VI INVITO A SCRIVERE COMMENTI, OPINIONI. CLICCA IN FONDO A DESTRA DEGLI ARTICOLI. Mi sembra utile istituire un collegamento tra vari Blog per favorire la circolazione delle idee, delle riflessioni che aiutino a capire e affrontare la realtà nei suoi molteplici aspetti (questo blogo si limitata a una riflessione sui diritti civili, sulla religione, sulla politica, sull'economia, qualcosa sulla cultura, ma non sono un tutologo). Lo scopo è ampliare la partecipazione delle persone, per una loro migliore convivenza nella vita quotidiana, un ampliamento della conoscenza, del senso civico, della democrazia , e della buona politica. Si vuole essere propositivi e si escludo atteggiamenti di semplice denuncia e rivendicazione. SEGNALATE, PER FAVORE, I BLOG CHE HANNO QUESTE CARATTERISTICHE. GRAZIE. In fondo a destra si troveranno i blog interessanti

La paura è l’altra faccia del coraggio (Messner). Arriva al coraggio chi ha provato prima la paura.
Dice Palmitano (l’astronauta): la paura è un rumore di fondo nei momenti di stress individuale, ed è il sentimento su cui giocano i terroristi per ricacciarci indietro nelle relazioni e nei rapporti sociali. Sperano di far dilagare il sospetto, l’escludere chi non è come noi che si vorrebbe essere visto come pericoloso e il nemico, l’infedele da uccidere. Solo loro sono i puri e i giusti. (la vita e la morte sono dentro di noi, ciascuno di noi ha dentro aspetti vitali e non vitali - ricordate la frase di Cristo: chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra - )
A noi conviene comportarci e agire non come una copia uguale e contraria al loro modello. Non sarà facile in una società dominata dal successo, dall’individualismo, dalle apparenze, dal denaro innescare un movimento di accoglienza, convivenza, egalité, fraternité, liberté. Il nostro modello di vita, di democrazia sarà messo a dura prova, ma come dimostrano le recenti manifestazioni dopo i fatti di Parigi siamo in cammino nella direzione giusta.
Non ci cacceranno in un angolo, non ci rinchiuderemo come dei cani rabbiosi. Con la paura ci conviveremo, la gestiremo e la trasformeremo in un sentimento reattivo di solidarietà, la paura può così diventare uno strumento dell’evoluzione umana, di inclusione e di convivenza civile a partire dalla scuola, dall’istruzione dalle relazioni personali e sociali. Non si tratta di essere buonisti con i signori della distruzione e della morte.
Dice Avan Hirsi Ali su la Repubblica : l’unico modo in cui i mussulmani pacifici possono liberarsi degli estremisti che usano violenza e terrore è attuando una riforma della religione in modo che non possa più fornire giustificazioni per l’uccisione delle persone da loro considerate blasfeme. Ci vorrà del tempo. Intanto noi che non aderiamo a quel credo dobbiamo affermare i nostri valori. Le libertà di parola e di stampa: questo è ciò che siamo. Che comprendano la tolleranza verso chi prende in giro anche la religione. Chiedo a tutta la stampa e i mezzi di comunicazione di prendere posizione.
Se pensate che un giorno risparmieranno voi solo perché vi siete astenuti di prendere in giro il profeta, allora davvero vi sbagliate.
Le prime vittime di questi terroristi sono gli islamici. Basta pensare a le decine di migliaia di morti di questi in Afghanistan, in Pakistan, in Egitto, in Siria, in Iraq, nello Yemen, in Somalia ecc.: dietro c’è la visione di una società, dei rapporti sociali, del ruolo della donna, di potere mediovale di sottomissione e totale obbedienza (a ciò che loro attribuiscono al Profeta)
Ricordate della recente uccisione in una scuola di Peshaware di 145 studenti in un assalto programmato dai terroristi che sono andati ad ammazzare, cercando anche sotto i banchi, degli adolescenti e dei bambini.
Anch’io ho sottovalutato questo pericolo per il nostro modo di vivere da parte di questi terroristi che hanno creato un stato in Irak e in Siria che gestisce milioni di euro con petrolio e frumento, con estorsioni, ricatti e riscatti. La prima l’azione fondamentale da stroncare sono i fondi che questo califfato riceve dai paesi del Golfo, il commercio di petrolio (non penserete che gli individui vadano con la tanica e i dollari in contanti a comprare l’oro nero) e frumento che è fatto dalle grandi corporation occidentali con movimenti di denaro attraverso banche negli stati fiscali off shore. Su questo sarà bene fare al più presto chiarezza.
Questi terroristiche operano in Europa non sono dei poveracci, degli esclusi ma sono delle persone evolute nate nei vari stati europei che dicono di parlare a nome di tutti gli islamici. Guarda caso ammazzano delle persone che non sono loro avversari, (così entrambi giustificano la loro esistenza e rafforzano la loro posizione ) ma delle persone che rappresentano i valori della nostra civiltà e della nostra convivenza sociale. Vi ricordate i membri delle brigate rosse che non erano operai, ma dicevano di parlare a nome della classe operaia e non ammazzavano i rappresentanti del potere, ma quelli che nella società italiana cercavano di risolvere i problemi della nazione: i più democratici, quelli che avevano un ruolo istituzionale di convivenza civile.
Si riporta l’articolo di Grossman perché dobbiamo essere coscienti di come gestire la nostra proposta (ndr). Il contrario della convivenza civile è disintegrazione.Vivere inpace é difficile, ma vivere senza pace é un tormento.(ndr)
VIVERE in Europa ai tempi della paura così il terrorismo distrugge la società
David Grossman – La Repubblica
Stare costantemente all’erta, mostrarsi sospettosi, avere sempre timore del diverso. Sono le deformazioni che una esistenza sotto la minaccia della Jihad produce nella comunità .
I cittadini europei stanno cominciando a capire quali potrebbero essere gli effetti del terrorismo islamico. Forse non tutti hanno il coraggio di ammetterlo, e presumibilmente le manifestazioni di massa ( impressionanti di per sé ) infondono in loro un senso di sicurezza, ma nel cuore degli europei comincia a delinearsi la nuova realtà creata dai terroristi.
Non sto parlando dei controlli infiniti alle entrate dei cinema, dei ristoranti, degli stadi o degli aeroporti, degli enormi ingorghi ogni qualvolta si scoprirà un pacco sospetto, di tutti i fastidi e le seccature che potrebbero turbare la vita quotidiana. Sto parlando delle deformazioni che un'esistenza sotto la minaccia del terrorismo produce nell'individuo e nella società: la necessità di essere costantemente allerta, di mostrarsi sospettosi, di scrutare ogni fotogramma di una tranquilla routine come se avesse un doppio fondo. Sto parlando della paura del noto e dell'ignoto, della consapevolezza di non essere in grado di proteggere i tuoi cari dalla cieca arbitrarietà del terrorismo, dell'apatica rassegnazione alle misure di sicurezza che si fanno più minuziose e più scrupolose dopo ogni attacco, dell' abitudine a catalogare, rapidamente e automaticamente, chiunque incroci per strada o si venga a trovare entro il tuo spazio fisico, a valutare istantaneamente il suo livello di pericolosità in base al colore della pelle, all'abbigliamento, all'accento. Sto parlando di come sarà difficile opporsi a un pensiero razzista quando si vive in un clima di terrore.
E se si appartiene a uno dei gruppi etnici "sospetti" si sperimenterà sulla propria pelle in maniera ancora più pesante e umiliante l'offesa di essere "sospetti a priori e a posteriori". Il vero potere distruttivo del terrorismo sta infatti nel portarci a scoprire il male che esiste in noi esseri umani. La grettezza, la barbarie, il caos. E questo è vero sia per i singoli individui che per l'intera società. Il terrorismo — certamente quello degli assassini di Parigi — non vuole intavolare un dialogo ma sgretolare la società contro la quale opera. Mira a dissolvere i legami e le convenzioni che tengono uniti gli esseri umani a dispetto delle loro differenze e delle loro controversie, a disgregare rapporti creati e consolidati con grande fatica e non sempre con successo tra persone appartenenti a gruppi diversi, ad abolire le aperture del mondo illuminato all'uguaglianza, alla dignità umana, al riconoscimento della libertà di espressione e alla democrazia, che sono fra le maggiori conquiste dell'umanità.
I killer non vogliono intavolare un dialogo ma sgretolare le regole che ci siamo dati .
Il terrorismo tenta di colpire gli esseri umani nei punti in cui — dopo secoli di guerre violente e brutali e un lento processo di maturazione sociale e politica —questi ultimi sono riusciti a superare le pulsioni primarie, la barbarie, la brutalità. E così facendo ferisce tutte le componenti della società e anche gli appartenenti moderati dell'Islam
. Questa non è una guerra tra Islam, Cristianesimo o Ebraismo, matra estemisti e chi crede nella tolleranza e nella convivenza.
Oggi il mondo dovrebbe sentire forte e chiara la voce dei musulmani moderati, razionali e aperti al dialogo. Loro, più di chiunque altro, potrebbero restituire all'Europa traumatizzata l'equilibrio perduto. Dovrebbero essere loro a urlare adesso e a ricordare a tutti noi che questa non è una guerra tra l'Islam e il Cristianesimo (o l'Ebraismo), ma tra fanatici estremisti e chi crede che la tolleranza non è solo un'espressione vuota ma l'unico modo per garantire la vita nella moderna realtà multi-culturale, multi-razziale e multi-religiosa. E l'obbligo dei paesi nel mirino del terrorismo islamico (e quale paese occidentale oggi non lo è?) dovrebbe essere innanzi tutto quello di proteggere le categorie maggiormente a rischio, siano essi i giornalisti e gli intellettuali che combattono in prima linea per la libertà di espressione o le minoranze ebraiche.
L'attuale angoscia esistenziale degli ebrei europei ha un terribile significato storico. È vero, le circostanze odierne sono molto diverse da quelle di 75 anni fa e vi è molta più consapevolezza e sensibilità verso la situazione degli ebrei. Eppure ogni persona di buon senso dovrebbe chiedersi se è tollerabile che la polizia debba proteggere gli ebrei europei che si recano nelle sinagoghe, nelle scuole o negli asili e che cosa potrebbe fare per cambiare questo stato di cose. (Traduzione di Alessandra Shomroni)
