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Il diritto alla dignità vale quanto la vita: è le basi della vita come il rispetto

 

Per la procura di Milano "il diritto alla dignità vale quanto la vita"

DIRITTO alla vita o alla dignità della vita? Per la procura di Milano, i due diritti non sono in contrasto tra di loro. Anzi. Dovrebbero sempre poter essere bilanciati. E quando ci si trova immobilizzati "in una notte senza fine", come disse un giorno dj Fabo parlando della propria esistenza, non può che essere il diritto alla dignità della vita a prevalere sull'esistenza.

Sono queste le ragioni che hanno spinto due pm milanesi, Tiziana Siciliano e Sara Arduino, a chiedere l'archiviazione per Marco Cappato, recentemente indagato per aiuto al suicidio in relazione proprio alla morte di dj Fabo. Citando la Corte europea dei diritti dell'uomo, la Consulta e la Corte di Cassazione, la Procura ha ricordato non solo l'importanza fondamentale del diritto all'autodeterminazione di ogni persona, ma anche il fatto che, quando ci si trova in presenza di «sofferenze insopportabili e prognosi riservata», nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di imporre la vita a chi, quelle sofferenze, le sta vivendo sulla propria pelle. Perché ostinarsi a difendere la vita anche quando l'esistenza senza aver perso ogni dignità, ci si strascina malamente e si vorrebbe solo che tutto finisse? Eppure è questa l'idea che, in Italia, continua a prevalere almeno in Parlamento, costringendo ancora una volta la magistratura a farsi interprete dei desideri più profondi di ognuno di noi e a trasformarsi in paladina dell'etica della cura. Che cura ci può essere d'altronde quando ci si incaponisce a invocare il principio di "sacralità della vita" anche quando quella vita, per chi la sta attraversando, non è più vita?

Quando non si vuole prendere sul serio la volontà di chi soffre e ci si appella a principi astratti e disincarnati, si finisce col dimenticarsi che la dignità di ognuno di noi deve potersi esprimere sempre, anche in punto di morte, senza che nessuno decida o scelga al posto nostro ciò è giusto o meno fare. E non è solo una questione di rispetto dell'altrui dignità o del diritto che ognuno di noi dovrebbe sempre avere di essere fino alla fine soggetto della propria vita. È anche una questione di pietà, una questione di compassione nei confronti di chi, in presenza di oggettive e determinate condizioni di sofferenza estrema, non può più riconoscere la propria esistenza come degna di essere vissuta.

Accanto al diritto alla vita, per Tiziana Siciliano e Sara Arduino, esiste anche un diritto alla dignità della vita, che poi non è altro che quella "dignità umana" tante volte invocata invano e che oggi, finalmente, potrebbe essere restituita a ognuno di noi.

Nessuno imponga le sue scelte a chi vive le sofferenze sulla propria pelle.

 

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