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Alberto Bisin – La Repubblica
AL DELINEARSI della situazione economica e finanziaria europea dopo Brexit, si chiarisce anche quello che non riesco a definire altro che il ricatto delle banche nei confronti della politica e dei cittadini. O le banche in crisi sono salvate in toto e senza condizioni, si dice, o sarà il diluvio, nella forma di un panico e una crisi finanziaria globale. Questo ricatto aleggia giornalmente nelle dichiarazioni dei banchieri come in quelle dei politici che lo hanno internalizzato, temendo le ripercussioni politiche di una crisi finanziaria. E non solo in Italia.
L'intervista apparsa ieri ad un alto dirigente di Deutsche Bank sulla stampa tedesca è particolarmente significativa, laddove si quantificano in 150 miliardi di euro gli aiuti pubblici necessari al sistema bancario europeo (di cui, aggiungo io, Deutsche Bank si avvantaggerebbe in modo sostanziale) per evitare di far «precipitare le banche e l'Europa in una crisi». Tutto questo rimanda al 2008 negli Stati Uniti, quando il ministro del Tesoro H. Paulson si presentò al Congresso chiedendo 700 miliardi di dollari e minacciando altrimenti Bancomat senza contante l'indomani.
In Italia questo ricatto ha preso forme particolarmente salienti, sia perché la situazione delle banche italiane è in effetti molto grave, sia perché il governo, esposto al referendum, è particolarmente sensibile ad ogni rischio di caduta dei consensi. Se tutti i governi in Europa sentono il fiato dei movimenti populisti sul collo, nessuno li ha alle porte come il governo Renzi.
Purtroppo però la situazione economica e politica oggi è tale per cui cedere al ricatto, sarebbe suicida, per il governo e per il paese. Questo innanzitutto perché i movimenti populisti si trovano perfettamente a proprio agio a cavalcare una crisi finanziaria così come un salvataggio di banche e banchieri con soldi pubblici. Meglio quindi affrontare il populismo con politiche sane ed efficaci nel medio periodo nella speranza che l'elettorato sappia valutarne la serietà. Se si perdesse la battaglia si avrebbe almeno la speranza di vincere la guerra.
Si tratta quindi di evitare un salvataggio di banche e banchieri in emergenza, legando invece ogni intervento ad un profondo risanamento del sistema bancario. Si tratta di agire sul sistema di governo delle banche, di intervenire con regolamentazioni che ne limitino in futuro la capacità di portare a crisi sistemiche di così grande rilevanza. Ma senza corretti incentivi il sistema politico naturalmente temporeggia, procrastina interventi politicamente costosi a breve anche se vantaggiosi nel medio periodo. E purtroppo l'emergenza peggiora la situazione, accentuando i costi a breve. E qui sta il cuore del problema e l'efficacia del ricatto.
Sono anni che in Italia si dice che il sistema dell'offerta di prodotti finanziari alle famiglie è troppo centrato sulle banche e che queste tendono ad approfittarsene (si pensi ai titoli Cirio o a quelli argentini). È da sempre che si lamenta la collusione tra banche e politica che porta le prime a decisioni più basate sulla logica politico-clientelare che su quella economica. Da quanto poi si discute dell'inefficienza della giustizia civile che rende l'esigibilità dei crediti in sofferenza delle banche particolarmente difficile e costosa? Cedere oggi nell'emergenza al ricatto delle banche significa allontanare di molto tempo ancora ogni risoluzione di queste questioni.
La direttiva Ue sul bail in non è solo una solida piattaforma su cui costituire un sistema bancario efficiente a livello europeo. Essa ha la funzione fondamentale di costringere i governi dei paesi membri alle necessarie politiche di riforma del sistema bancario invece che di protezione di banche e banchieri, verso cui sono appunto rivolti gli incentivi a breve termine della politica. Questo non significa che non si possa provare ad alleggerire l'impatto della direttiva, specie sulle categorie di risparmiatori più deboli, ma farla saltare sfruttando l'emergenza vanifica ogni aspettativa di risanamento del sistema bancario in Italia ed in Europa.
Come non cedere al ricatto allora? Accettare il diluvio della crisi finanziaria alle porte? Certo che no. La chiave è quella di intervenire oggi legandosi le mani per il futuro. Una possibilità sarebbe quella di aderire al Fondo Salva Stati (lo European Stability Mechanism). Il meccanismo ha costi che possono essere oggetto di discussione e trattativa nelle sedi appropriate, ma ha il vantaggio di legare gli interventi per salvare le banche al risanamento del sistema bancario nel suo complesso. La Spagna vi ha aderito nel 2012 con ottimi risultati, senza eccessiva perdita di sovranità. Allo stato delle cose non vedo via d'uscita migliore.
" Si tratta di evitare un salvataggio in emergenza legando invece ogni intervento a un profondo risanamento”
