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Al cinema

 

Di Roberto Nepoti - La Repubblica

Viaggio on the road dell’autistico Enea alla scoperta del sesso.

LA rappresentazione della sessualità dei disabili è un tema delicato come pochi altri: dalla volgarità al pietismo, il cinema è caduto spesso in trappola, qualche volta perfino con le migliori intenzioni. Basti confrontare il caso del recente The Ses-sions, basato sulle esperienze reali del giornalista Mark O’Brien, che non resisteva alla tentazione di spremere lacrime allo spettatore. Parte dalla realtà anche un piccolo film da 250 mila euro visto a Locarno, premiato al Trieste Film Festival e che ora si sta facendo notare un po’ ovunque. The special need fa ridere ma non “contro il diverso”, bensì con totale solidarietà e simpatia; è anche commovente, però senza il minimo sospetto di condiscendenza.

Enea Gabino, giovanotto autistico residente in provincia di Udine, sta per compiere 30 anni, lavora in una fabbrica tessile, ha una madre affettuosa e due amici — Carlo e Alex — che gli vogliono bene. Non gli mancherebbe nulla, insomma: salvo una donna. Bisogna aggiungere che Enea è un tipo entusiasta ma anche assai esigente. Lui cerca una ragazza ideale, da amare e con cui andare a letto, scegliendo i suoi modelli tra le belle-e-impossibili delle pagine dei rotocalchi. Decisi a realizzare almeno il secondo dei desideri dell’amico, Alex e Carlo prima cercano di procurargli un incontro con prostitute, poi s’imbarcano con lui su un furgone Volkswagen e passano il confine, cercando in Germania, a Trebel, quello che in Italia sarebbe sanzionato come favoreggiamento della prostituzione: un centro di assistenza dove i disabili possono accostarsi alla sessualità. Trattato con grande delicatezza, l’episodio dell’incontro tra Enea e la terapeuta del sesso Ute non è risolutivo, però dà una svolta alla situazione consentendo un primo approccio fisico dell’escluso con l’altra metà del cielo; e permettendo al film di chiudersi-riaprirsi su un finale non consolatorio, e tuttavia ottimistico e allegro.

Muovendo da una situazione reale si costruisce la traccia narrativa sui veri desideri del giovane, lasciandogli libertà di espressione.

Eccellente prodotto di quella che si sta rivelando la “new wave” friulana (con commedie come Zoran il mio nipote scemo diMatteo Oleotto), The special need ègiàstatodefinito in parecchi modi; tutti inesatti, però, e che possono confondere il potenziale spettatore: documentario, docudrama, docu-fiction o altre etichette in voga che non gli corrispondono. Noi preferiamo evocare una locuzione più lontana nel tempo, quella di cinema-verità. Così lo definiva il suo teorico, Edgar Morin: «Si tratta di fare un cinema che superi l’opposizione fra cinema romanzesco e cinema documentaristico, bisogna fare un cinema di autenticità totale, vero come un documentario ma col contenuto di un film romanzesco, cioè col contenuto della vita soggettiva». È precisamente quanto hanno fatto il regista (e interprete) Carlo Zoratti, all’esordio nel lungometraggio, e i suoi amici Enea e Alex, veri co-autori del film. Muovendo da una situazione reale, e da un rapporto di consolidato affetto, hanno costruito la traccia narrativa sui veri desideri e pulsioni del giovane autistico, lasciandogli giustamente (è il pregio migliore del film) tutta la libertà di espressione. Però l’hanno integrata con invenzioni e divagazioni, sposando il cosiddetto documentario con elementi di repertori narrativi come il buddy-movie (il “film di amici”) o il film di viaggio iniziatico on-theroad. Senza perdere un grammo di verità, ma anche senza nulla da invidiare al cinema di fiction.

The  SPECIAL NEED Regia di Carlo Zoratti. Nato a Udine nell '82, laureato a Torino al Multidams, ha lavorato in Olanda con l'artista audiovisivo Eboman. Vive a Berlino. The special Need é il suo primo film

Con Enea Gabino, Alex Nazzi Carlo Zoratti

 

 

 

 

 

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