera ogni tre minuti, come facciamo oggidì. Sopravvivere era una attività che impegnava quasi per intero il vivere. Ora, che invece, : di vivere abbiamo il tempo ora che abbiamo il lusso di pensare privilegio di pochissimi, fino a poche generazioni fa e di guardarci allo specchio, ecco che ci scopriamo incazzati. Le facce allegre che vedo in giro sul tram, nei negozi per le strade non lo dico per fare un dispetto a Salvini; lo dico perché è pura verità sono quasi sempre facce di immigrati. Peri quali il bilocale in periferia  é una conquista meravigliosa. Per i quali essere qui  ed essere vivi è una ragione di festa. Nel 1986, ai mondiali del messico, intervistai Giresse, fortissimo centrocampista di una nazionale, quella francese che era fatta quasi solo (già trent’anni fa) di figli di immigrati, Spagnoli, portoghesi, polacchi, italiani, africani “ Noi francesi non abbiamo più fame.  Non abbiamo più voglia di faticare e di sudare. Facciamo sport per diletto, non riscatto sociale. Giochiamo a tennis, sciamo sulle Alpi. Senza gli immigrati la Francia non avrebbe neppure una nazionale di calcio…” Se ne dovrebbe dedurre  questo che il bisogno stimola  e tiene vivi, la fine del bisogno deprime. E’ il desiderio che muove  il mondo .  Ne abbiamo appagati troppi di desideri? Non ne abbiamo più ? Coltiviamo quelli sbagliati? Ognuno, immagino, avrà la sua risposta. Sono stato lungo, a scapito di altre lettere. Ma mi pareva che l’argomento meritasse qualche indugio.

 

Come eravamo felici e come siamo infelici

Gentile Michele Serra ho letto la lettera del signor Costantini sugli italiani che si lagnano e la sua risposta sul venerdì del 30 aprile. Condivido totalmente. Appartengo a una generazione fortunata( è anche il titolo  di un bel libro di Serena Zolù) quella nata nel dopoguerra  in un mondo aperto alla speranza di un progresso luminoso. Ricordo infanzia e giovinezza (sono nato nel 1947) come un periodo sereno, anche  se c’erano ancora case con le stufe a legna, il bagno si faceva nella tinozza e le vacanze erano solo quelle delle colonie estive. Non tutto erano rose e fiori ma non c’era il clima rancoroso e lamentoso che vedo ora.

    Quando sento intorno a me questo clima negativo ripenso, per relativizzare, ai tanti giovani ai quali è toccato in sorte di andare in guerra  nel 1915, alle loro vite strappate, alle ferite fisiche e mentali di chi è sopravvisuto: questa memoria mi serve da medicina nei confronti  del rancore e delle lamentazioni

Renato Fianco (Verona)

 

Caro Michele,

   solo chi sta male o è stato male, capisce il malessere degli altri. Inostri genitori hanno conosciuto la dittatura, la guerra  e i geloni i pidocchi, ma poi la loro vita è stata in discesa.  Nei decenni successivi  hanno auto libertà, pace, lavoro, tutele diritti, benessere e comodità che non avevano mai conosciuto prima. Noi e i nostri figli viviamo un presente inverso: nati e cresciuti nel benessere ora viviamo una crisi di cui non vediamo il termine. Come tanti italiani ho due figli laureati e disoccupati, costretti a emigrare per cercare un lavoro. Stiamo perdendo tutele e diritti acquisiti in anni di lotte sindacali. Ma questo lo sa solo chi lo vive.

Antonio (manisfamily@tiscali.it)

   La lettera di Costantini sul malumore degli italiani e la mia risposta hanno provocato una valanga di lettere. Ho scelto quelle di Renato Fianco  e di Antonio in rappresentanza dei due “eserciti” :Quello largamente maggioritario, di chi si schiera con Costantini contro la lagna degli italiani, e quello di chi ha per nulla apprezzato lettera e risposta, e richiama alle condizioni di difficoltà economica e sociale come causa più che legittima del malumore. Mi limito a una puntualizzazione e a una osservazione.

La puntualizzazione. Quella lettera non prendevano di mira  la rabbia e l’insoddisfazione di chi sta male. Parlavamo del malumore, piuttosto paradossale , di chi sta bene (quelli con lo stipendio e la casa in collina) o comunque meglio dei genitori e dei nonni.

L’osservazione. Quasi tutti i lettori che approvano il punto di vista di Costantini sono italiano maturi o anziani. Mano a mano che si scende di età, le ragioni del malumore aumentano. Noi italiani stagionati abbiamo vissuto un progresso, abbiamo respirato un futuro. Gli italiano più giovani, anche quando le condizioni di vita siano comode, non stanno vivendo un progresso o non stanno respirando futuro. Credo la parola, sia pure in pillole, almeno ad alcuni dei tanti lettori che hanno scritto”

Michele Serra

Sono nata nel 1931 e quando magari in un supermercato stracolmo di ogni ben di dio, sento qualcuno lamentarsi, mi rivedo bambina sfollata, con i bombardamenti, i tedeschi in casa , poco da mangiare, ma soprattutto rivedo mia madre in cortile al freddo d’inverno del ’44 fu tremendo, china su un mastello mentre lava a mano montagne di panni sporchi con il detersivo ricavato dalla cenere del camino. Non c’era altro.

Francesca Pozzi Ferrara

Sono nata nel 1948 , mio padre tornò dal campo di prigionia in sud Africa  nel gennaio del 47. Mia madre e mio fratello erano stati in campo di concentramento in Etiopia e poi  e poi avevano vissuto la guerra in Lombardia.

Ho l’impressione che oggi nessuno ricorda più niente e non conosca la storia neanche la propria e la più recente. Nel 1918  l’influenza spagnola  aveva seminato grandi lutti nella famiglia di mio padre, in Emilia. La morte di mia nonna e altri parenti aveva anche portato al disastro economico. Umberto Eco mi raccontava che anche la sua famiglia era stata duramente colpita e per questo riteneva che gli antibiotici fossero la più bella scoperta del XX secolo.

Emilia Pederzoli

Mi ricordo gli inverni della mia infanzia (sono nata nel1946) con la stufa soltanto in cucina, le lenzuola gelate e le estati senza frigorifero, con il pacchetto del burro sotto il filo dell’acqua de rubinetto lasciato aperto, Adesso si continua a parlare di ambiente e risparmio energetico , ma nessuno è disposto a rinunciare a qualche grado di calore. Sono tutti abituati alle cose già pronte, però sempre fatte dagli altri: ci deve pensare lo stato: Tutti vogliono tutto senza fatica e senza essere disposti  a concedere niente: e i più esigenti sono quelli che non rispettano le regole.

Maria Preda

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