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I ragazzi speciali d'Italia. Nove medaglie per gli azzurri alle Paralimpiadi di Rio, sei sono d'oro (una d'argento, due di bronzo) e tutte insieme storie enormi. Le lacrime del bambino di 50 anni Alex Zanardi che vince ancora sulla sua bicicletta, quelle di Bebe Vio donna infinita a 19 anni che col fioretto fa la regina alla Valentina Vezzali. La mascherina di Diabolik di Assunta Legnante, 38, che da ex vedente e ora non più lancia il peso più lontano di tutte e guarda molto più in là: «Non sono nessuno per dare messaggi, ma dico non mollate perché quando tutto è buio basta fare un passo più in là e la luce la trovate». Eccola. La stessa che incendia Bebe, l'unica nella scherma senza braccia né gambe, gliele hanno amputate nel 2008(meningite), con la protesi per tenere l'arma ha continuato a disegnare il suo futuro. Tedofora a Londra come promessa, si era promessa questa festa: «Non ci credo, emozione bellissima» dice e soprattutto si sente, Bebe. Prende una stoccata dietro la nuca e si fa un male da cani ma ride nell'ultimo assalto contro la cinese Jingjing Zhou (15-7), poi si toglie la maschera e urla di gioia.
Il rumore della felicità. Come il pianto bambino dell'uomo che ha vissuto mille volte: Zanardi ancora re dell'handbike nella prova a cronometro, come alla sua prima Paralimpiade a Londra. Padrone della bici, dei meccanismi della velocità, dei bulloni a volte bastardi dell'esistenza. La malasorte gli ha tagliato le gambe e lui sotto ci ha messo le ruote. Maestro di soluzioni per il futuro, maestro e basta. Infatti Alex pensa ai discepoli: «Siccome sono un ragazzino e non mi voglio fermare ma ho voglia di prendermi altre soddisfazioni, dedico questo oro a Gianmarco Tamberi, che è stato sfortunato sennò una medaglia l'avrebbe presa, ma è giovane e deve tener duro fino ai prossimi Giochi. Immagino cosa possa aver provato nel momento dell'infortunio». Il 15 settembre 2001 fu il giorno in cui morì il pilota e nacque questo campione. Ispirazione per Gimbo, il saltatore con la barba a metà e la metà degli anni di Zanardi, che si è sfasciato il piede pochi giorni prima delle Olimpiadi. «Sentirsi dedicare una medaglia d'oro da qualsiasi atleta è un'emozione, da Zanardi è indescrivibile. Sei una leggenda».
Un faro, Alex: «Alla mia età la voglia non basta, serve programmazione e tanto lavoro. A vent'anni non sai cos'è l'agonia, io ci sono decisamente arrivato ». E ne è uscito. Coi giocattoli che lui trasforma in astronavi. Gara da alieno, la sua: partito per ultimo, terzo al primo intermedio, nel finale supera in rimonta e chiude in 26'36"81, poco più di due secondi in meno dell'australiano Stuart Tripp, 46 anni, mentre l'americano Oscar Sanchez, 40 anni, laggiù nelle retrovie. Quarta medaglia a Cinque Cerchi per il bolognese. E oggi la prova in linea, domani la staffetta. «È stata durissima, nella crono devi dare tutto quello che hai costruito con ingegno, passione, curiosità e l'aiuto degli altri. Devo ringraziare mia madre che mi ha messo al mondo, mia moglie che mi ama e che amo tantissimo, mio figlio che è una peste, il mio allenatore Francesco Chiappero che è un figo pazzesco. L'ingegnere Gian Paolo Dallara che è uno dei nostri grandi: se riscoprissimo come valore l'essere una brava persona, il paese andrebbe meglio». Un destino benedetto da molto lontano. O da molto vicino. «Sono felice di essere riuscito a costruire nonostante l'età qualcosa di speciale. E nel lecito, perché purtroppo anche lo sport paralimpico si lascia tentare dal doping. Ma non c'è ragione per barare, sennò sei il primo ad aver perso. Tanti credono di aver già dato tutto ma in realtà non hanno ancora tirato fuori il loro vero potenziale. Per riuscire bisogna davvero dedicarsi a un'attività con passione perché se ci metti solo ambizione a un certo punto ti stanchi». Non è stanco, questo bambino infinito.
Alex dedica la medaglia a Tamberi, Bebe e Legnante danno forza con le loro storie
ZANARDI
Sono un ragazzino e non mi voglio fermare. Alla mia età la voglia non basta, serve tanto lavoro e programmazione
LEGNANTE
Non mollate perché quando tutto è buio, fate un passo più in là e trovate la luce
L'EMOZIONE
Alex Zanardi piange sul podio dopo aver vinto l'oro della handbike
Paralimpiadi, Zanardi l'indomabile: "Qui facciamo sul serio"
L'intervista. Dalla Formula 1 ai due ori di quattro anni fa a Londra, con quella foto indimenticabile. "Ho 50 anni, quasi quasi continuo"
di ALESSANDRA RETICO
L'ossessione di fare quello che gli piace. "La vita mi ha sorpreso e io, un po', l'ho ricambiata". Alex Zanardi ti costringe a liberarti dalla banalità. E a inseguire le sue reincarnazioni. Ex pilota di Formula 1 e dopo l'incidente a Lausitzring 2001, senza le gambe ancora pilota, paraciclista, conduttore tv. Due ori e un argento a Londra quattro anni fa, con quella foto di lui sulla pista che alza la bici al cielo. Un bambino col suo giocattolo. Finì sulle prime pagine di Sua Maestà. È ancora sulle copertine di Rio. "A ottobre compirò 50 anni, la logica direbbe che è tempo di smettere".
E invece?
"Rio potrebbe essere una buona scusa per continuare. Non sono ossessionato dalle medaglie, ma dal desiderio e anche dal privilegio di poter seguire la mia passione. L'ho scelta dopo la mia prima gara in kart, il ragazzino più lento di tutti. Ma quel giorno nell'intimità del mio casco capii che era quella la mia strada. Agli altri dicevo andate pure, che vi ripiglio".
Ci racconti della sua foto a Londra.
"Sono molto orgoglioso di quello scatto. Colse il ghigno di soddisfazione di un uomo in trionfo dopo un percorso stupendo. Solo tre anni prima dicevo che sarebbe stata una figata andare alle Paralimpiadi. Quando misi in standby la mia carriera automobilistica nel 2009 annunciando che mi sarei dato all'handbike, pure mia moglie Daniela ormai avvezza alle mie stranezze mi guardò perplessa".
Furono le Paralimpiadi del successo.
"E mi lusinga aver contribuito ad accendere i riflettori sul movimento. Lo sarò di più se rimarranno accesi. Ritorno a quella foto: la gente ci ha visto non un matto che esulta per un torneo di parrocchia, ma un atleta che sprigiona gioia con la sua handbike. Dev'essere una roba seria, si saranno detti, se uno come Zanardi festeggia così. In quell'immagine ci sono le Paralimpiadi che Londra ha sdoganato: sport di alto contenuto tecnico. Il motivo per cui l'ho scelto".
A Londra anche Pistorius fu uomo simbolo.
"Oscar ha fatto l'errore più grave privando della vita un'altra persona. Ma il movimento paralimpico non ha perso con lui, ma col doping. Giorni fa la positività del paraciclista australiano Michael Gallagher, oro nell'inseguimento su pista a Londra: Epo. È questo che fa male: che poi si scenda nel luogo comune che per vincere devi doparti. Giusto che se è stato accertato il doping di Stato, la Russia sia stata esclusa. L'Ipc, il comitato paralimpico, ha usato il pugno duro ma la notizia è diventata una breve sul televideo. Il Cio dei normodotati invece se n'è lavato le mani, lasciando la patata bollente alle federazioni. Se un ragazzo fragile o furbo si dopa va condannato e ancora di più il manager che lo induce a farlo. Lasciare che la nuotatrice russa Efimova venga fischiata dal pubblico è come consegnarla all'arena. Bisognerebbe invece far competere atleti certificati. Ma se le istituzioni si voltano dall'altra parte per prime, vedo complicata la soluzione del dramma".
Lei è contro una seconda chance ai dopati?
"Sì, come Federica Pellegrini. Le norme hanno già un margine di tolleranza, se qualcuno ti insegna a conoscerle e tu non le rispetti, vuol dire che vuoi farti e fare del male. Il doping è un tema di educazione e presa di coscienza. Sì per me se sbagli sei fuori. Radiato".
Che idea si è fatto della vicenda Schwazer?
"Non so se è stato vittima di una congiura ed è vero che esiste una vulnerabilità di noi atleti rispetto a eventuali "manomissioni". Ma è altrettanto vero che Alex è stato squalificato per quasi quattro anni per Epo".
La sua posizione su Roma 2024?
"Costretto a stare con due piedi in una scarpa, e lo dico io che i piedi non ce li ho. Come italiano sarei estremamente orgoglioso che il mio Paese riuscisse a farsi ospite del più bell'evento per lo sport e che cominciassimo a essere pronti per un'occasione per cambiare. Dall'altra parte la nostra storia recente ha raccontato di un declino etico, di educazione e pratiche, che in deroga a tutto ha fatto risultare quasi normali gli illeciti. Ma se ci riusciamo, a Roma ci vengo a correre".
Paralimpiadi, non solo Zanardi: da Rehm a Stutzman ogni paese ha il suo eroe
Alex, Bebe Vio, l'arciere statunitense senza braccia, Omara Durand da Cuba, l'atleta ipovedente più veloce della storia. La rassegna di Rio propone tanti personaggi
di ALESSANDRA RETICO
Zanardi alla partenza per Rio (ansa)ROMA - Tutti i Zanardi di Rio. Le star come Alex, ma anche i nomi meno blasonati con storie importanti. Le Paralimpiadi sono un enorme racconto di vite invisibili. Come quella del caporal maggiore scelto Monica Contrafatto, 35 anni, primo reggimento bersaglieri, che in Afghanistan nel 2012 ha perso la gamba destra in un bombardamento. In ospedale segue le Olimpiadi di Londra, vede Martina Caironi la portabandiera d'Italia in Brasile, amputata sopra al ginocchio, che vince l'oro. La sprinter azzurra, prima a correre i 100 metri sotto i 15 secondi, la illumina: "Vedevo un'atleta, non la disabilità. Mi dissi: voglio farlo anch'io". Ha iniziato a fare atletica nel 2014, partecipato a due edizioni degli Invictus Games, i Giochi per veterani e ora l'esordio alla Paralimpiade (il 17 nei 100 metri).
Storie di ordinaria straordinarietà. Come quella di Bebe Vio, 19 anni, l'altra Valentina Vezzali. Gioiosa, vitale, vincente. La fiorettista d'Italia nel 2008, a 11 anni, si ammala: meningite. Subisce l'amputazione di braccia e gambe. "Poteva andarmi peggio, sono sopravvissuta". Due anni fa ha vinto la coppa del mondo e due titoli europei, nel 2015 il titolo mondiale. Punta all'oro anche a Rio (14 e 16 settembre).
Ogni sport e paese ha il suo eroe, che è anche il campione di tutti. Come Markus Rehm, 28 anni, il tedesco del salto in lungo detto Blade Jumper: oro a Londra 2012, record del mondo due anni dopo, un 8.24 che significa anche il primato ai nazionali di Germania per normodotati. Voleva fare le Olimpiadi come fece Oscar Pistorius a Londra, ma ha perso la sua battaglia: non ha dimostrato di non avere vantaggi dalla protesi che ha dopo che gli è stata amputata la gamba destra per un incidente in wakeboard.
L'America ha "The Armless Archery": Matt Stutzman, 33 anni, argento a Londra, l'arciere senza braccia (dalla nascita). E' stato adottato a 4 mesi da cacciatori nell'Iowa, Matt ha imparato bene il mestiere. Dopo Londra ha girato per le scuole di mezzo paese, facendo innamorare dell'arco centinaia di bambini. Melissa Stockwell, 36 anni, soldato dell'esercito Usa, ha perso la gamba sinistra in un bombardamento in Iraq nel 2004. Ha iniziato a nuotare ed è alla sua terza Paralimpiade.
Omara Durand da Cuba è l'atleta ipovedente più veloce della storia: a Londra i 100 metri d'oro in 12 secondi, record che ha battuto due volte portandolo a 11,48. E oro anche nei 400. L'irlandese Jason Smith, 29 anni, ipovedente, padre e mormone, è l'Usain Bolt delle Paralimpiadi: oro nei 100 e 200 a Pechino e Londra, punta a fare la storia dello sprint come il giamaicano. Daniel Dias è invece il Michael Phelps del nuoto paralimpico: il brasiliano, 28 anni, nato senza mani, parte di un braccio e una gamba, ha iniziato a nuotare a 14 anni vincendo tutto quello che c'era da vincere alle Paralimpiadi: 15 medaglie di cui 10 d'oro.
Il bielorusso Alexander Tryputs, 34 anni, oro nel lancio del giavellotto ai Giochi di Atene 2004, nel 2013 è caduto dal tetto di casa mentre riparava l'antenna della tv ed è rimasto paralizzato: a Rio, 12 anni dopo il titolo in Grecia, ci riprova sulla sedia a rotelle. Le visioni non finiscono mai.
