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Insegnare crearsi posto di lavoro

Armando Persico: "Io, ex commercialista, creo start up in classe e sogno il Nobel dei prof"

L'unico italiano in lizza per il Global teacher prize: "Insegno ai ragazzi a inventarsi un lavoro"

CATERINA PASOLINI -  La Repubblica

Armando Persico ROMA - "Mio padre faceva il muratore e voleva che imparassi ad usare la cazzuola come lui. Però sognava un figlio laureato. Ho realizzato i suoi desideri, sono diventato commercialista. Poi ho lasciato tutto: ho rinunciato ai soldi per fare l'insegnante. Convinto che per regalare un futuro ai ragazzi bisogna unire studio e lavoro, fantasia e impresa".

Sognatore concreto, idealista del possibile, Armando Persico, passione per Goethe e solide radici bergamasche, insegna da un quarto di secolo economia aziendale e materie giuridiche negli istituti tecnici lombardi prima all'Imiberg di Bergamo e ora all'Ikaros. Sorriso aperto, occhiali spessi e ottimismo, Persico, dopo essere stato docente europeo dell'anno, è l'unico professore italiano in lizza per il Nobel mondiale degli insegnanti: il Global teacher prize della Varkey Foundation che vede in gara 50 professori, scelti tra 20mila di 179 nazioni, per il premio da un milione di dollari.


Goethe cosa c'entra con l'economia?
"Diceva: "Trattate un essere umano per quello che è, e rimarrà quello che è. Trattate un essere umano per quello che può e deve essere, e diventerà quello che può e deve essere". Questa frase di Goethe mi ha sempre colpito, penso che il maestro abbia questa missione con i giovani: scoprire le loro potenzialità, dare fiducia, occasioni".

Lei è il primo che ha studiato in famiglia?
"Sì, mio padre era muratore, ha costruito la casa dove siamo vissuti ad Alzano Lombardo, mia madre casalinga e camiciaia. Mi hanno insegnato la dignità che ogni mestiere ha se fatto con impegno. Gente solida la nostra, famiglia numerosa: 14 fratelli papà, 12 mamma. Tutti dei gran lavoratori, hanno fatto tanti sacrifici purché io studiassi".

E dopo la laurea in economia?
"Lavoravo come commercialista e allo stesso tempo insegnavo".

Ha lasciato soldi e carriera, perché?
"Dopo dieci anni di doppio lavoro ho rinunciato ai guadagni da commercialista, praticamente ridotto di due terzi gli introiti, per passare tutto il mio tempo nelle aule. Mi davano del matto, ma io avevo bisogno di crescere umanamente e nonostante avessimo già tre figli mia moglie ha detto sì".

Quali sono i suoi obiettivi?
"Incentivare la creatività dei ragazzi, dare una speranza anche ai giovani immigrati, perché è il lavoro che aiuta l'integrazione. Troppi rinunciano a studiare o non trovano un posto, il mio obiettivo è appassionarli allo studio, dando fiducia alle loro idee, creando in classe piccoli imprenditori, inventori. E funziona: gli studenti hanno trovato lavoro grazie al rapporto con le imprese e rinnovato aziende grazie alle loro idee".

Studenti imprenditori?
"Sì il 20% dei miei 450 alunni ha creato imprese che danno lavoro a 800 persone, senza contare che hanno vinto 16 premi europei e altri nazionali: chi ha aperto un negozio di succhi di frutta e cibo biologico, chi ha rilanciato il ristorante cinese dei genitori".

Qual è il metodo per cui è candidato?
"Adesso sembra normale parlare di alternanza scuola lavoro, imparare facendo, ma 25 anni fa era una novità. Per primo ho pensato a creare gruppi di lavoro, collegandomi con altre scuole in Italia, affinché i ragazzi inventassero, diventassero imprenditori".

Cosa hanno inventato?
"Dal portaombrelli da auto alla macchina che ricicla le bottiglie di plastica e crea copritelefonini, a solventi ecologici per pulire le scritte, i graffiti. I soldi guadagnati sono andati in beneficenza, l'importante era che capissero le loro potenzialità".

Studio in aula e lavoro in azienda?
"No, studio in azienda, sia che si voglia diventare idraulico o cuoco, solo così si ha la certezza che gli alunni non vengano usati solamente come manodopera a basso costo".

Se vince cosa farà?
"Vorrei promuovere start up per un triangolo 
di successo: scuola-studenti-persone bisognose. Vorrei che i soldi andassero a scuole che fanno corsi, dall'idraulico al parrucchiere, dal cuoco all'assistente per anziani, in modo da offrire servizi di prima necessità a prezzi accessibili a chi non se li può permettere".

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