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L’ultimo saluto del presidente Hollande al poliziotto freddato dai terroristi e ai suoi due colleghi. La Francia si ferma per le esequie.
NON CEDIAMO: La Francia non cederà mai,è prontaa far fronte alla minaccia del terrorismo
GRAZIE A VOI: Se la Francia è in piedi è perché sono caduti dei poliziotti.
LE VITTIME: Ahmed Clarissa e Frank sono mortiperché noi francesi possiamo vivere liberi
Il fermo immagine adesso è un altro, non fa più orrore. Le braccia le alzano i suoi amici, i colleghi poliziotti in borghese, fascia arancione al braccio e manifesto "Je suis Ahmed", e i due fratelli che, insieme agli altri "fratelli" musulmani, alcuni con la shashia rossa sul capo, sorreggono la bara avvolta nella bandiera francese. È posato su un cuscino il cappello della "brigata VVT" — commissariato di polizia dell'XI arrondissement. Su un altro c'è la medaglia di cavaliere della Legione d'Onore, il titolo postumo conferito da Hollande. Il feretro di Ahmed Merabet fende la folla raccolta davanti alla moschea del cimitero islamico di Bobigny. Un'opera monumentale di inizio secolo, uno dei simboli parigini della "seconda religione della Francia", per dirla con le parole del primo ministro Manuel Valls. Oltre i muri che circondano il camposanto c'è un grumo di capannoni industriali. È la zona delle fabbriche e del rito funebre musulmano. La banlieue "rossa", la chiamano. Quasi seicentomila abitanti nel dipartimento Senna-Saint-Denis, dove abita da sempre la famiglia Merabet (originari della Tunisia) e dove più della metà della popolazione è devota ad Allah.
Sono le 13,25: un vento gelido e un applauso — dopo le preghiere, dopo i discorsi dei rappresentanti musulmani, cattolici e ebrei, tutti insieme — accompagnano l'ultimo viaggio di un uomo diventato già simbolo. Simbolo di un nuovo inizio secolo. Sette giorni fa a quest'ora Ahmed, ferito al suolo a pochi metri dalla redazione di Charlie Hebdo, sollevava le braccia in cerca di pietà cercando di fermare il fucile mitragliatore di uno dei due fratelli Kouachi. «Ci vuoi uccidere?» gli chiede il killer avvicinandosi, la voce si sente nel video postato su Fb. «No... bene così, capo», lo implora l'agente, anche lui musulmano. Invano perché, con indifferenza meccanica, l'attentatore gli dà il colpo di grazia, sparandogli in testa. «Sono morti per garantire la nostra libertà». Così dice di Ahmed Merabet, e degli altri due poliziotti uccisi dai terroristi, Franck Brinsolaro e Clarissa Jean-Philippe, il presidente Hollande. «Avevano un ideale, servire la Repubblica». Su Ahmed, in particolare: «Era un fratello di religione musulmana, ma fiero di rappresentare il nostro Paese, i suoi valori, la laicità, la convivenza tra persone che credono in religioni diverse».
È il giorno delle esequie. La cerimonia solenne in onore dei tre agenti uccisi a Parigi e Montrouge è celebrata nel cortile della Prefettura (diffusa all'esterno su schermi giganti), presenti il premier Manuel Valls e il ministro dell'Interno, Bernard Cazeneuve. In contemporanea, a Gerusalemme, nel cimitero di Har ha-Manuhot, si celebra la commemorazione nazionale per i quattro ebrei uccisi nel bagno di sangue scatenato da Amedy Coulibaly nel supermercato kosher a Porte de Vincennes. Anche a loro — Michele Saada, Yoav Hattab, Philippe Braham e Yohan Cohen — è stata conferita (dal ministro dell'ecologia Ségolène Royal) la Legion d'Onor , il massimo riconoscimento della Repubblica. Ma il rito più toccante, nella Parigi che piange i suoi morti, quello con il più denso significato simbolico, è il funerale di Ahmed, qui, nel cimitero islamico. «Allahu Akbar», Allah è grande ripetono sotto il tendone dove viene sistemata la bara. Lo gridavano come matti i fratelli Kouachi dopo la strage di Charlie. Sulla via di fuga avevano incontrato lui, Ahmed, il poliziotto in bicicletta che «con grande coraggio, dignità e senso della patria» — dice Hollande — ha provato a fermarli. Tra un mese avrebbe compiuto 41 anni. Là davanti accanto alla bara ci sono i due fratelli e le tre sorelle Merabet. E la mamma, Houdria. La preghiera per celebrarlo è letta da Cheik Dhau, il capo degli imam francesi. «Predichiamo il rispetto, la tolleranza, l'amore. Ahmed lo sapeva bene, frequentava la moschea. L'isolamento radicale non ha niente a che fare con l'Islam».
La comunità islamica: ”Predichiamo rispetto e tolleranza, questi assassini colpiscono anche noi
È il concetto ribadito, anche ieri, da Hollande. Per il presidente francese il sacrificio del poliziotto in bicicletta è «una lezione per tutti noi». Musica per le orecchie di Dalil Boubakeur, medico di origine algerina, rettore della grande moschea di Parigi: «Questi assassini colpiscono in nome del falso Islam. Colpiscono anche noi, come abbiamo visto. I boia devono andare all'inferno». La spirale di odio dei terroristi ha innescato effetti a catena. Stando ai dati forniti dall'Osservatorio nazionale francese contro l'islamofobia, sono più di 50 gli atti anti-musulmani, contro moschee e luoghi di culto, commessi in Francia da mercoledì scorso. Anche contro questi crimini si sarebbe «sacrificato » Ahmed. Era la sua vita, la sua missione. Nel cimitero di Bobigny è arrivato il momento della sepoltura. Il poliziotto riposerà accanto al padre, Kaddour Merabet, morto nel ‘95. Major è un collega della brigata VVT. Ha gli occhi gonfi. «Oui, je suis Ahmed».
Ahmed Clarissa e Franck sono morti perché noi francesi possiamo vivere liberi
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