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Ian Hunter ha coronato il suo sogno in Spagna “Nel mio Paese avrei dovuto
aspettare anni”
La sfida al governo del ministro gay “Australia arretrata mi sposo all’estero”
Nel centro Pabellon de los Artes di Jun, non lontano da Granada, due uomini in abito grigio e cravatta rossa si scambiano le fedi prima di serrare le loro labbra in un bacio lungo 17 secondi,
come vuole la tradizione locale. Una scena non inusuale in Spagna, dove le nozze fra coppie dello stesso sesso sono legali dal 2005, se non fosse che uno dei due uomini, Ian Hunter, è il ministro
delle Politiche sociali del governo del Sud Australia e da ieri il primo parlamentare australiano gay ad avere sposato il proprio partner.
Cinquantadue anni, Hunter non è nuovo all’attenzione dei media: da quando nel 2006 siede nel Parlamento australiano tra i laburisti, ha ingaggiato più volte una battaglia per la legalizzazione
dei matrimoni tra coppie omosessuali. Anche a costo di frizioni con il suo partito, l’Alp. Nel 2009 aveva chiesto uguali diritti al Parlamento e all’allora premier Kevin Rudd in un commovente
intervento finito poi nell’antologia dei “Grandi discorsi sui diritti dei gay”. «Voglio sposarmi. Ma non posso», aveva detto. «Non posso sposare la persona che amo,
non nel mio Paese. Voglio sposarmi e tu, Rudd, me lo impedisci ». E un anno fa aveva iniziato le pratiche per poter celebrare le nozze a New York ma, come a tutti gli omosessuali, il governo
australiano gli aveva negato il nulla osta necessario per officiare la cerimonia negli Stati Uniti.
Poi lo scorso dicembre il primo barlume di speranza: il congresso annuale di partito ritira la sua opposizione alle nozze gay. Il progetto di legge per legalizzare le nozze tra coppie gay finisce
in Parlamento in settembre. Il sostegno dell’opinione pubblica è altissimo: il 60 per cento della popolazione è a favore. La premier Julia Gillard, benché contraria, lascia ai parlamentari
laburisti il voto di coscienza. Ma non fa lo stesso il leader cattolico conservatore del Partito Liberale all’opposizione Tony Abbott. Con 98 voti contrari e 42 a favore, il disegno di legge
viene bocciato.
È lì che Hunter decide di volare insieme al suo compagno da vent’anni, l’artista Leith Semmens, nel piccolo municipio spagnolo il cui sindaco mesi prima si era offerto via Twitter di officiare le
sue nozze. «Senza dubbio è inevitabile che un giorno sarà possibile sposarsi anche in Australia, ma parliamo di sei o sette anni almeno, e io e il mio partner non eravamo più disposti ad
aspettare così a lungo», commenta. Sa che il suo matrimonio non sarà riconosciuto in Australia, ma spera che riaccenda il dibattito. Anche se alla Afp tiene a precisare: «Non ci siamo sposati per
fare campagna politica. Ci siamo sposati per esprimere il nostro amore reciproco come i nostri amici possono fare in patria».
Ma la campagna è iniziata. E non solo in Australia. Le foto di Ian e Leith tra i 17 amici venuti dall’altra parte del mondo a festeggiarli sono apparse anche sui media di Francia e Gran Bretagna.
Non a caso i due Paesi dove da giorni è in corso il dibattito per modificare la legislazione.