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Ne è passata di acqua sotto la roccia di Lorelei da quando Helmut Kohl — per farsi perdonare i danni scaricati sui soci europei dalla scelta di cambio alla pari fra marco dell'Est e dell'Ovest — aveva proclamato di non volere un'Europa tedesca ma una Germania euro- pea.
Herr Schaüble non sente neppure il bisogno di edulcorare le sue pillole velenose. L'unico alibi che mette in campo per argomentare le sue durezze è il proposito di tagliare l'erba sotto i piedi dell'estremismo nazionalista così diffuso anche in Germania. Peccato che la sua strategia si contorca nell'assumere lui stesso di fatto le posizioni politiche degli ultrà antieuropei.
Questa condotta, però, non è solo frutto di protervia. Vi gioca e non poco il timore per alcuni spinosi dossier aperti con Bruxelles. In tema di banche, per esempio, Schaüble è perentorio nel fare la faccia feroce coi guai degli altri paesi. Ma non ignora di essere seduto su una bomba: il maggior istituto tedesco (Deutsche Bank) quota in Borsa ai minimi da 30 anni perché risulta pericolosamente esposto sul versante dei cosiddetti derivati in misura che potrebbe rivelarsi rovinosa — dice il Fondo monetario — a livello globale.
Poi c'è il nodo Volkswagen, simbolo dell'industria tedesca. L'azienda ha chiuso i contenziosi Usa sulle auto manipolate con un esborso di circa 15 miliardi di dollari e sostiene di non poter fare altrettanto coi suoi clienti europei perché ne sarebbe travolta. Per salvare la capra dell'impresa e i cavoli dei clienti truffati si potrebbe ricorrere a una sorta di "bail in", rifondendo almeno in parte i malcapitati con azioni Vw cedute dagli attuali azionisti di controllo. Certo, un trauma per il sistema tedesco, ma non peggiore di quello subito da milioni di acquirenti europei ingannati.
Ciò che più angustia del caso Schaüble, comunque, non è la sua deriva nazionalista, ma il fatto che gli altri soci dell'Unione (a cominciare da Parigi e Roma) non trovino il coraggio politico di smascherare i giochi del governo di Berlino. In particolare, di riconoscere che da tempo la Germania ha rovesciato la lezione di Clausewitz e agisce considerando la politica come prosecuzione della guerra con altri mezzi. Siamo tutti, ovviamente, sollevati di avere a che fare oggi con i diktat del Finanzminister piuttosto che con le Panzerdivisionen.
Ma ciò non ha niente a che vedere con l'Europa pacificata e unita immaginata alla fine dell'ultimo conflitto.
Nel 2000 uno scandalo su finanziamenti illegali alla Cdu riguarda Schäuble che ammette in televisione di aver ricevuto una donazione (non registrata) al partito di 100.000 marchi da parte del controverso commerciante di armi Karlheinz Schreiber. (Wikipedia)

